
Articoli di Pietro Cataldi, Marilena Aveni, Roberto Carnero, Romano Luperini; inoltre informazioni, segnalazioni dalla rete, appelli, le leggi contestate
da La politica del governo e l’editoria scolastica
di Pietro Cataldi
… All’interno dell’attacco frontale (e strategico) alla scuola e all’università si colloca la delegittimazione del lavoro intellettuale; e si colloca la brutale aggressione all’editoria scolastica. Ecco: meno scuola, meno lavoro, meno studio; e dunque meno libri. Ora, senza dubbio alcune case editrici hanno gestito poco responsabilmente il proprio ruolo, in modi che potrebbero essere pacatamente denunciati e contenuti con accordi e interventi legislativi. Ma questo attacco ai libri di testo è nel suo insieme del tutto ingiustificato, ed esprime un’alleanza fra il senso comune più volgare e la strategia della destra. Il fatto che non una voce si sia levata per rivendicare la funzione di civiltà dell’editoria scolastica, e che anzi anche la stampa di opposizione abbia preferito lasciarsi trascinare nella stessa crociata ci aiuta a capire – sulla scorta di un dettaglio non del tutto secondario – perché la sinistra resti per ora destinata a una sconfitta così disastrosa.
Perché il governo Berlusconi attacca i libri di testo? Nessuno pare esserselo chiesto; ma la domanda, prima di dargli man forte, sarebbe stata opportuna. Le ragioni sono quattro. Uno: perché l’avversione alla cultura e alla scuola che domina oggi in Italia gli permette di raccattare demagogicamente qualche facile consenso. Due: perché è proprietario di una decina di importanti case editrici scolastiche e ha significativi interessi in gioco; mettendo alle corde i concorrenti (e soprattutto gli invisi editori scolastici puri) può fare altri passi verso il sognato monopolio (o duopolio al massimo). Tre: perché l’editoria scolastica è prevalentemente di sinistra. Ministro Storace, alcuni anni fa, si pensava a censure e visti governativi per i manuali di storia (ma qualcuno se ne ricorda?); ora si è trovata una strada più efficace e più radicale. Quattro: per distruggere un secolare modello di formazione, affidato al libro e alla cultura critica, e sostituirlo con una girandola di Internet, Tv e becchime di altro genere; così da creare meglio il gorilla ammaestrato che produce e consuma e non sa e non pensa.
Come sono fatti i libri di testo? Chi ne ha parlato tanto male dovrebbe dargli uno sguardo. Sono per lo più ben fatti; diciamo pure incredibilmente ben fatti, in un paese in cui funzionano sempre meno cose. Ricchi, aggiornati, gradevoli. Secondo alcuni: troppo ricchi (ma chi chiede meno pagine chiede meno sapere e meno profondità per i nostri giovani), troppo aggiornati (ma chi chiede meno edizioni rinnovate vuole un sapere e dei metodi ignari dei ritmi della globalizzazione), troppo gradevoli (ma un libro fatto di blocchi in bianco e nero oggi non troverebbe udienza nei ragazzi). Costano troppo? Non è vero. Al contrario. Si misuri il prezzo di copertina con quello di libri simili non destinati alla scuola: la metà o un terzo. Le alte vendite sperate e i tetti di spesa permettono e impongono questo risultato.
Si tratta però di una spesa che grava pesantemente sulle spalle delle famiglie. Vero, ma il governo potrebbe permettere la detraibilità fiscale dell’acquisto, e darebbe un aiuto concreto. E poi: in videogiochi gli italiani spendono il doppio che in libri per la scuola. Ma evidentemente i videogiochi sono ritenuti più formativi per i ragazzi. E non diremo dei cellulari, degli I-pod, dei pc, delle scarpe o dei jeans o degli zainetti griffati. Però l’idea di spendere per la cultura – e spesso i libri di testo saranno gli unici libri a entrare in certe famiglie – dispiace assai di più. E dispiace che ci sia un’imposizione di acquisto. Infatti il modello è: io voglio consumare quel che mi piace e soprattutto cose frivole. Un modello che ci ha portato alla tv che tutti vedono, alla destra al potere e all’Italia di oggi.
Gli editori e gli autori farebbero alle spalle degli studenti e delle loro famiglie affari d’oro. I fatti dicono che negli ultimi dieci o vent’anni sono falliti numerosi editori scolastici, che con la sola editoria scolastica un editore fa fatica a sopravvivere, cioè a pareggiare il bilancio (e infatti i grandi gruppi si reggono su attività trasversali: giornali, editoria varia, ecc.). Berlusconi ha potuto acquistare a poco case editrici prestigiose in difficoltà. Altro che speculazioni e affari d’oro! Quanto agli autori, per uno che ha successo, e che guadagna bene (ma ci cambierà la macchina, non ci diventerà ricco), ce ne sono cento che restano al chiodo, e intascano poco o nulla in cambio di anni di lavoro durissimo e altamente qualificato.
