Quale allegria

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da qui

Dicono che la religione sia proiezione dei bisogni dell’uomo. Che l’aldilà sia un’illusione per superare la paura della morte. O, peggio, l’oppio dei popoli, per mettere a tacere i disperati della terra. Se ripercorriamo la storia della fede, c’imbattiamo prima o poi nel nero della notte più fonda, nel terrore per i fulmini, nei graffiti apotropaici all’interno delle grotte. Fossi un uomo primitivo, condividerei lo sgomento, cercherei le stesse vie d’uscita. Oggi, però, sappiamo molto, la scienza spiega l’origine dei fenomeni atmosferici, libera da paure ataviche che rendevano schiavi di una natura sconosciuta. Possiamo congedare il dio tappabuchi, ergerci nella nostra dignità di persone civili, che hanno preso in mano la vita, con coraggio. Ora godiamo di una sana, realistica felicità, capace di cogliere il buono in ogni cosa rinunciando all’autoinganno che ogni fede reca in sé. Finalmente atei, finalmente mortali. Finalmente soli.

16 pensieri su “Quale allegria

  1. dlombardini

    probabilmente se avessi scritto una cosa del genere, però rivolta ai credenti, alla religione, ecc., con lo stesso stile sarcastico-satiresco, mi sarei attirato addosso una canea di ingiurie. ad ogni modo, credo che fabrizio faccia un discorso esistenziale sull’ateo, una persona consapevole della propria incapacità di credere a qualsiasi forma di trascendenza. questo tipo di persona ha in genere bisogno di un’altra forma di spiritualità che, non trovando sfogo nell’ultraterreno, prende le forme più diverse, spesso conformandosi inconsapevolmente ai precetti evangelici (siamo, volenti e nolenti, immersi nel cristianesimo). questo passo “Fossi un uomo primitivo, condividerei lo sgomento, cercherei le stesse vie d’uscita” mi fa venire in mente la famosa scommessa di pascal… ma perché non si parla mai delle radici psicanalitiche della religione? delle sue radici biologiche?

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  2. la funambola

    caro fabrizio
    lo sgomento non ha una data di scadenza
    e la risposta a questo sgomento, che dovrebbe affratellarci, è lì, nella storia
    quella che dovrebbe esserci maestra di vita
    la storia siamo davvero noi

    ti abbraccio
    la fu

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  3. f&r

    la fede di fronte allo sgomento non è risposta ma domanda, impellente, urgente la cui unica risposta certa è il qui ed ora di un gesto che non si può procrastinare, di una mano che non può aspettare per tendersi, di una vita che trova se stessa nel suo perdersi:
    perché di fronte a tutto il male del mondo c’è ancora chi ha il coraggio di credere sperare e amare

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Giuseppe P.

    caro Fabry, ricordi il verso di Lucrezio:
    tantum religio potuit suadere malorum
    versi del più credente degli atei?
    Giuseppe

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  5. fabrizio centofanti

    grazie amici miei.
    ho scritto queste righe leggendo il libro di Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani.
    ho l’impressione che si perda qualcosa.
    ma dietro una scelta c’è una vita, sulla quale dobbiamo conservare il più assoluto rispetto.
    ho preso in prestito la sua ironia, che a me certo non manca.
    un abbraccio
    fabry

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  6. Roberto Plevano

    Caro Fabrizio,
    mi pare gli argomenti, anzi le ipotesi sull’origine delle credenze religiose (sgomento contro l’ignoto, pratiche propiziatorie per la caccia e le coltivazioni, ecc.) siano appunto tali, ipotesi sull’origine di un fenomeno interessante: non sono mai esistite, a quanto se ne sa, civiltà prive di espressioni religiose.
    Il discorso di Odifreddi è un po’ la banalizzazione di premesse (non dette) illuministiche, che considerano tutti gli uomini vissuti prima di noi, con poche eccezioni, dei sempliciotti incapaci di pensiero razionale (cioè, in quella vulgata, materialistico).
    Eppure è proprio il messaggio cristiano che contiene, che predica, un’enorme esigenza di verità. Già questo ne fa qualcosa di diverso rispetto al paganesimo storico.
    Un forte abbraccio a te e alla nostra piccola comunità

