Il suo parere

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=flitz2CMVkg&feature=related]

da qui

La gente preme, urla, fai fatica ad avanzare. Il mondo è appannato, i capelli ti ricadono sugli occhi, pieni di sangue. Donne che piangono, bambini che giocano con piccoli oggetti di legno. Ti attira lo sguardo di uno di loro: ha gli occhi spalancati di chi vuol capire. Strattona la veste della mamma, vuole seguirti, vedere come va a finire. E’ li’ quando i chiodi penetrano i polsi, mentre un fiotto di sangue disseta la terra appena colorata da ciuffi d’erbaccia. La croce viene issata da quattro soldati impolverati. Il bambino sgrana gli occhi, è affascinato dallo spettacolo terribile. Dopo un po’ china la testa per scrivere qualcosa sul tema assegnato dalla giovane maestra: Pensate che il crocifisso debba essere tolto dalla classe? Il bambino alza lo sguardo: sembra chiedere all’uomo insanguinato il suo parere.

55 pensieri su “Il suo parere

  1. Stella Maria

    Ciao don,
    conoscendo quell’Uomo direbbe che non è importante un’immagine se è solo appesa ad un muro ma poi non si ha rispetto per l’Uomo e non se ne segue l’insegnamento. Se tenerlo appeso è solo ipocrisia, perbenismo piccolo borghese, apparenza, allora meglio toglierlo, così è come battere tutti i giorni il martello su quei chiodi. Ha ragione Lui se non torniamo come bambini ….
    Però io sono stanca di queste colonizzazioni, non sono per la guerra ma per le rivoluzioni silenziose come Lui insegna, o per portare un esempio più vicino come Ghandi. Sì sono stanca di un’Occidente che si fa solo colonizzare, che ha un meraviglioso elenco di libertà e diritti ma non lo fa rispettare per i propri cittadini.
    La nostra Costituzione prevede la libertà di culto, l’uguaglianza senza distinzione di sesso, razza e RELIGIONE eppure questa libertà è garantita a tutti ma non sembra poi così per noi cristiani. L’Europa ha dimenticato le sue radici cristiane, la sua cultura, in generale, e si offre come una vecchia meretrice a giovani militi squattrinati. E’ ora di dire basta e il crocifisso è solo un simbolo di una scintilla che dovrebbe scoccare nel cuore dell’Europa, un risveglio dal letargo, un’impennata di orgoglio di chi la civiltà nel mondo l’ha portata così come la libertà.
    non ho nulla contro nessuno, ho rispetto per tutti, tutti sono liberi di professare il loro credo così come le loro opinioni di qualsiasi genere ma vorrei sentirmi libera di farlo anche io.
    Ma il paradosso è questo: il crocifisso offende! La televisione, internet, i giornali mostrano immagini violente e crude di uomini uccisi sulla strada, di gente che si fa saltare in aria e uccide donne e bambini, il sangue trasuda dalla carta, dagli schermi eppure fa crescere l’audience, la gente gode nel vedere le stragi e le violenze più assurde, queso no, non offende la morale di nessuno anzi, ci si fanno i videogiochi e si scaricano i video per rivederli a piacimento. Forse se mettessimo degli schermi giganti in tutte le strade proiettando “La passione di Cristo” di Mel Gibson passerebbe la voglia di togliere il crocifisso? no, non credo a chi interessa un fatto di 2000 anni fa? I “metodi” del tempo era certamente crudeli ma non mi sembra che ci sia qualcosa di cambiato anzi no, i soldati romani flegellarono Gesù secondo le regole del tempo e per guadagnarsi il pane quotidiano. L’uomo di oggi uccide per il gusto di farlo, esattamente lo stesso gusto dei predatori dopo che hanno assagiato il sangue! Dov’è l’evoluzione umana?
    SM

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  2. robertorossitesta

    Che il Crocifisso sia bandito dalle pareti delle classi è un dolore e un segno, ma a un certo punto può diventare un atto persino dovuto.
    Non si poteva credere che corrività e transigenza, alla lunga, restassero prive di conseguenze.
    Ora è come se molti, chissà se tutti in buona fede, si destassero da un deliquio.
    Nella malattia a volte un brusco risveglio prelude alla guarigione, altre volte è l’inizio dell’agonia.
    Agonia che avrebbe esito certissimo e e rapidissimo se qualcuno insistesse nello spacciare il Crocifisso come un semplice oggetto simbolo della nostra cultura, quale potrebbe ad esempio essere, per gli Svizzeri, l’orologio a cucù.
    Un saluto,
    Roberto

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  3. sparz

    mentre condivido in toto i primi tre capoversi del commento di Stella Maria non capisco il seguito: data la libertà di religione garantita dalla Costituzione italiana, senza ulteriori specificazioni, e dato che ormai la presenza di non cristiani in Italia è cospicua (motivazione importante ma in linea di principio non necessaria), trovo del tutto giusto eliminare qualsiasi simbolo religioso dai luoghi pubblici, non vedo come si possa sfuggire a questa argomentazione. Chi si oppone non fa che perpetuare e incoraggiare la volontà della chiesa cattolica di entrare nella società italiana con mezzi e strumenti che non le competono e cui non ha alcun diritto. Credo che i veri cristiani non dovrebbero essere interessati al mantenimento di questo simbolo esteriore, credo che dovrebbero portarlo nel cuore, se cristiani veramente sono. Così come credo che tutti i non cristiani non capiscano perché mai debbano nei luoghi pubblici, accanto al ritratto del presidente della repubblica, vedersi appeso un simbolo che non conoscono e che non riconoscono.
    Purtroppo la cosa più difficile per le cosiddette “tre grandi religioni monoteiste” è la tolleranza rispetto agli altri; siamo nello stesso capitolo della intolleranza per i “diversi” (vedi alla voce razzismo), cui tanto ci opponiamo, no?

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  4. lucy

    credo che l’uomo insanguinato direbbe: – bambino, scrivi che io sono d’accordo per toglierlo dalle aule…chi sono? sono quello che stava nelle aule, scrivi così: “un signore tutto sporco, nudo e insanguinato, issato malamente su una croce, con dei chiodi alle mani e ai piedi mi ha detto di dire di togliere pure quel coso dalle aule…che lui non vuole essere motivo di ulteriori discordie, che l’unica guerra che voleva portare era quella di ciascuno di noi contro se stesso…mi guardi e non capisci, bimbo? forse capirai…hai scritto? allora: guerra di ciascuno…contro se stesso…e invece da duemila anni, come molto prima ancora, è una guerra continua di tutti contro tutti. e allora meglio riporlo, in attesa dei tempi.”