Accanto alla vergognosa speculazione di chi i libri li inventa e di chi li stampa starebbe la filantropica rivendita di libri usati. Nei fatti, gli autori di un libro (che spesso sono anche cinque o sei) si dividono una percentuale complessiva oscillante fra i 4 e il 10 per cento sul prezzo di copertina, interamente tassata, mentre i rivenditori di libri usati (che spesso gestiscono più di metà delle vendite totali) guadagnano non meno del 30 per cento senza aver né scritto né stampato il libro, e non di rado evadono ogni forma di tassazione. Siamo certi che siano dei benefattori?
(da Liberazione, 4 ottobre 2008)
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Riferimenti: dl 137, art. 5, dl 133 art. 15.
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Le arti e le scienze sono libere, libero ne sarà ancora l’insegnamento?
di Marilena Aveni
Tra le varie questioni di cui si discute in questo autunno non è stato ancora preso in considerazione un articolo del dl 133 che a mio parere sottende, e andrà a sortire, effetti tragicamente sorprendenti: l’art. 15 sul costo dei libri di testo.
Il comma 1 di detto art. 15 recita:
“A partire dall’anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica nell’adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell’organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente”.
Ricordiamo l’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Riflessioni: a) non credo che tutte le famiglie degli studenti (dalle primarie alle università) abbiano a disposizione pc, stampante e collegamento ad internet, e quindi con tale art. si andranno ad aumentare gli ostacoli che limiteranno “l’uguaglianza dei cittadini e la libertà delle famiglie”, che si vedranno costrette a doversi attrezzare e sicuramente la spesa non sarebbe indifferente;
b) la questione dell’accesso “ai testi tramite internet dietro pagamento” implica un ulteriore aggravio di spesa, in quanto per stampare i testi (e si parla di testi, non di pagine, di testi), gli studenti e le loro famiglie dovranno attrezzarsi di risme e soprattutto di inchiostro a colori (o i docenti si accontenteranno di immagini in B/N se la disciplina prevede il colore?). Quanto costa? Proviamo un attimo a fare mente locale.
A quanto ammonterà il famoso risparmio per le famiglie che con i libri on line non dovranno più comprare i libri?
Il comma 2 recita: “Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell’istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione di secondo grado sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili”.
Ricordo l’art. 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
Riflessione: come può continuare ad essere libera la scelta dei libri di testo se si devono consultare e adottare esclusivamente quelli on line? Le case editrici on line saranno in grado di fornire oggettività e tutto ciò che noi docenti ogni anno andiamo a ricercare nei testi che ci presentano, in base alla nostra visone pedagogico-metodologica e didattica, in base alla nostra onestà intellettuale ecc.? Saranno in grado di farlo, dal momento in cui sappiamo qual è la situazione editoriale attuale?
La maggior parte delle case editrici scolastiche sapete a chi appartengono? Allora, considerando che il presidente del Gruppo Editoria scolastica dell’AIE è amministratore delegato di Mondatori Educational e considerando che l’AIE lavora in collaborazione con il ministero dell’istruzione e con il governo, pongo alcune domande: che libri saranno quelli che dovremo “esclusivamente adottare”? E la nostra libertà d’insegnamento? Le arti e le scienze sono libere, e libero ne sarà ancora l’insegnamento?
Il comma 3 dice: “I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali dei piani di studio e possono essere realizzati in sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e suscettibili di successivi aggiornamenti e integrazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono determinati:
a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;
b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line e mista;
c) il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell’intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore”.
Il Comma 4 ribadisce: “Le Università e le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel rispetto della propria autonomia, adottano linee di indirizzo ispirate ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3”.
Credo, quindi, che sia il caso di muoversi anche in tal senso e che venga aggiunto alle varie problematiche anche la questione dell’adozione dei libri di testo e della libertà d’insegnamento.
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Professor Berlusconi
di Roberto Carnero
La riforma Gelmini rischia di portare al fallimento gli editori scolastici puri. Resisteranno al blocco delle adozioni solo quelli che coprono altri settori del mercato. Sono quattro su circa trecento. Uno, Mondadori scuola, ha già acquisito il controllo di quindici società del settore Che cosa succederebbe se una legge vietasse agli Italiani di cambiare automobile nei prossimi sei anni? La Fiat chiuderebbe. Ebbene, qualcosa di simile sta accadendo all’editoria scolastica. Con un rischio non solo economico ma anche politico e culturale: il controllo, da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, della formazione delle giovani generazioni. Un nuovo, per certi versi più grave e inquietante, conflitto di interessi. (continua qui)
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Le mani sulla storia
di Romano Luperini
Dovrei vergognarmi. Sono autore di un manuale scolastico. E i manuali scolastici costano troppo. Sono inutili. Fatti male. Vecchi. Diseducativi. Noiosi. Andrebbero aboliti. Sostituiti da internet. Tutt’al più, se proprio non se ne può fare a meno, comprati usati e subito rivenduti.
