32. Lo spazio bianco

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=AX51TVAyUWE&feature=related]

da qui

Lascio a voi giudicare tra lui e me, se è lecito un giudizio.
Un albero è un albero, ma è anche vero che ci sono alberi e alberi – fuori della finestra vedevo un cedro che mi faceva compagnia mentre scrivevo versi. Guardavo il cedro e scrivevo, e piangevo, perché se non escono le lacrime, si sa, non ci può essere poesia.
Eravamo diversi in tutto, dicevano che le mie linee erano dolci, quelle sue, dure e spigolose.
Mi concentravo sugli aghi puntuti, il verde inconfondibile, opaco, specchio della mia malinconia, del sentimento che mi prendeva ogni volta che il foglio mi sfidava, forza, che cos’hai da dire, cosa c’è d’importante in te, nella tua vita?
Lui parlava con rapidità, non lasciava il tempo di pensare, perché capiva che la violenza è un impulso, la questione di un momento.
Imparai presto che, se volevo che la pagina si riempisse in fretta, dovevo dimenticarmi del malessere che avvertivo dentro, diventare ago sempreverde, ramo, internodo, foglia grigio-azzurra – come descrivere il colore inafferrabile da cui non riuscivo più a staccare gli occhi?
Predicavo lentamente, perché ogni parola doveva scolpirsi dentro il cuore, scavare una nicchia in cui far defluire il sentimento, di rabbia, di amore o di speranza.
Sentivo l’odore della resina, no, era il tuo odore, quando eri vicina al punto che non riuscivo più a capire quale fosse il tuo braccio e quale il mio.
Ci univa una fame di giustizia, ma ognuno la vedeva a modo suo, perché, parliamoci chiaro, della giustizia si può dire tutto e il contrario di tutto.
Il tronco era robusto – ecco, ora scrivo della paura di non farcela perché eri troppo bella, come fare a distrarsi, a pensare ad altro, per non rovinare tutto e fare la figura del bambino?
Non potevamo sapere che, comunque la vedi, la giustizia è una bomba che esplode tra le mani, perché i nemici sono troppi e troppo forti, si nascondono bene dietro le tende o i balconcini.
Sì, devo pensare ad altro, a scrivere, a riempire il foglio bianco come il ventre molle di resina umida e densa, che inondava il giardino di un profumo che avrei riconosciuto tra migliaia di altri.
Sarà dipeso da cause molteplici, il carattere, l’educazione, l’ambiente che ci aveva plasmato giorno dopo giorno.
C’è un nesso inscindibile tra la scrittura e il cedro, tra l’odore della pagina e quello del mare che riempie le narici, che imperla il vetro della macchina affondata nella sabbia.
Forse era la musica, Malcolm, che sentivamo in modo diverso, che ci faceva lanciare in balli differenti.
E il grigio azzurro delle foglie non era forse l’onda che veniva a battere contro il silenzio della spiaggia, ecco, aspetta, sono arrivato alla fine della pagina, lasciati girare, voglio vederti come lo strobilo che diventa pigna, la malinconia che si trasforma in estasi, l’euforia delle righe che corrono come bimbi che non smettono di ridere, come amanti che sono diventati ormai una cosa sola.
Sì, da bambini siamo tutti uguali, lo stesso sorriso compiacente di chi ha ancora tutto da imparare, ma da grande apprendi subito che il dolore è un fuoco che ti brucia.
Un ardore che consuma ogni barriera, che confonde il foglio col giardino, il tuo ansimare con l’inchiostro che corre senza più fermarsi, il grido col punto che lascia dopo di sé lo spazio bianco del silenzio.

17 pensieri su “32. Lo spazio bianco

  1. Ema

    “Sì, devo pensare ad altro, a scrivere, a riempire il foglio bianco ”

    Il foglio bianco del silenzio, della disperazione, del non essere, va riempito subito con l’amore, con l’essere, il sommo bene.

    Mosè disse a Dio: “ Ecco, io arrivo dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Ma mi diranno: “Come si chiama?”. E io che cosa risponderò loro? ». Dio disse a Mosè: « Io sono colui che sono! “.

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  2. Titti

    Poesia di Vittorio Gassmann letta da Roberto Vecchioni

    Sempre Te chiamo
    quando tocco il fondo,
    so il numero a memoria
    e ti disturbo
    come un maniaco
    abbarbicato al telefono;
    lascio un messaggio
    se sei fuori. Perdona.
    Perdonami di tutto.
    So che a volte cancelli
    a qualche fortunato
    il debito che tutti
    con te abbiamo.
    la bolletta falla pagare
    a me, ma dimmi almeno
    che non farai tagliare
    la mia linea: ti prego,
    quando echeggerà
    quell’ultimo e doloroso
    squillo. Dio- per Dio!-
    non staccare: rispondimi!

    http://www.youtube.com/watch?v=_xczJckoqSg&feature=related

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  3. pamela

    ‘..quando eri vicina al punto che non riuscivo più a capire quale fosse il tuo braccio e quale il mio.’

    ABBRACCIO

    Cuore nel cuore. E respiro nel respiro.
    Così vicino a me, tanto da non vederti.
    Oltre la tua spalla vedevo in lontananza un monte oscuro.
    Ero protesa in uno slancio quasi a oltrepassarti.

    Sentivo battere il cuore impazzito delle stelle.
    Accoglievo il vento affannato, rivestito di foglie.
    Mi aprivo alle ombre dei boschi che venivano incontro
    e ai rami che si aprivano ad abbracciare la notte.

    La lontananza inspiravo in un sorso enorme.
    Premevo vento, nubi e stelle al mio petto.
    E nel cerchio stretto di un abbraccio
    ho rinchiuso l’infinito intero del mondo.