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  5. claudia

    che l’uomo dalle braccia distese sulla croce sia stato dichiarato colpevole di lesione dei diritti umani, Lui, proprio Lui… colpevole di lesione dei Diritti Umani.
    fa pensare

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    1. fabrizio centofanti

      grazie.
      mi piaceva l’idea del bambino che abbassa lo sguardo e lo rialza, trovandosi in due dimensioni diverse, esistenziale e culturale.
      il nodo è qui, secondo me.
      se arrivassimo al punto di rischiare la vita tenendo un crocifisso, si capirebbe chi ha guardato negli occhi quell’uomo e ne è rimasto affascinato.
      nei luoghi pubblici sarebbero esposti i cristiani, senza chiedere il permesso, come in quei giorni di tanti anni fa, come ai nostri giorni già da qualche parte accade.
      si tolgano pure i crocifissi: io mi lascerò crocifiggere pur di non rinnegare quello che ho visto negli occhi dell’Uomo.

  6. sparz

    sì, ma queste vostre sono parole emotive, belle, ma di cristiani profondamente convinti. Bisogna convincersi che ci sono molti altri che non lo sono e che non vedono alcuna simbologia nel crocifisso. E quanto alle persecuzioni, musulmani ed ebrei, così come i cristiani, ne hanno passate, e ne passano, un certo tot, sempre a causa dell’intollerabile intolleranza tipica delle “grandi religioni monoteiste”.

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  7. Giocatore d'Azzardo

    C’è un elemento che, ai commentatori sfavorevoli e pure a quelli favorevoli, sta sfuggendo: ieri il Trattato di Lisbona è stato firmato anche dal presidente ceko e ora è legge. Una legge che ha, di fatto, cancellato tutte le costituzioni europee (con l’eccezione di qualche paese che ha chiesto garanzie, mi pare Polonia, Cekia, Germania, Olanda e Gran Bretagna). Questo del crocifisso, che si sia d’accordo o meno, è il primo segno di un potere legislativo che nessuno ha eletto e che nessuno eleggerà mai.
    Au revoir cari intellettuali impegnati a litigare per Berlusconi “ombelico del mondo” e della “cattiveria”: siete arrivati secondi per l’ennesima volta.

    Blackjack.

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  8. Mario pandiani

    Non è un problema culturale, è un fatto; si toglieranno i crocefissi dalle aule perchè il popolo dei cristiani non si opporrà a questo, perchè nel nostro paese la fede non sostiene più le sue icone, perchè un uomo crocefisso non è un bello spettacolo, perchè è uno specchio di cui ci si libera volentieri, la politica centra poco.
    Dobbiamo prendere atto che l’italia, l’europa, una parte dell’europa, non è più cristiana e i cristiani non sono più a casa loro in questi paesi, sono ospiti allo stesso titolo di musulmani, ebrei, scintoisti, hindu, buddisti, animisti e pellerossa.
    E non è sbagliato questo, la casa dei cristiani è la parrocchia, parola che significa “la casa che sta altrove”, non ha residenza nel mondo il cristiano, la diaspora degli ebrei è territoriale, quella dei cristiani ontologica.
    Che tolgano pure quelle statuette dozzinali, tutte uguali, fatte con poca arte e molto risparmio, e i cristiani riportino nelle loro abitazioni “l’angolo bello”, il posto dove si prega e che raccoglie le immagini della nostra fede e la benedizione non gli mancherà, portino al collo la loro croce, e la testimonino con la loro vita, vedranno che non gli mancherà quel soprammobile di plastica la cui abitudine ha reso parte della parete, una macchia di umido sull’intonaco.
    Lasciamo pure che la Gelmini difenda la sacra istituzione del ventennio dicendo che è garantita dalla costituzione, si attacchino pure a queste cosette per sentirsi cristiani, quando con ogni respiro dimostrano il contrario, non sprechiamo il sangue di Cristo per così poco.

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  9. Lisa

    Non è solo tradizione e non è solo fede. Mi rattristo per questo accanimento contro il crocifisso e non capisco: OFFENDERE? LUI??? Ci scagliamo contro questa piccola immagine nascosti dietro a questa idea di libertà dimenticando che siamo quel che siamo proprio perché proprio quel Cristo, rivoluzionario senza pari, ha difeso, lui per primo e a costo della vita, proprio quei valori di uguaglianza, di dignità profonda, di onestà del cuore che prima di lui non erano mai stati detti da nessuno. Siamo quel che siamo, oggi, proprio perché c’è stato lui. Quel che siamo, liberi. Di amarlo, di morire perché lui muore, o di strattonarlo, di inchiodarlo sul legno o riporlo in soffitta. Ma siamo liberi davvero? O siamo figli dei pregiudizi di un’educazione che abbiamo rifiutato ancor prima di tentare di capirla? Pensiamo davvero che lui offenda qualcuno? Allora perché imponiamo nelle scuole di usare il nostro calendario? Perchè 2009 (2009, guarda un po’, d.C.), perché non 1430, come direbbe un musulmano, o 5769, come direbbe un ebreo? Già, gli ebrei…. Guarda caso anche quell’uomo sulla croce era ebreo, il primo dell’olocausto, il primo olocausto che vogliamo negare…
    Un “simbolo”? Prima di tutto un uomo. Un uomo. Io.
    L’uomo della croce continua a tacere, agnello portato al macello, nudo, senza maschere, senza voltafaccia, duemila anni fa come oggi. Accetterà anche di essere staccato dal muro. Non ha bisogno dei nostri muri: saranno i nostri muri, probabilmente, ad essere più poveri.

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  10. Lisa

    Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Galati 3,28

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  11. monica

    Quella del crocifisso nelle scuole è una storia che va avanti da anni. A me è capitato, qualche anno fa, di assistere ad una discussione tra la maestra di mio figlio, atea, e la mamma di una sua compagna di scuola, musulmana; la maestra sosteneva che si doveva togliere il crocefisso per non offendere i musulmani, e la mamma diceva che a lei non dava nessun fastidio, e che non se ne sentiva affatto offesa. Il più delle volte che ho sentito parlare di questo argomento, non sono credenti di altre religioni, ma atei, a contestare la presenza di questo oggetto, e molto spesso in nome della “libertà di credo” delle altre religioni (in cui loro, peraltro non credono).
    Forse dovremmo riflettere su questo modo molto obliquo di affermare che è la religione in se, la fede, che dà fastidio, e smettere di nasconderci dietro l’egida della tolleranza.
    Sono altre, secondo me, le mosse necessarie per la tolleranza: trasformiamo l’ora di religione in una “educazione religiosa” come si fa in molti paesi europei, così che tutti siano educati alla conoscenza ed al rispetto di tutte le religioni, compreso l’ateismo fanatico di chi tollera tutto a parte chi professa con fede la propria religione.
    Monica

    Rispondi
  12. monica

    Aggiungo una cosa solo per chiarire: il fatto che ci siano degli atei fanatici non vuole assolutamente dire che non ce ne siano di tolleranti; volevo solo segnalare che il fanatismo più pericoloso è quello che si nasconde dietro la bandiera della tolleranza.

