E’ come se ci fosse sempre stato

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da qui

Che bella sorpresa: Gesù è tornato, è venuto a vedere come procedono le cose. Deve adattarsi alle tecnologie, ai ritmi inediti, al tempo concentrato di comunicazioni e spostamenti rapidissimi. Ha un vestito sobrio, l’espressione calma, un sorriso facile ad aprirsi. Fa il volontario in una parrocchia di periferia, alla mensa dei poveri, coi quali si ferma a chiacchierare. Parla di felicità, sa che per loro è una cosa naturale, sebbene nessuno se ne accorga. Avverte la nostalgia di Dio, ma quando incontra quelle barbe ispide, gli abiti logori, la pelle secca, si sente finalmente a casa. Gli chiedono perché abbia tardato tanto a ritornare, lasciando che le tracce delle sue parole si perdessero nel rigore dei canoni e la pesantezza delle istituzioni. Lui li guarda, sorride: “Il regno di Dio ha questo di bello: quando arriva, è come se ci fosse sempre stato”.

5 pensieri su “E’ come se ci fosse sempre stato

  1. f&r

    “Il regno di Dio ha questo di bello: quando arriva, è come se ci fosse sempre stato”.

    speriamo, fabry

    f&r

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  2. Stella Maria

    Ci sono giorni in cui la vita si fa dura, il destino ci stringe all’angolo e tutto sembra superare il limite dell’umana sopportabilità. Aspetti che qualcuno getti la spugna, che i tuoi giorni si chiudano, vorresti mettere un punto, scrivere la parola fine. Si contano le ore, aspetti una campana che annunci il countdown, unica via possibile per la ricerca di un Dio che non c’è più.
    Nasce la nostalgia del Padre, di un paradiso di cui si è sentito parlare dalla nascita, unica alternativa all’inferno quotidiano.
    Un disperato bisogno di ritrovare quell’Amore che manca, quelle braccia che accolgono, quello sguardo che consola, il bisogno estremo di perdono, il Regno di Dio.
    E c’è un giorno in cui, d’improvviso, la mano tesa di un povero, il riso di un bambino, la pacca sulla spalla di un amico, la telefonata inattesa, lo sguardo che dà pace, un abbraccio, una parola … per capire che cerchiamo Dio sempre nel posto sbagliato, che il dolore e la solitudine interiore rendono ciechi e quella mano tesa da Colui che c’è, che non è mai andato via è il Regno di Dio, QUI e non altrove.
    buonanotte don.
    Stella

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  3. f&r

    ps:

    è un pezzo straordinario, fabry

    1) Gesù torna, 2000 anni dopo. Come non pensare alla leggenda del grande inquisitore? Eppure c’è del nuovo, anzi c’è un completo ribaltamento (e non il solo). Lì Gesù è riconosciuto e sfidato dalla gerarchia, qui non c’è sfida, fa il volontario, si adegua ai ritmi e ai modi del tempo in cui si trova, come 2000 anni fa fu uomo del suo tempo a servizio dei poveri e degli emarginati così anche oggi sta con loro.

    2) Gesù, il risorto, torna e sta con i poveri, ma qui c’è un ribaltamento tale che dà una vertigine incredibile! perché i poveri sono coloro nei quali ci ha detto che lo avremmo trovato, incontrato, i piccoli sono il suo volto, la sua immagine, la sua presenza fra di noi nel tempo dell’attesa del suo ritorno.
    Allora accade che Gesù, ora, da risorto, torna uomo fra gli uomini, Dio fra gli uomini e si trova faccia a faccia con se stesso, l’ultimo della lista, il barbone, Gesù uomo/Dio, Figlio dell’uomo, Figlio di Dio, che si rispecchia nella barba ispida del povero che tende la mano, a cui lui tende la mano e si riconosce: “sono proprio Io”

    3) che vuol dire, allora che “Il regno di Dio ha questo di bello: quando arriva, è come se ci fosse sempre stato”.?
    Se lo leggessimo tenendo presente solo il tempo storico dovremmo pensare che il dilagare dell’istituzione sia un male necessario o comunque indifferente: Ma si, lasciamo che sia! tanto prima o poi arriverà il regno e allora tutto il resto sarà dimenticato.

    Ma se ci ricordiamo che questo Gesù che torna è il risorto ci ricordiamo che è anche colui che ha fatto l’esperienza della croce che ha conosciuto nella carne il dolore del mondo, che si è spogliato di tutto fino alla fine. Consummatus fuit est erit nel sempre di un istante definitivo.
    Questo Gesù che dopo 2000 anni torna si ricorda cosa vuol dire essere uomo, si riconosce in quegli abiti logori, nella pelle secca, ha dentro di se tutto il dolore del mondo, tutto l’amore di Dio versato con l’ultima goccia del suo sangue di uomo.

    solo ora è tutto chiaro, quella frase acquista un senso diverso, il regno arriva quando apriamo gli occhi:

    Ecce Homo! Ecce Deus! Il barbone, la memoria vivente è quel regno che c’è sempre stato e che ora si rivela nella mano di Gesù che si tende a ricevere quella del barbone/regno di Dio
    con noi.

    fabry, sei un genio!

    un abbraccio

    f&r

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    1. fabrizio centofanti

      grazie Fides.
      era quello che volevo dire.
      questo spiega anche la beatitudini: ci salviamo,
      entriamo nel regno solo se i poveri ci accolgono nella loro compagnia.
      un abbraccio
      fabrizio

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