La testa del serpente

Forse perché il bambino è già cresciuto troppo, rispetto alle immagini consuete (e il nudo diventa presumibilmente problematico); forse perché il modello per Maria – come accade spesso per il nostro – è una famosa prostituta, per di più scollata; forse perché sant’Anna, rappresentante della grazia, è separata dall’opera di salvezza adempiuta dal messia; fatto sta che il quadro ha una permanenza effimera nella collocazione originaria e approda nelle mani del Cardinal Borghese, della confraternita dei Palafrenieri, che se lo aggiudica per un prezzo miserabile. In mezzo allo scompiglio impallidisce il fulcro della scena, i due piedi che schiacciano la testa del serpente: un gesto che avrebbe dovuto troncare le polemiche sterili e i pettegolezzi, pronti a perdersi nei particolari secondari, nei labirinti inestricabili della mediocrità, trascurando l’essenziale.

12 pensieri su “La testa del serpente

  1. elio_c

    Beh, un poco li capisco: aldilà dei futili motivi di scandalo (ai quali chissà quanto peso davano realmente) mi sembra un’opera strana, nervosa, piena di asimmetrie, dalle connotazioni fastidiosamente divergenti. Non saprei dire se quel gesto basti a riconciliarle tutte in un significato essenziale, a me parrebbe di no, la trovo inquietante.

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  2. Marco Sini

    La nudità simboleggia, a mio parere, la purezza del bambino Gesù, il quale – diversamente da Adamo – non prova vergogna per questa sua condizione. Inoltre, penso che l’autore – nel rappresentare Maria senza nascondere la sua “corporeità” – intendesse esprimere ed evidenziare la dignità del corpo, che non deve essere represso, ma vissuto ed espresso senza inibizioni, sempre nella luce di Cristo, in armonia con il piano di Dio, che chiama l’uomo e la donna a vivere il dono della sessualità nell’amore coniugale, dunque nel Sacramento del Matrimonio.

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  3. f&r

    io la trovo straordinariamente materna: il piede del bambino è protetto da quello della madre che,santa o puttana, darebbe la vita pur di non mettere in pericolo la vita del figlio. dopotutto è scritto “tu le insidierai il calcagno ma lei ti schiaccerà la testa”. è compito della donna sconfiggere il maligno.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Giovanni Monasteri

    Il geto della madre è ambiguo: vuole sollevare il piccolo, per proteggerlo, e al tempo stesso appoggiarlo sulla testa del serpente, insegnargli come si fa. Entrambi, comunque, compiono lo stesso gesto, sono animati dalla stessa intenzione.

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  5. iacucci francesco

    L’essenziale. Ecco, sarebbe bello conoscere sempre l’essenziale. Il quadro non è dei “migliori” (ma esiste un migliore tra i migliori?)eppure ci parla di un essenziale decisamente Superiore. Dell’Inevitabile e del Trionfo sul male. Ce ne parla come può fare l’uomo Caravaggio sempre appeso ad un filo, controverso, violento e tormentato.
    Dunque, il Trionfo sul male è l’Essenziale Assoluto ed è reso comunque. Missione compiuta.

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  6. Bianca Stefania

    Q uel Q uadro:

    Caravaggio, l’eternità e poi…

    L’amica Lena china e i seni, la serpe.
    Ignudo il bambino e il rosso dell’oro,
    l’oscuro che guizza si riprende silente
    un pensiero arreso, attento il guardare
    della vecchiezza anche le mani, un pregare
    sospinto, indifferente, un gesto dovuto
    e l’eternità.
    Poi.
    A vicoli Santi Cecilia l’Arciconfraternita
    Maria
    dell’Orazione
    e Morte
    Maria Lena meretrice,
    Madonna morta
    gonfia, e i piedi
    nudi.
    *)

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  7. Marco Sini

    A integrazione di quanto ho scritto nel mio commento al post, ci tengo a precisare che non era mio intendimento significare che l’autore del dipinto volesse farsi promotore del Sacramento del Matrimonio (questo non mi è dato saperlo), ma ho semplicemente evidenziato il punto di vista della fede cattolica, che chiama l’uomo e la donna a vivere con pienezza e gioia l’erotismo senza separarlo dal vero amore, che – se è tale (ossia “vero amore”) – non avrà un limite di tempo e sarà sostenuto dal Sacramento del Matrimonio (che è Cristo stesso), testimoniando anche, in tal modo, con la vita stessa degli sposi cristiani, l’amore – senza limite di tempo – che Dio dona alla sua unica Chiesa Cattolica. Lo sposo e la sposa, dunque, sono chiamati dal Signore a vivere senza inibizioni il loro bisogno erotico, sempre però anteponendo (alla propria) la felicità e il bene della coppia come unità (di anima e corpo) in Cristo.

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  8. carla

    io trovo molta grazia in questa immagine, dove al bambino viene insegnato con quieta calma come schiacciare la testa al pericolo che striscia furtivo sotto i piedi…la luce che amana dal nudo della pelle è rassicurante 🙂

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