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      vi ringrazio: voler sottrarre allo sguardo il simbolo di chi è morto per il bene e la giustizia è un impoverimento per tutti.
      sarà difficile cancellare la croce da qualunque pezzo di mondo sia stata impressa.
      grazie a Dio.

  13. lambertibocconi

    “E’ ora di dire basta e il crocifisso è solo un simbolo di una scintilla che dovrebbe scoccare nel cuore dell’Europa, un risveglio dal letargo, un’impennata di orgoglio di chi la civiltà nel mondo l’ha portata così come la libertà.” (dal primo intervento della serie).

    Ecco, quando si leggono frasi così, Gesù si contorce dai dolori. Queste sono le idee che stanno alla base delle guerre e della morte. Vecchie, fra l’altro, fasciste. Sanguinarie. Complimenti!

    Rispondi
  14. claudia

    MA IO DIFENDO QUELLA CROCE
    di Marco Travaglio
    Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

    da http://perquelchemiriguarda.blogspot.com/2009/11/ma-io-difendo-quella-croce-di-marco.html

    Rispondi
  15. Mario pandiani

    Lisa ha detto delle cose importanti, in particolare ha richiamato il fatto che il mondo, tutto il mondo, usa il calendario cristiano, atei, religiosi e assassini, come grandi uomini e donne sono nati e morti, hanno fatto cose importanti o turpi in un giorno che festeggia un santo cristiano, la banda di Bugs Moran fu sterminata dagli uomini di Al Capone il giorno di San Valentino, il “millenium bug” terrorizzò gli informatici di tutto il mondo 2000 anni dopo la nascita di Cristo, non c’è guerra che non venga ricordata in relazione all’avvento del Re dei Re, prima o dopo la sua nascita.
    In effetti direi che si va ben oltre la presenza del crocefisso nelle aule, infatti con la rivoluzione francese si tentò di annullare il calendario cristiano per imporre, manu militari, quello pagano rivoluzionario.
    Però, come dobbiamo vivere questo trionfo globale delle christian rules, e come dobbiamo comportarci di fronte a questo incruento ma doloroso editto della corte europea che le mette in discussione abolendone un aspetto ormai irrilevante? infatti, a quanto ne so, si insegna ben poco di cristiano nei programmi della scuola pubblica, il crocefisso è stato un po’ un premio di consolazione per la sconfitta culturale della cristianità europea, fu infatti un decreto fascista ad imporlo.

    Nell’editto di Milano Costantino il grande rende libera la professione di fede, dei cristiani, e di tutte le altre religioni, rileggerlo farebbe bene, non si è più conosciuto nel mondo un tale cristallino ordinamento, e non possiamo nasconderci che l’ispirazione di quell’editto fu profondamente cristiana.
    Ciò che non è cristiano è il modo in cui la religione cristiana si diffuse e affermò nel resto del mondo, con la conquista e con le armi, non è cristiano il modo in cui consolidò il suo potere in occidente e nelle terre sottomesse dagli imperi coloniali.
    Ma siccome Dio è più scaltro di satana, ha lasciato in molte parti del mondo un’eredità insostituibile e una fede più accesa di quella europea.
    Quindi ogni volta che ci troviamo di fronte a una limitazione, (non parlerei qui di persecuzione, in rispetto a chi le persecuzioni vere le ha subite), dobbiamo riflettere, chiederci perchè avviene, considerare il fatto nella sua luce storica e pensare come penserebbe Cristo, invece di continuare a dire che lui poverino tacerà, mentre noi ululiamo in lamenti inconsolabili, maledicendo i colpevoli, perchè un’istituzione civile perde una decorazione di carattere sacro, ultima appendice di un verbo che ha rinnegato da tempo.

    Rispondi
  16. Stella Maria

    Mi rendo conto che nel mio primo commento qualche conncetto non è stato ben espresso ma non ci torno su perchè altri dopo di me hanno ben chiarito e li ringrazio, Fides, Claudia, Lisa e altri ancora.

    per rispondere a Sparz, io non ho bisogno di un crocifisso per ricordare che sono cristiana, a scuola non vado più da un pezzo e per i miei bambini c’è ben oltre il crocifisso e il tricolore in casa, soprattutto c’è la libertà di seguire il mio credo o meno. io vorrei sentirmi libera di essere cristiana e mi riscopro nelle catacombe ogni giorno ma non è un problema anzi me ne vanto. Il crocifisso è nel mio cuore e come tutti, porto la mia croce ogni giorno e non solo la mia. non mi appunto e tolgo croci dal petto secondo il bisogno, io seguo quell’Uomo o almeno ci provo, con i fatti.

    Chiedo a quell’Europa che non si riconosce più in questa immagine perchè non è scesa in piazza prima perchè il “simbolo” fosse rimosso? e se è stato approvato l’insegnamento della religione musulmana, mi chiedo perchè non di quella ebraica, o del buddhismo o taoismo? La realtà è che non ci rendiamo conto di ciò che sta per accadere e che ora ha inizio con una cosa semplice che già divide e crea attriti. Tempo fa in Inghilterra c’è stata una manifestazione di Islamici le cui immagini non sono state divulgate per non creare disordini, ora circolano in rete, a me le hanno inviate via mail, non le inserisco le manderò a Fabrizio e chi vuole può farsele inviare. perchè mai fedeli di nessun altro credo sono arrivati a tanto? noi non ci rendiamo veramente conto di quanto sia seria la situazione e non è una questione di libertà di culto.

    ora una provocazione: nel leggere il mio commento, quelli che lo hanno fatto si sono focalizzati sulla prima parte perchè nessuno sul paradosso?

