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da qui
“Potete bere il calice che io bevo?”, chiede Gesù ai discepoli che ambiscono i posti migliori nel regno che verrà. Il calice, nel primo testamento, è l’ira di Dio incombente sull’empio, costretto a berlo sino alla feccia. Curioso che la stessa sorte spetti al Cristo, quanto di più alieno vi sia dall’empietà. C’è una sola spiegazione: il nazareno aderisce alla condizione umana fino al grado massimo di lontananza, accetta di mettersi nei panni del peggiore, paga il fio di malefatte altrui, ne condivide l’angoscia fino all’ultimo. Noi siamo bravi e buoni, ma arrivati al limite facciamo un passo indietro, il povero, il disperato li lasciamo là, e torniamo a casa. L’abisso si spalanca: siamo in salvo, al riparo, sotto un tetto accogliente. Peccato che il regno sia dall’altra parte, il calice dell’alleanza sia servito altrove, in un locale malfamato, una lurida panchina, un portico esposto al vento gelido.

A volte mi dicono che sono folle, forse, ma l’unico folle che ho conosciuto si chiama Gesù. Solo un pazzo può amare così. Amore e follia sembrano inscindibili, Lui ne è la dimostrazione. Da sempre sono convinta che i pazzi, quelli veri, non gli esaltati pluriomicidi di oggi, sono gli unici che hanno compreso il senso della vita, LUi lo conosceva già, ma ci ha insegnato il senso dell’amore che è un non senso, bello come la libertà.
un abbraccio
“non c’è niente di più insicuro di quattro mura. nessuna casa è incrollabile…”
o come dice il vangelo di luca
“fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i
ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perchè
dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”
un abbraccio, fabry
f&r
un po’ fuori della norma bisogna essere, questo è sicuro.
altrimenti resta tutto come prima.
un abbraccio e grazie
fabry
Peccato che il regno sia dall’altra parte, dici bene, caro Fabrizio.
Bisognerebbe dormire ogni notte accanto agli agnelli, sul tavolaccio del macello.
bisognerebbe condividere pane e casa a chi non ce l’ha, il nostro pane, la nostra casa, condividere in nostro benessere non il contrario.
non credo che Gesù volesse un mondo di straccioni, ma un mondo in cui ci fosse condivisione di vita
ciao fabry
buona domenica
f&r
bisognerebbe bisognerebbe… invece io ho l’impressione che sia più facile offrire un tetto, del pane a chi non ce l’ha, che rompere il muro di pericolosa riservatezza di chi sembra al caldo pasciuto e perfettamente in grado di cavarsela, e invece non se la cava affatto. le scopri alle tre del pomeriggio un alito di alcol, molto alcol, le trasuda dalla pelle. le scopri gli occhi rossi, ma ha la congiuntivite! poi un giorno ti muore un’amica, muore per le botte prese. tu non c’eri nella sua vita, perché te ne ha tenuto fuori, come tutti del resto. e tu hai accettato quello stare fuori perché ti hanno insegnato la riservatezza del buon borghese. aveva tutto dicono di lei: e invece non aveva niente.
non aveva più nemmeno me. non di solo pane…
Sì, si può, si potrebbe fare sempre qualcosa di più. È difficile accettare i limiti degli esseri umani, in primo luogo i nostri. Eppure ci sono, sempre lì. Forse la condizione adulta sta proprio nel non dimenticarli mai.
Non ho mai incontrato nessuna persona veramente adulta che non avesse rimorsi, dispiaceri e rimpianti.
Bere e bere male tanto per il gusto dell’ubriacatura non sta bene. In una osteria che è umile uno ci può pure stare, accomodato alla boia d’un giuda tra canti stonati e chellerine stagionate; ma in una di soli malfamati e al freddo esposta dove il vino è di aceto, spiacente, no. C’è un limite, anche agli amori consumati al buio per il piacere che domani un bastardo in più al mondo. Poi a prendere il vizio di farlo nella tromba delle scale il serio rischio sul più bello è un coltello nel budello o alle spalle. Amici miei, il sangue non è il prezzo sull’etichetta d’una bottiglia d’aceto.
ianno, oggi te hai bevuto, e male.
In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:
dà un sè in pasto al mondo,
e con l’altro fugge.
Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,
in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.
Su una la morte, sull’altra la vita.
Qui la disperazione, là la fiducia.
Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.
Se c’è una giustizia, eccola.
Morire quanto necessario, senza eccedere.
Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato.
Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.
Da un lato la gola, il riso dall’altro,
un riso leggero, di già soffocato.
Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume d’un volo.
L’abisso non ci divide.
L’abisso circonda.
(w.s.)
se è così facile dare pane e casa perché ci sono più di un miliardo di persone che muoiono di fame e di stenti( una buona parte anche nel nostro opulento occidente)?
Se è solo per questo, sempre.
no, non è facile dare pane e casa: infatti ne diamo molto poco. di parole siamo molto generosi: ma non di quelle che contano, nel momento in cui conterebbero.
forse è necessario trasformare lo sguardo: chi sa vedere e soccorrere il bisogno di pane e casa di solito sa anche donare le parole che contano, sebbene non sia un “generoso di parole”.
bisogna saper fare silenzio per ascoltare tutto, anche il silenzio di chi non sa, o non osa, chiedere aiuto. è una questione di sensibilità, una specie di “trasformazione del cuore” che si crea quando abbiamo il coraggio di guardare fuori di noi, quando l’altro, chiunque esso sia, comincia ad esistere davvero.
Ilcalice è il nostro dolore,il dolore dell’altro che dovremmo fare nostro:l’hai detto benissimo domenica in Chiesa.Ma non vorremmo bere. Anche l’umanità di Cristo lo respinge…La morte, il tradimento,la sofferenza hanno turbato il figlio di Dio.Sento che nel dolore la nostra umanità e la nostra spiritualità si affinano,divenendo solidali con chiunque nel fisico o nello spirito soffre.Ma questa porta è spesso troppo stretta.Forse dovremmo vedere solo l’amore che spesso scaturisce dal dolore,senza chiederci il perchè.
grazie a Roberto, Fides, Lucy, Beppe, Carmine e Annamaria.
la porta stretta mi sembra una bella immagine di sintesi.
speriamo di passarci.
un abbraccio
fabry