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  7. robertorossitesta

    Caro Fabrizio e cari tutti,
    un mio amico dichiara di non credere in nulla se non in Dio.
    Sicuramente si tratta anche di ciò che in linguaggio matematico si chiama, se non ricordo male, “traslazione d’assi”, ma non soltanto di questo.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  8. franz krauspenhaar

    bello. forte. l’ateismo è la vera religione degli illusi contemporanei. è una propaggine distorta e quasi vendicativa del cristianesimo. perchè non possiamo non dirci cristiani, da qualunque parte la vogliamo mettere.

    fabrizio sempre più in altooo! (come mike e la grappa bocchino:-)

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  9. lucy

    ricorrentemente la storia umana si trova di fronte alla “necessità” di emanciparsi dall’idea di dio. si assiste ad un tramonto della divinità, sostituita da una crescita della consapevolezza del valore dell’umano: la storia, la tecnica, le scienze. così l’umanesimo rispetto al medioevo, così l’illuminismo rispetto agli oscurantismi controriformisti. ma la questione ritorna sempre al “quia”: se dante ci invita ad accontentarci della nostra ignoranza, il quia a cui invece torniamo esce rafforzato ogni volta proprio da quel bagaglio di nuove conoscenze umane. il dio che vogliamo negare è dentro al mistero dell’infinito dello spazio e del tempo, è dentro l’idea di libertà, di giustizia, di solidarietà che gli uomini si sono dati progressivamente con le leggi moderne: quando ne tradiscono il senso, tradiscono ciò che dio nel cristianesimo ci invita a rendere significativo. lottare per la giustizia, la libertà, la fratellanza: che altro?

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  10. Pasquale Giannino

    Si’ e’ davvero intelligente questa provocazione di Fabrizio. E l’ateismo e’ senz’altro una religione, Franz. Personalmente di illusi ne conosco a decine, e ce ne sono fra gli atei almeno quanti fra i devoti, veri o sedicenti tali. Brutta cosa l’illusionismo, da non confondere con l’illuminismo… Chissa’ perche’ tutte le cose brutte finiscono in ismo: illuminismo comunismo fascismo… Se non ho letto male i comunisti e’ da un pezzo che non sono al governo, e continuiamo a vederli dappertutto… Gli ultimi fascisti se le mie reminiscenze non mi ingannano sono morti a piazzale Loreto, e sono ancora la’ che ci governano… L’illuminismo… Signori miei, l’illuminismo… E’ una roba del Settecento!… Eh ma dobbiamo stare attenti: ci sono i fantasmi. Non dimentichiamocelo questo. Gli spettri di Voltaire, Diderot e d’Alembert aleggiano nelle nostre case. Ci scrutano, ci interrogano: sono il tormento delle nostre coscienze…

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  11. Sul Romanzo

    L’ironia è rispettabilissima, Fabrizio, ma ho sempre la sensazione in Italia che si pensi all’ateismo riferendosi ai duri e puri italiani di quel fronte, scordando invece che l’ateismo ha una sua storia e le sue sfumature.
    Odifreddi è un matematico, già di per sé la disciplina è severa e credo che influenzi il pensiero, marcando il territorio con segnali altrettanto severi. Ecco, in questo forse, a mio avviso, si perde qualcosa, nel metodo.
    Vi consiglio, per chi non lo conoscesse ancora, il seguente libro:
    “L’illusione di Dio” di Richard Dawkins.

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  12. Marco Saya

    finalmente e semplicemente “liberi” di sceglierci le nostre palafitte…( ho qualche dubbio sul fatto che il pensiero si sia evoluto, il “Dio tecnocrate”, al contrario prospera alla grande. 😉

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  13. lambertibocconi

    Boh, io non ci credo e basta così come non credo all’asino che vola. Non ne faccio certo “una religione”.

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  14. fabrizio centofanti

    grazie amici.
    è evidente che le sfumature sono infinite.
    Odifreddi non mi convince perché confonde le idee.
    faccio un esempio: cita le differenze nei resoconti sulla risurrezione come una prova della falsità della questione.
    ma i generi letterari dell’epoca erano molto diversi dai nostri; la cronaca, praticamente non esisteva.
    lo stesso si potrebbe dire di tutta la disquisizione sul libro della Genesi e via dicendo.
    un abbraccio
    fabry

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