    Caro don, non saremo crocifissi ma se passi vicino al Colosseo, puoi già sentire il ruggito dei leoni:-)
    un abbraccio a tutti
    SM

    Rispondi
  17. roberto bugliani

    Piccola perla quotidiana:
    recentemente in una trasmissione tv sulla questione del crocefisso, l’on. La Russa ha terminato con queste parole un suo intervento: “Possono morire quelli che vogliono togliere il crocifisso dalle aule scolastiche, noi non lo toglieremo”. A parte l’enfasi oratoria, mi sono chiesto: a un cristiano che effetto fanno queste parole di difesa dei valori cristiani?

    Rispondi
  18. giuliana04

    “io vorrei sentirmi libera di essere cristiana e mi riscopro nelle catacombe ogni giorno ma non è un problema anzi me ne vanto. Il crocifisso è nel mio cuore e come tutti, porto la mia croce ogni giorno e non solo la mia. non mi appunto e tolgo croci dal petto secondo il bisogno, io seguo quell’Uomo o almeno ci provo, con i fatti”.

    Io vorrei sentirmi libera di essere cristiana …
    … anzi me ne vanto …. Porto la mia croce e non solo la mia ….

    Scusami, ma leggendo io trovo autocommiserazione, superbia, immodestia , avarizia.
    Un sentirsi al di sopra degli uomini, lontana dagli uomini, lontana dal Crocefisso, che stia o meno appeso ad una parete.

    Rispondi
  19. fabrizio centofanti

    grazie.
    non mi aspettavo da Travaglio un intervento così acuto.
    Stella, capisco quello che vuoi dire: ho visto le foto terribili.
    continuo a chiedere il parere all’Uomo.
    di volta in volta mi fa comprendere quale morte mi aspetta, per rinascere.

    Rispondi
  20. mauro baldrati

    Avverto, in alcuni commenti, qui ma anche su altri siti, e persino in alcuni articoli, un atteggiamento di devoti cattolici di difesa, come se la fede sia sotto minaccia, sotto attacco, come se vi sia un’altra persecuzione in atto o in procinto di esserlo. Come se la sentenza sul crocefisso sia in realtà una sentenza contro la fede in sé, e la sua scomparsa dalle scuole sia una dichiarazione di illegalità della stessa fede.

    E’ un atteggiamento emotivo, perché non credo che nessuno possa sostenere che la libertà di essere cattolici sia messa in discussione, a parte la demagogia delle forze politiche di destra che speculano e rimestano nel torbido, come al solito.

    Ed è un atteggiamento che nasce da una radicalizzazione di uno scontro ideologico che si è acutizzato in questi ultimi tempi. Perché uno scontro? Dovrebbe esistere serenità, uno crede oppure non crede, pari dignità, forse uno è più fortunato dell’altro, o chissà; invece vi è contrapposizione, che sfocia nell’aggressività. Voi volete schiacciarci. Voi volete mandarci via. Ma resisteremo, nelle catacombe.

    Tutto ciò si è radicalizzato, a mio parere, soprattutto per l’atteggiamento delle gerarchie dominanti della Chiesa, la continua invasione nella legislazione di uno stato laico, l’imposizione di comportamenti, l’attacco anche violento contro scelte altrui (il caso Englaro, con accuse esplicite di omicidio, ha causato danni incalcolabili proprio ai cattolici, io sono inorridito – è la mia posizione personale, ma è condivisa da molti). Io non tollero che una gerarchia ecclesiastica pretenda di scegliere per me sulla mia morte. Io decido per me stesso, se un cardinale vuole impormi la sua visione della vita, la sua paura della vita, io mi ribello, e sale in me un’opposizione viscerale che può diventare emotiva, e trasformarsi in un atteggiamento aggressivo cui si risponde con un atteggiamento analogo di difesa, ed è così che nascono le guerre.

    Siete liberi di prendere come volete la mia testimonianza, ma se io, Mauro Baldrati, cittadino italiano, sentissi un richiamo verso la fede, se sentissi il bisogno di credere in un bene superiore, in un insegnamento di rispetto e non violenza portato dall’Uomo, l’orrore che mi ha causato il caso Englaro mi fa fuggire lontano; vedere i cardinali ai party con loschissimi figuri della cricca al potere, col flute di champagne e le signore dell’aristocrazia nera a fare da sfondo (non è un sentito dire: guardate per esempio “Cafonal” di Roberto d’Agostino), mi fa fuggire lontanissimo, mi fa diventare sensibile ai vari circoli di atei razionalisti ecc. E se mi viene detto che la Chiesa non è solo questa, rispondo che è vero, ma questa è la gerarchia al potere. Potere, appunto, che non credo c‘entri nulla coi vangeli.

    I cattolici quindi dovrebbero riflettere un po’ su ciò che sta accadendo nella loro Chiesa, l’appoggio neanche tanto indiretto a una cricca di affaristi amorali e atei che hanno preso il potere nel paese. E’ questa scelta della Chiesa di radicalizzare lo scontro ideologico che porta il fastidio, la ribellione, che può diventare odio.

    Rispondi
  21. augusto

    Caro Fabrizio, premesso che le tue parole sono immagini , linee rette, assi portanti e archi , impalcature geometriche trasparenti e architetture interiori di una costruzione in progress che contiene in sè – sempre – l’afflato lirico, oltrechè la riflessione teologica e morale , e trovo stupenda la metafora del bambino, così come la meravigliosa, dolcissima, poetica canzone di De Andrè, io sono decisamente con Claudia e Travaglio (sic!).
    Come mio contributo alla discussione extrapolo un brano tratto dal mio libro Ritratti, che mi sembra pertinente.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

    Da “Ritratti” d Augusto Benemeglio -edizione Terra d’Ulivo – Lecce , 2009( pag.50)

    “E’ un confine – mi dice Maria Rita Bozzetti , medico-poeta – senza terra e senza orizzonte quello da cui nascono le mie domande. Ci sono accuse alla società del mio tempo, tempo di disperazioni , povertà culturale , assenza di forma , mancanza di ogni diritto civile, tempo di tortura , di egoismo e di indifferenza. Vedi, caro Augusto, il male di tutti noi è quello di aver dimenticato Gesù, il vecchio Gesù con la nera barba sopra il petto e il duro volto di ebreo, quello che molti come Borges, Caproni, Buzzati , come la Ginzburg non riuscivano a vedere ancora, non scorgevano, e tuttavia insistettero a cercare fino al giorno dei loro ultimi passi sulla terra. Non togliete quel crocifisso dalle scuole , è là muto e silenzioso , c’è stato sempre. È il segno del dolore umano, della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo cristiano e non. Ed è il simbolo della nostra unica speranza. Ce lo dice lo stesso Cristo: “Se la mia voce morisse in terra/ Se la mia voce non vivesse dentro di voi/ La croce non avrebbe alcun senso/ E anche la vostra vita non avrebbe alcun significato”.