    (Blaga Dimitrova)

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  4. Titti

    “il dolore è un fuoco che ti brucia”

    Dalle sofferenze si esce puri come l’oro o amari come l’aceto.
    Dipende se le si vivono nel Signore o se ci si chiude in sé basandosi soltanto sulle proprie forze e maledicendo le disgrazie.
    In quei momenti è anche molto importante avere accanto la presenza di una persona, meglio ancora di una comunità forte, che manifesti concretamente l’Amore di Dio per noi, che raddoppia per sopperire proprio al nostro umano, comprensibile vacillare.
    Anche qui la condivisione ed il senso di appartenenza fanno la differenza: lo spazio bianco diventa una veste bianca come la purezza di uscirne rigenerati dall’Amore.

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  5. Raf

    I bambini sono tutti uguali,ma quando si cresce ,si diventa diversi,perchè la vita ti pone delle scelte e soltanto noi possiamo decidere quale strada intraprendere..

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  6. Fides

    forza, che cos’hai da dire, cosa c’è d’importante in te, nella tua vita?

    trovare la parola, intagliarla dal silenzio, come un grido ultimo, come la bellezza che nasce dallo sguardo di chi si scopre, finalmente, innamorato.

    [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=g1okQUHZS0w&feature=related]

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  7. M&C

    – Un albero è un albero, ma è anche vero che ci sono alberi e alberi

    Tutto quello che abbiamo non ci appartiene, ma è un dono da amministrare con sapienza e da valorizzare, siamo “come un servo che deve amministrare dei beni non suoi”; ci vengono affidati dei talenti, diversi per ciascuno, che vanno coltivati e potenziati al massimo, perchè producano un bene, e mai sotterrati per paura o pigrizia.
    Qualcuno riesce e dà frutti, qualcuno fiori, qualcuno niente: per questo siamo tutti diversi ed unici.

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  8. Vale

    forza, che cos’hai da dire, cosa c’è d’importante in te, nella tua vita?

    la pagina vuota della vita riempita con l’inchiostro della sofferenza, della disperazione. Voltare quella pagina, mettere un punto, fermo, e finalmente quell’inchiostro riempirà quella pagina bianca con parole d’ amore, di gioia e di speranza.

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  9. Roby (S.d A)

    Forza, che cos’hai da dire, cosa c’è d’importante in te, nella tua vita?

    Svegliarmi la mattina, sorridere al giorno e ringraziare il Signore per il dono della vita

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  10. Stella Maria

    il grido col punto che lascia dopo di sé lo spazio bianco del silenzio.

    Il silenzio non dice nulla e’ fatto per l’ascolto e un grido può romperlo o annunciarlo, così come un punto apre uno spazio bianco che può essere riempito oppure indicare la fine di un libro e rimanere tale finche l’ultima pagina non scorre a chiuderlo.
    Eppure c’ e’ un silenzio che fa più rumore e uno spazio bianco che contiene più parole di una pagina scritta per intero, questo accade quando gli occhi si fissano in quelli di un altro e ti ci specchi e sai di non aver più bisogno di parole e voce perché l’altro scrive e parla direttamente nel tuo cuore. Un miracolo silenzioso che meriterebbe fiumi di inchiostro che si concretizza nella parola: amore.
    SM

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  11. Titti

    Se avremo aiutato una sola persona a sperare, non saremo vissuti invano.
    Martin Luther King

    Fin dalla nascita si intuì che in lui c’era tenacia.
    Martin Luther King nasce dopo un parto difficile ad Atlanta, Georgia, negli Stati Uniti del Sud, dove il problema razziale è sentito con angoscia e urgenza particolari. Questo bambino, che il 15 gennaio 1929 sembra entrare così malvolentieri nel mondo, ha un destino di portatore di pace.
    A otto anni apprende dal padre con dolore la tragica fine della sua prediletta cantante Bessie Smith, celebre interprete di spirituals, canti di fede e di speranza degli schiavi delle piantagioni del Sud: ferita in uno scontro automobilistico, muore dissanguata perché rifiutata dagli ospedali per bianchi di Atlanta. Ancora impreparato a reagire, queste ed altre esperienze amare gli rimangono scolpite per sempre nell’animo.
    E’ affascinato dalla figura di Gandhi, dal quale apprende i principi della lotta non-violenta.
    Divenuto pastore della chiesa battista, coglie quello che il Nuovo Testamento chiama kairos, cioè il momento opportuno nel quale l’opera di Dio viene colta nel mondo e sfida l’uomo a una scelta di fede che lo impegna a vivere con coerenza la volontà di Dio nella storia.
    Teso fino al limite delle sue risorse fisiche e morali per tutti gl’impegni che deve assolvere, una sera del gennaio 1956 è sul punto di crollare. L’atmosfera è densa di nubi e i pericoli sono molto reali, ed egli, seduto in cucina, confida a Dio di non farcela più.

    «Eccomi qui – prega – mi batto per ciò che credo giusto. Ma ho paura. Mi chiedono di guidarli, ma se mi presento loro senza forza e senza coraggio anch’essi vacilleranno. Ho esaurito le mie forze. Non mi rimane nulla».
    E mentre è lì, solo, sperimenta la «presenza di Dio», avverte «la promessa rassicurante d’una voce interiore che gli dice: “Lotta per la giustizia. Lotta per la pace. Dio sarà sempre al tuo fianco!”».
    L’esperienza di fede, caratteristica della tradizione evangelica battista, determina, come egli stesso dice, una svolta fondamentale nella sua vita: era giunto allo stremo delle sue forze, ora, però, si sente forte della forza di Dio ed è pronto a riprendere la lotta.

    we shall overcome
    we shall be all right

    http://www.youtube.com/watch?v=RkNsEH1GD7Q

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