a cura di Luigi Maria Corsanico
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da qui
Giuseppe Ungaretti
Natale
Napoli, il 26 dicembre 1916
Comparsa per la prima volta nel 1918 nell’Antologia della Diana e poi nel 1919 nella Allegria di naufragi (come nel caso di Mattina, altro celebre testo ungarettiano) Natale fu accolto poi nella sezione Naufragi de L’Allegria (1931, 1936 e, in edizione definitiva, 1942).
Questo componimento rappresenta un’ulteriore e significativa tappa di quel “diario poetico” che è L’Allegria. In questi versi viene tradotta l’esperienza del Natale del 1916, trascorso da Ungaretti in licenza a Napoli. L’immagine della città – che interrompe i paesaggi bellici di poesie come Veglia o Fratelli – produce però una reazione di rifiuto da parte del poeta, che invoca invece solitudine e abbandono.
La lirica è anche un buon esempio di come Ungaretti rivoluzioni la metrica tradizionale, scomponendo il verso in una serie di segmenti brevi e brevissimi, che compongono un discorso unico ma che costituiscono anche singole e separate sezioni (come conferma l’eliminazione della punteggiatura) dalla grande forza evocativa.
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Lettura di Luigi Maria Corsanico
Claude Debussy (Deux Romances, no.2)
Napoli, il 26 dicembre 1916
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Non sarà che nostalgia, un lieve velo di tristezza, “una capriola di fumo”, fra le mille luci sole di una gioia malinconica, ciò che mancherà di un pane da spezzare il giorno della Salvezza.
Grazie per questo bel regalo di Natale! La bellezza scalda il cuore, non meno del “caldo buono” del focolare.
Senza Dio non può esserci festa, ma a volte basta un “caldo buono” e la voce di Corsanico per l riscoprire la Presenza.
Grazie