    Maria Rita ora sta in ginocchio sull’altare a pregare Cristo , con gli “irriducibili”, gli “imperdonabili”, i santi che gli fanno da corona e che hanno patito l’estasi della sofferenza, della croce , i San Francesco d’Assisi, i Padre Pio , i San Carlo da Sezze, la Santina di Gallipoli, gli stigmatizzati. “
    Il tuo essere nudo di ogni cosa / abbiamo paragonato al potere/, quello che sporca le strade con residui/ di false feste, maschere per volti di guerra , / che riempie la bocca di suoni / tintinnanti come il giuoco dei denari/, che salva dalla miseria / togliendo la coscienza del male; / e davanti a questa illusione di forza/ tu sei il forte da cancellare / perché più chiaro sia il debole nome/ del re , e i suoi sudditi / siano salvati dalla miseria di una sconfitta.“

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      vi ringrazio.
      Augusto, complimenti per il tuo libro!
      riguardo alla violenza, alle catacombe, ecc.: non credo sia un’ipotesi remota, a giudicare da certe intenzioni.
      L’istituzione religiosa avrà sempre la tentazione del potere. sto preparando l’omelia di domenica, sull’obolo della vedova: è un esempio lampante della complicità tra ricchezza, potenza economica e potere ecclesiastico. personalmente, conduco un impegno sociale in cui rischio ogni giorno la vita, ma credo sia la normalità, per uno che crede in Cristo. sono convinto che la testimonianza di fede nel vangelo debba essere nei fatti, oltre che nelle parole, che pure non mancano.
      il mio dubbio riguarda le pressioni sociali e psicologiche: mi arrivano mail in cui si avverte un disagio accentuato per l’impossibilità di esprimere serenamente il proprio parere di credenti. ci si sente sotto il fuoco incrociato di un giudizio tagliente, duro, a volte sarcastico. mi chiedo se sia giusto questo. spesso mi domandano come possa stare in questo covo di comunisti che sarebbe Lpels: (a parte che non credo sia un covo di comunisti) rispondo sempre che mi ci trovo bene, chi lavora in una parrocchia di periferia partecipa a lotte che sono di frequente anche radicali. su altre cose si dissente, ma ho sempre considerato un pessimo segnale andare d’accordo su tutto. il mio auspicio, concludendo, è che ognuno possa dire la propria senza paura, come personalmente ho sempre fatto e continuerò a fare. non è il conflitto di opinioni che genera le guerre, ma l’intolleranza di ogni tipo.

  22. Chiara Daino

    La tristezza, amara tristezza è: anche *questa* questione è sempre per parlare *di altro*. E non è certo una rivelazione. Tristezza è leggere articoli esaltati/esaltanti [che, scusate, mi ricordano il festeggiare la vittoria della *propria* squadra dopo una partita].
    Perdiamo tutti, cristiani e non. Concordo con Fabrizio.
    Nel mio liceo, alle pareti, convivevano tranquillamente: crocifisso, poster del Che, 2 pac e il presidente della Repubblica, Gandhi e Marilyn Manson,… senza che nessuno si sentisse offeso/insultato.
    *Padre, che pena gli esseri umani* – recitava la tragedia classica. E abbraccio e ringrazio Fabrizio: no, non possono *cancellare* a piacimento [fuor e dentro metafora] – e si continua a credere. E a credere non sia davvero il caso di meravigliarsi del male imperante, se si occupa il tempo a *tirar giù crocifissi* quando ogni Cristo è ancora in croce. E muore, nell’indifferenza mascherata da vittoria laica.

    Tristezza.

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  23. sparz

    caro Fabry, l’istituzione religiosa non è che “avrà sempre la tentazione del potere”, è che ce l’ha da sempre questa tentazione e vi ha ceduto da tempo, senza se e senza ma, come benissimo dice Mauro Baldrati nell’ultimo intervento che condivido pienamente.
    Ma dove sta mai questo timore delle catacombe? Ci rendiamo conto che viviamo in Italia, che ha la iattura di contenere la sede del papato e che pertanto mantiene questa continua ipocrisia di essere uno stato cattolico, e quindi niente dico, tanto per dire, ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche, concordato con tutte le norme e i soldi che costa allo stato (perché lo stato paga i sacerdoti e non gli imam? Ovviamente io penso non dovrebbe pagare nessuno), e per il divorzio e l’aborto c’è voluta una battaglia civile contro, contro, governo e gerarchie, e che anche queste conquiste sono sempre in pericolo, basta che un governante nanetto qualsiasi che di cristiano non sembra avere proprio nulla, giudichi che gli convenga per i suoi giochi di potere e di torbide alleanze.
    E poi, dove sta il pericolo della tolleranza? La vera tolleranza consiste nel dire che va bene avere nelle scuole un insegnamento su “che cosa è la religione” e quali sono state e sono le sue manifestazioni nel mondo, ma proprio per questo tenere questa lezione in un’aula che contiene il simbolo di solo una di queste religioni sarebbe ingiusto e assurdo. I cristiani che portano quel simbolo nel cuore fanno benissimo, ma le cose che porto nel cuore io non pretendo, e anzi non voglio, che vengano esibite, negli edifici pubblici. Insomma, mi sembra una battaglia elementare su cui francamente non vedo cosa un vero cristiano abbia da obiettare.
    E te Fabrizio, non solo mai crocifiggerò, cosa che non farei a nessuno mai per nessun pensabile motivo, ma anzi come sai stimo infinitamente perché dài completamente la tua vita per il bene di altri, non badando più dello strettamente necessario alle esigenze delle tue soprastanti gerarchie.

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  24. Stella Maria

    Cara Giuliana,
    onestamente credo che tutti gli aggettivi usati siano un po’ in contraddizione fra loro, però accetto il tuo parere perchè comunque è un’interpretazione di ciò che ho scritto e uno spunto per riflettere.

    grazie Fabrizio per aver pubblicato una parte di quelle foto.
    un abbraccio a tutti e … shalom!
    SM

    Rispondi
  25. elena f.

    purtroppo la storia non si fa con i se ma mi piacerebbe vedere come sarebbe oggi l’europa se al posto della cultura cristiana nel cinquecento avesse prevalso quella musulmana. (dalle immagini che hai postato, fabry, non credo mancherà molto prima che saremo tutti decapitati: noi almeno perché crediamo nel Dio di Gesù Cristo, gli altri invece perché non credono in nulla)
    comunque resta un fatto:
    le nostre sono radici fatte a forma di croce, per chi crede che quello sia il figlio di Dio e per chi invece crede che sia solo il segno dell’ingiustizia che colpisce l’innocente, la nostra arte, le nostre città, la nostra musica, tutto di noi racconta una radice cristiana. beato chi riesce a rendersene conto, a sapere da dove viene:

    oggi siamo uguali perché 2000 anni fa ci fu un pazzo che dichiarò gli uomini tutti uguali, anzi i poveri più uguali di altri, e per questo fu messo in croce.

