
Un libro sui generis: trentasei pittori naif che raccontano se stessi
di Guido Michelone
C’è, nella storia della cultura italiana degli ultimi cent’anni, una linea surreale incline a un gusto naif e al contempo a un forte senso naturalista, che, nel dopoguerra ad esempio s’avvicina persino al neorealismo: è la cultura che si esprime soprattutto nella pittura, nella poesia e nella narrativa in quell’area della pianura padana, in cui il fiume Po lambisce città e paesi dell’Emilia, della Romagna, della Lombardia. Basti pensare a un pittore come Ligabue, ai molti scrittori da Tonino Guerra a Ermanno Cavazzoni, da Gianni Celati a Paolo Nori, da Giuseppe Caliceti a Edoardo Raspini, fino ad Aldo Gianolio (figlio di Alfredo e autore di un eccellente raccolta tematica di racconti sul jazz A Duke Ellington non piaceva Hithcock per le edizioni Mobydick) per rendersi conto di una vena ruspante di avanguardia popolaresca che vanta origini lontane, ma che trova nel tuttofare Cesare Zavattini (letteratura, cinema, critica d’arte, animazione intellettuale) il vate indiscusso. E di Zavattini (1902-1989) resta amico fino alla morte l’ottantasettenne Alfredo Gianolio che ora dà alle stampe un libro – Vite sbobinate e altre vite – che in fondo nasce dal suggerimento del grande Cesare che nel 1970 lo incoraggia a registrare al magnetofono (e poi a trascrivere dalle bobine, da cui il titolo del libro) le esistenze dei principali autori naif della zona, facendo parlare al microfono, in un format breve, di cinque-dieci minuti, gli stessi protagonisti. Rimaste nel cassetto per oltre quarant’anni, vedono la luce adesso queste trentasei mini-biografie (tutte precedute da altrettante introduzioni di dieci righe dello stesso Gianolio), in cui i pittori esprimono se stessi, mediante una weltanschauung (visione del mondo filosofica) carica di ricordi, teorie, frammenti, tranche-de-vie, utopie, voli pindarici, visioni metafisiche, attraverso una lingua italiana vernacolare, spesso intrisa di lirici dialettismi, dove talvolta l’analfabetismo diventa una virtù estetica. Un esempio significativo: a pagina 119 il pittore Pietro Ghizzardi – divenuto famoso nel 1976 per un libro di memorie Mi richordo anchora uscito da Einaudi e vincitore del rinomato Premio Viareggio – così inizia il proprio discorso: “Non credo che gli uomini siano andati sulla luna; anche se dovessi vedere, non credo che siano andati perché può essere anche una fantasia. Non credo perché la luna è una cosa tanto perfetta, composta di tante materie prime, create migliaia e migliaia di anni fa e allora non può essere un mucchio di terra, un mucchio di sabbia e neanche un angolo di roccia. È monumentale la luna, come il sole è monumentale, non è stata fatta come una montagna o altre cose, è diversa insomma”. La lettura di Vite sbobinate e altre vite invoglia a conoscere questi pittori (oggi perlopiù dimenticati, salvo nelle zone d’origine) e allora bisognerebbe leggersi il testo con una mano e con l’altra cercare su Google le immagine relative a ciascun artista, anche perché l’idea di un volume illustrato potrebbe limitare la potenza espressiva della parola stessa. Ma un’edizione de luxe in gran formato con almeno due-tre quadri importanti tra quelli evocati da ciascun protagonista sarebbe magari un’idea vincente per la futura ristampa o prossima riedizione.
Cfr.: Gianolio Alfredo, Vite sbobinate e altre vite, Quodlibet, Macerata 2013, pagine 226, euro 14,50.

L’ha ribloggato su alessandrapeluso.
Confermo, una delle più belle letture degli ultimi anni.