
di Nicola Vacca
Zygmunt Bauman è stato definito come il più acuto studioso della società postmoderna.
La fortuna del suo pensiero è legata al concetto della «società liquida» (in cui l’individuo è sempre più costretto ad adeguarsi ai comportamenti dei gruppi per non sentirsi escluso)
Bauman come pochi in questi anni è riuscito a interpretare con le sue riflessioni le angosce dell’uomo contemporaneo.
Il sociologo ha spiegato la deriva globale della nostra società in maniera precisa individuando appunto nel concetto di «liquido» lo sgretolarsi di qualsiasi punto fermo del esistere culturale, economico e sociale e l’avanzare di una pericolosa involuzione in cui tutto il genere umano rischia di scomparire. «Vita liquida” e “modernità liquida” sono profondamente connesse tra loro. … Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo». (Vita liquida, Introduzione, pag. VII).
Adesso che il nostro stile di vita è diventato liquido (del tutto liquido) e Bauman da tempo, da molto tempo, con le sue riflessioni ha suonato l’allarme sull’avvento di forme poco umane di distruzione nel nostro modo di vivere quotidiano, dovremmo forse aprire gli occhi e capire se esiste un modo di salvarsi.
Per Bauman la nostra società corre rapidamente verso la distruzione. Tutto si è logorato con l’avvento della globalizzazione: i rapporti interpersonali e le relazione umane sono diventate social e quindi meno autentici.Abbiamo assistito alla fine delle istituzioni (partiti, famiglia,scuola) e il consumismo è diventato il leitmotiv delle nostre vite vuote che corrono verso quel nulla liquido.
Bauman è un pensatore che ci mette in guardia contro questa grande deriva. Come pochi ne ha affrontato il dramma e i pericoli con una puntualità lucida che non lascia alcuna via di scampo.
Tutto è diventato liquido, pericolosamente liquido, e persino l’amore combatte quotidianamente con la fragilità dei suoi legami affettivi,e la società liquida in cui siamo costretti a vivere come in una gabbia in cui ognuno di noi è individualista sfrenato nemico giurato dell’altro. Questa è la modernità liquida descritta da Bauman.
La modernità liquida, per dirla con le parole del sociologo polacco, è «la convinzione che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza». Allora, diamoci da fare, e non ci arrendiamo. Se dovessimo definitivamente annegare nella fluidità moderna ( in cui tutto tende a scomparire) nella quale siamo precipitati sarebbe tragicamente la fine di ogni cosa.

Io ho sempre letto la parola “liquido” nel significato filosofico dei pensatori greci. Talete ci parla di un principio originario che è l’acqua. Tutto è umidore, tutto è acqua che scorre, di conseguenza una persona liquida segue senza fermarsi il fluire delle cose, non ha certezze precostituite, ma è flessibile, viva. Scopro con il sociologo Bauman una lettura diversa del
termine “liquido”. L’uomo liquido dell’odierna società di massa è colui che si lascia completamente fagocitare dall’oscura scivolosa deriva di una società che non ha più punti di riferimento, in cui il senso critico, l’attenzione vigile appaiono parole svuotate di ogni significato.Terribilmente inquietante, ma non si può che condividere! Dobbiamo recuperare il valore importantissimo della ‘comunità’, della comunicazione reale fra le persone ormai molto spesso sommerso dall’effimera ed egotica comunicazione virtuale, per stimolare un risveglio delle coscienze senza il quale non si può che affondare. Ringrazio molto Nicola Vacca per i suoi articoli sempre così interessanti e problematici.