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  26. gio

    leggo di catacombe, leoni nel colosseo… a parte che storicamente nelle catacombe i cristiani ci andavano per seppellire i morti, e non per nascondersi, e che nel colosseo non fu ammazzato mai nessun cristiano ( da altre parti, semmai), e perciò informatevi, signori miei… mi si dirà: che cambia, è il concetto, è la metafora, è il simbolo… eh, no, cambia, perchè la storia, appunto, non si fa con i se e con i ma, ma nemmeno con le metafore. è quest’approssimazione, questa facilità di giudizio che non è documento, che sta diventando inquietante…
    ma poi, e veniamo alla sostanza, chi è che si sentirebbe perseguitato? noi, i cristiani? ma suvvia, signori, siamo seri… e se noi siamo nelle catacombe, nei circhi con le fiere, se noi siamo limitati nell’esprimere il nostro credo e la nostra fede, che dovrebbero dire allora gli altri? gli “altri”. stranieri, guardati a vista, diffidati, emarginati, che siano rom, musulmani, orientali, eccetera, di qualsivoglia lingua e religione. che dovrebbero dire i testimoni di geova, che a scuola di vergognano di dirlo, perchè gli altri ragazzi (cristiani, certo, tutte le domeniche in chiesa) li deridono… che dovrebbero dire gli omosessuali, a parte qualche fortunato che fa scena in tv, ma anche semplicemente divorziati, separati, emarginati e ghettizzati all’interno della chiesa, sempre pronta a puntare indici e emettere sentenze. Non l’hanno perso, il vizio.
    forse dovremmo provare a frequentare le loro catacombe e i loro circhi, sperimentare un po’ i leoni che hanno provato sulla loro pelle.
    Siamo cultura dominante da secoli, non ci farebbe bene un po’ di emarginazione, provarla sulla nostra pelle. In fondo, lui era un emarginato, no? E allora, siete proprio sicuri di stare dalla parte giusta?
    e infine, un’ultima cosa. Stiamo attenti a radicalizzare il conflitto, perchè poi si arriva davvero all’intolleranza. Magari noi no, adulti, colti, e vaccinati. Disincantati, con un minimo di spirito critico. Ma ci sono categorie che non hanno questi strumenti, e che non distinguono. Provate a fare un giro tra i quindicenni e vedete cosa vi dicono…
    L’intolleranza non è un pericolo. E’ già in atto. E non vorrei che un giorno ce ne dovessimo pentire.

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  27. vbinaghi

    Scrive Sparzani:
    “Data la libertà di religione garantita dalla Costituzione italiana, senza ulteriori specificazioni, e dato che ormai la presenza di non cristiani in Italia è cospicua (motivazione importante ma in linea di principio non necessaria), trovo del tutto giusto eliminare qualsiasi simbolo religioso dai luoghi pubblici”

    Ecco, quando leggo di queste argomentazioni ringrazio Dio, Geova e Allah e mi complimento con me stesso di non essere diventato uno scienziato, se il decantato razionalismo delle scienze esatte porta a queste autentiche ciofeche.
    Qui si vede un ottimo esempio di come si possa trarre da una premessa una conseguenza non logica ma arbitraria: chi ha detto che la libertà di religione implichi azzeramento delle espressioni religiose? Non certo la laicità ma il laicismo, un laicismo che vorrebbe ridurre l’uomo al minimo sindacale di umanità (pappa cacca e nanna) piuttosto che riconoscerne gli slanci alla trascendenza, diversamente esprimibili.
    Perchè il crocifisso? Perchè fino a prova contraria questa è l’esperienza religiosa radicata in sito. Se vivessi in un paese musulmano non avrei difficoltà alcuna sul fatto che i miei figli frequentino locali col simbolo della mezzaluna (infatti neanche i musulmani ne hanno, queste sono idee che sorgono dalla testa di giacobini che al posto del senso del reale e del rispetto della storia hanno un programma di robotizzazione da eseguire).
    L’equazione religioni=sistema di potere è talmente grossolana, talmente antistorica e sbrigativa che ormai sono solo i residuati bellici di una generazione di giacobini frustrati (purtroppo è anche la mia) ad uscirsene con queste perle che sembrano tratte direttamente dallo scemenzaio di Bouvard e Pecuchet.
    Tranquilli: io in mezzo ai ragazzi ci vivo, e vi assicuro che sono ben diversi. Magari esposti ad altri pericoli ma non alla saccenteria. Davanti a un crocifisso chiedono semmai “perchè è finito lì sopra?”, anzichè consultare il bigino volterriano.

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  28. lorepat

    – L’AMACA – Michele Serra – LA REPUBBLICA – 5 novembre 2009 –

    Le reazioni sconcertate e offese dei cattolici italiani contro la sentenza della Corte europea che chiede di levare il crocifisso dalle scuole pubbliche sono comprensibili. Per alcuni aspetti (per esempio il timore di uno sradicamento culturale traumatico, e imposto “dall’alto”) anche condivisibili. A patto sia chiaro che la Corte europea, sotto il profilo dei princìpi, ha totalmente ragione. Nemmeno l’ombra del diritto, nell’Europa moderna, può essere invocato per sostenere la presenza di un simbolo religioso nei luoghi di stato. E’ tutt’altro chiodo, quello che regge il crocifisso ai muri di scuola: è la potenza delle tradizioni, è un portato identitario di molti secoli. E questo, se si vuole discutere con qualche costrutto, bisogna saperlo. Bisogna sapere, cioè, che se anche molti laici esitano di fronte alla sentenza della Corte, non è certo perché esista un principio che permetta a una maggioranza di marcare il territorio pubblico a scapito di numerose e varie minoranze. E’ solo perché sono coscienti dell’enorme difficoltà di stabilire per principio (appunto) una eguaglianza di diritti, e una neutralità dello Stato, che ancora non sono diventati coscienza comune. Sappiamo, cioè, di essere del tutto impreparati a quanto la storia ci sta proponendo e forse imponendo. Lo sanno anche i cattolici, di essere impreparati?

    Rispondi
  29. sparz

    dipende dai cattolici, caro Lorepat, certo molti sono impreparati ancora, e il commento che ti precede, l’usuale sparata binaghesca, livorosa e maldestramente insultante, ne è un non luminoso esempio, ma per fortuna non tutti abitano ancora nelle più oscure retrovie del pensiero europeo. Molti italiani, che sfortunatamente non hanno mai sentito neanche parlare del bigino volteriano, non si sono ancora convinti di appartenere a un’Europa che cerca – forse ancora a tentoni – di conquistare un terreno di laicità e di eguaglianza – e, non lasciamola indietro, di fraternità – per tutti i propri cittadini, certo ancora lontana, ma almeno esistente in prospettiva.

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  30. valter binaghi

    Per fortuna esiste Repubblica, che ci prepara al diritto presuntamente naturale senza passare da quello positivo fondato su storia e tradizioni. Il diritto naturale è una bella cosa, solo che ciascuno lo interpreta a suo modo: ad esempio per Smith la proprietà privata è sacra, per Marx è un furto. Per me libertà religiosa significa una cosa diversa dall’azzeramento che i nipotini di Scalfari esaltano.

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  31. valter binaghi

    Come sempre, Sparzani, nessuna argomentazione e solo definizioni a priori. Puoi vantarti di essere la ragione principale della mia diserzione da questo blog.
    Per tedio.

    Rispondi
  32. Gioctore d'Azzardo

    Sparzani, questa tua frase è STUPENDA: “non si sono ancora convinti di appartenere a un’Europa che cerca – forse ancora a tentoni – di conquistare un terreno di laicità e di eguaglianza – e, non lasciamola indietro, di fraternità – per tutti i propri cittadini”. Se non sbaglio e non dico castronerie, mi pare di no, queste direzioni, in uno stato (o super stato) laico, si tracciano con le norme. Ritengo che tutti si possa essere d’accordo su questo punto.
    Ecco, mi spieghi, anche rapidamente, dove trovi un accenno di eguaglianza e fraternità all’interno del Trattato di Lisbona? Gli hai buttato un occhio?
    Eppoi, sensazione personale, direi che a tentoni, per questa Europa, si stanno muovendo solo i disinformati: chi ha steso il Trattato di Lisbona, e ce l’ha infilato dove non batte il sole, con la collaborazione di tutti, sa benissimo dove andare. E non è una direzione di Eguaglianza e fraternità 🙂

    Cosa c’entra con il crocifisso? Nulla, ovviamente, e sai quanto mi importa del crocifisso appeso o meno sui muri degli uffici pubblici. La simbologia è una materia che non ho mai sopportato, assieme ai simboli che, alla fine, sono sempre gestiti da “qualcuno” per “qualcun altro”. Ma qui non è una questione di simboli, è ben più complessa: è l’antipasto di ciò che ci troveremo a subire, come cittadini, nei prossimi anni e in tutti i settori della vita pubblica.
    Non interessa? E’ molto più appagante dare del maleducato alla controparte e sentirsi buoni, laici e moderni? Sono COMPLETAMENTE d’accordo 😀

    Blackjack.

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      grazie.
      il tema delicato provoca confronti anche duri, è inevitabile.
      stasera uscirà un altro articolo sull’argomento.
      non siamo noi a decidere, ma almeno le carte sono tutte sul tavolo.

  33. mario pandiani

    Da molti punti di vista la questione è così irrilevante che se non fossimo abituati e rassegnati alle inutilità europee ci chiederemmo cosa li pagano a fare, ma c’è, e mi sembra evidente, una questione più sottile, che forse è quella che accalora e, inspiegabilmente, ci trascina a parlarne.
    Il crocefisso non è un simbolo cattolico, ma è il fondamento, da una parte della salvezza di chiunque si professa cristiano, dall’altra è il segno a partire dal quale il mondo occidentale ha formulato l’idea e, (allora si, dopo meno), la prassi della libertà religiosa.
    La chiesa cattolica, certo, cerca di districarsi da un passato che non gli da le credenziali migliori per rivendicare questa libertà, ma non si può cancellare il fatto che il più importante, e fin’ora meglio formulato, testo sulla garanzia della libertà di coscienza e di culto, l’editto di Costantino il grande, sia stato scritto in relazione alla visione di quell’immagine, di una croce.

    Allora mi rendo conto che non è proprio quel pensiero, (ignoto, si direbbe, ai più accalorati difensori del crocefisso in aula) che si cerca di riproporre o rinfrescare volendo conservare la sua presenza in luoghi che poco hanno a che fare con il culto, e che fu imposta per regio decreto in epoca fascista, ma è il fatto che la corte europea l’abbia in qualche modo, “giuridicamente ineccepibile”, attaccato, condannato ed escluso, che smuove qualcosa che è sedimentato profondamente in chiunque, attacco a cui ci si ribella o da cui ci si difende, a seconda della posizione che si prende in questa occasione.

    Tutta questa faccenda mi ricorda quell’episodio di Don Camillo, in cui il farmacista compra l’anima dell’ateo comunista, compagno di Peppone, che alla proposta ride e prende i soldi cedendo qualcosa che per lui non esiste, poi comincia l’inquietudine e il senso di aver perso qualcosa di importante che si placa solo dopo averla ricomprata.
    Non si convertirà, ma neppure rinuncerà a tenersi stretta una possibilità, anche remota, di non perderla di nuovo.

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  34. Mariaserena Peterlin

    Grazie Fabrizio, condivido tutto quello che hai scritto qui.
    Ho insegnato a lungo all’Arangio Ruiz qui a Roma dove non c’erano Crocifissi nelle aule, una scelta laica risalente a molti anni fa. Pochi anni or sono il professore di religione, un sacerdote, aveva chiesto di poter dire una Messa prima delle vacanze di Natale (in palestra, solo per chi volesse pregare con lui e dopo la fine delle lezioni). Il preside gli aveva dato il permesso che fu revocato a furor di docenti… nel nome della tolleranza.
    Dunque ho vissuto anche questa vicenda che è triste anche a ripensarla; non vorrei aggiungere altri argomenti, solo due costatazioni:
    a) Travaglio: non lo approvo, il suo linguaggio mi sembra inadatto, la sua aggressività esibita è diseducativa, qui, come, secondo me, sempre
    b) Non saprei come valutare le parole di chi immagina di conoscere le risposte di Gesù; però credo che solo quel bambino possa guardarLo negli occhi senza tremare. Sull’argomento Crocifisso in classe avevo riflettuto e scritto. (casomai a qualcuno interessasse il post è nel mio blog e la stessa Nota è in Facebook.http://www.facebook.com/profile.php?id=1566335250&v=app_2347471856&ref=profile#/note.php?note_id=182635694160)

    Rispondi
  35. Marina

    E’ stato detto tanto. Da cristiana convinta credo proprio che la richiesta di togliere il crocefisso dalle aule (che poi pare non ci sia più da parecchio in molte scuole) non abbia poi tutta questa importanza. Però ritengo importante la discussione che questo argomento ha generato – a parte le manipolazioni politiche che sono squallide e inaccettabili.

    Bisognerebbe semplicemente vivere facendo trasparire in modo naturale e schietto il Cristo crocifisso, risorto, appena nato, predicatore.

    Se potesse essere così per tutti i cristiani, chissà quanti di quelli che si sono allontanati per via di chi per secoli ha palesato il proprio cristianesimo ma non lo ha vissuto, si riconoscerebbero di nuovo in Cristo e nella sua Chiesa. Le giovani generazioni non danno per scontanto, esigono verità vissuta.

    Rispondi
  36. mauro baldrati

    @Valter Binaghi

    “L’equazione religioni=sistema di potere è talmente grossolana” ecc.

    Valter, non è di religione che si è parlato (di cui ho parlato) ma di sistema di potere, di gerarchia che detiene il potere nella Chiesa, la quale parla a nome della religione cattolica, della quale detiene la liturgia ecc. Non è la stessa cosa. D’altro canto tu stesso hai più volte sostenuto che non si può praticare una religione fai da te, ma che dobbiamo sottostare a un magistero. Che è quanto sostengono tutti, dai musulmani ai buddisti. Ed è questo il punto: se penso al magistero di una Chiesa che sostiene una cricca di affaristi senza scrupoli corrotti e atei per tornaconto, per strappare una legge che deve decidere al mio posto sulla mia morte, e tutto il resto, io scappo da QUESTA religione, perché sono d’accordo con te, non si può fare da sé.

    Ripeto, prendetela come vi pare, e credetemi se vi pare, ma non sono il solo a pensarla in questo modo. D’altra parte ho l’impressione che non interessi più di tanto, si preferisce rinchiudersi in difesa per i presunti attacchi contro il cristianesimo ecc.

    Rispondi
  37. lucy

    io non sono religiosissima, anzi sono un po’ jo-jo in tema di fede. non ho mai avuto il crocefisso in classe: ma attraverso le cose che insegno cristo è sempre presente. storicamente, culturalmente, moralmente. la divina commedia la leggo come il canto d’amore e di di-sperazione di un cristiano, prima che come il capolavoro letterario che è (mi sono commossa al punto di non poter proseguire, l’anno scorso, leggendo il 33 del paradiso). parlo apertamente dei valori cristiani, li esalto e li difendo. spero soprattutto di viverli, anche senza tutta quella fede e quella pratica religiosa che dovrei avere, che sarà un paradosso, ma è così. credo che il crocefisso sia dentro le persone, che ai miei colleghi “atei” non freghi un bel niente che ci sia o non ci sia, che sia tutto un grandissimo e insulso pasticcio.

    Rispondi
  38. vbinaghi

    @Mauro
    “una Chiesa che sostiene una cricca di affaristi senza scrupoli corrotti e atei per tornaconto”
    La Chiesa è una realtà mistica prima che il suo iceberg gerarchico e politico. Se non capisci questo è inutile che scappi: non ci sei mai entrato.

    Rispondi
    1. fabrizio centofanti

      grazie.

      Marco 12,38-44

      38 Nel suo insegnamento Gesù diceva: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze, 39 e avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; 40 essi che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggior condanna».
      41 Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. 42 Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. 43 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: 44 poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».

      è il vangelo di domani.
      l’elemosina si versava in 13 contenitori a forma di tromba. per questo Gesù dice in un altro passo:
      quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te (Mt 6,2)
      ossia non esibire la tua religione.

      è un elogio della vedova o è un lamento su di essa, quello di Gesù?
      entrambe le interpretazioni sono possibili:
      si esalta la sua generosità.
      si denuncia una macchina religiosa che ingoia il povero.

      gli scribi divorano le case delle vedove.
      erano gli esperti della legge e offrivano servizi a pagamento.
      una religione che sfrutta il povero invece di liberarlo.

      ricchi vanitosi e scribi rapinatori:
      pappa e ciccia col potere.
      la denuncia più grave.

      la svolta è nella donna: dà tutto.
      è l’ultimo episodio della vita pubblica di Gesù.
      la donna è il simbolo di Gesù che darà tutto quello che ha per vivere (la sua vita).
      la povera vedova è il modello del vero fedele.

      in questo vangelo ci sono molte risposte sui temi trattati, mi pare.

  39. f&r

    la svolta è nella donna: dà tutto.

    Amen

    da sempre la svolta è nella donna.
    dev’essere per questo che per millenni è stata messa da parte e guardata come cosa pericolosa. il donare senza riserve è eversivo per definizione, contrario alla natura umana che si ostina a prendere, accaparrare, marcare il territorio. non così il nazareno, la sua è un’umanità altra, la sua è Umanità: ecce homo! ecco perché l’Uomo non può stare fra gli uomini, ecco perché fu ucciso fuori dalle mura della città,
    ecco perché non è strano che per duemila anni non si sia fatto altro che tentare di estrometterlo: il suo Regno non è di questo mondo.

    lasciamo che il mondo vada dove vuole, se lo fa Dio, chi siamo noi perché non accada:

    “Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto?”

    un abbraccio, fabry

    f&r

    Rispondi
  40. claudia

    curioso: passato sotto silenzio il pensiero del Dalai Lama.
    diamogli voce 🙂

    Roma, 18 nov. (Adnkronos) – ”E’ di fondamentale importanza mantenere le proprie tradizioni e l’Italia ha un retroterra cristiano e cattolico. Quindi mantenere la tradizione del crocifisso nella aule scolastiche e’ importantissimo”. Lo ha detto il Dalai Lama, durante la conferenza stampa oggi alla Camera dei Deputati, rispondendo a una domanda sulle polemiche suscitate nel nostro Paese dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, in riferimento all’istanza presentata da una cittadina italiana, ha stabilito che la presenza del cristo nei luoghi pubblici e’ “una violazione della liberta’ dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della liberta’ di religione degli alunni”.

    http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/SCUOLA-DALAI-LAMA-CROCIFISSO-IN-AULA-FONDAMENTALE-MANTENERE-TRADIZIONI_4010872023.html

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