Così ha martellato un’abile campagna di stampa che ha unito giornali di destra e di sinistra e ha preparato l’attuale proposta governativa di bloccare le adozioni per sei anni nei licei. (continua sempre qui)
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Libri di testo: il quadro normativo.
I costi: il comunicato del Ministero per l’anno scolastico scorso.
L’ultima del ministro qui.
Le ultime dalla scuola: proposte e mobilitazioni qui.
Racconti di ricercatori italiani all’estero qui.
Dalla rete, sull’università: una lettera degli studenti della Sapienza, un intervento sull’università di Sergio Bologna.
Un libro consigliato da Giuseppe Caliceti.
Spazi in rete sulla scuola qui.
Cosa fanno gli insegnanti: vedi qui e qui.
Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.
E un appello anche per l’università qui.

questo è un altro di quei problemi che alle famiglie prudono perché tocca le loro tasche e sul quale la destra fa leva con lo scopo di pagare uno e prendere tre: favorire il capo del governo che non si perita (da sempre) di farsi gli affari suoi spacciandosi per benefattore dell’umanità, dare il contentino ai genitori che, giustamente, brontolano per il costo dei libri di testo, svilire l’ufficio del libro di testo suggerendo di rivolgersi ad agenzie di informazione on-line controllabilissime. ora, io non farei un monumento al libro di testo anche se ci toccherà forse erigerlo ad memoriam, perché ci sono in giro maree di libri fatti male, una vera babele. non lo erigerei perché è “uno” degli strumenti a disposizione dello studente che sia veramente studente, non l’unico. ci si è provati tuttavia a farne a meno in esperienze diverse e non sempre ha funzionato e dove ha funzionato è stato sostituito da quantitativi di fotocopie non del tutto legittime e che in termini di consumo di carta non parliamo. quello che mi dà un enorme fastidio è che qui si tace sull’esistenza di una normativa, via via applicata con fermezza, sul contenimento della spesa entro limiti precisati per ogni anno di corso. io per questi limiti non faccio acquistare da anni un libro di versioni dal latino e la divina commedia, aggiustandomi con poche fotocopie per le prime e permettendo agli studenti di avere il vecchio testo del sapegno del padre, o un’ edizione qualunque, purché rispettosa della parola di dante (le dispense di famiglia cristiana non sono mancate). si va raccontando che questo come altri provvedimenti sulla scuola è necessario, suggerendo come en passant che qualcosa di losco deve correre tra gli editori scolastici e gli insegnanti, vil razza dannata (per inciso sull’università si frena perché molti prof siedono in parlamento).l’altro vincolo considerevole, sempre visto in atto, e non insegno da ieri, ahimè, è l’impossibilità di cambiare libro di testo in un corso di studi avviato. vale a dire: si adotta pinco che si rivela meno buono di pallino ma per quel triennio pinco rimane. tutti abbiamo subìto libri adottati da altri con cui avevamo difficoltà di gestione e di digestione. ricordo un libro di geografia di venticinque anni fa, mica del primo novecento, che in maniera del tutto innocente recitava che in india gli inglesi avevano portato la civiltà: scuole ospedali strade ferrovie. per cui si desumeva che gandhi era stato proprio ingrato ad invitarli ad andarsene. giovane insegnante mi arrabattai come potei, tamponando le falle in attesa del venir meno del non expedit per il cambio.
questa come altre belle trovate di questi cavalieri dell’apocalisse. e che diamine un po’ di serietà, di rigore, di pulizia. ah: i prof pensionati non verranno rimpiazzati.
Io ringrazio per questi bellissimi contributi e ogni volta attingo per il mio blog scolastico … l’intento è che l’informazione giri. Spero non le dispiaccia. Oltre tutto mi sono anche appropriata (questa volta senza volerlo, è stato del tutto casuale) del bel nome della sua rubrica, si vede che è un sentimento puro!
Donatella di Viva la scuola
Grazie, Lucy, esprimi benissimo quello che chi insegna si trova ad affrontare quotidianamente, sospetti, denigrazioni, e simili, spesso proprio a partire da chi governa. Il pretesto per i vari ddll è proprio questo che dici, “spacciandosi per benefattore dell’umanità, dare il contentino ai genitori”: cosa che mi paare rispondere al nome di demagogia. Ma l’articolo di Marilena Aveni giustamente mette in dubbio il risparmio di tali norme e il loro essere immuni da “conflitto di interesse”. (E comunque, non ha daa star tranquilla neppure l’università: il comma 4 (dl 133, art. 15) estende il discorso anche all’università).
Donatella, grazie per fare girare le informazioni, le mobilitazioni di questo autunno sono basate proprio sull’informazione, sulla capacità che studenti, genitori e insegnanti hanno avuto di fare vera informazione. E su “viva la scuola” ovvio che siamo d’accordo.
Qualcono ricorda che nel governo di sinistra Mastella ha vietato la libertà di ricerca storica ?
In ogni caso mi pare che l’articolo di “Liberazione” abbia colto il nocciolo del problema: i soldi per videogiochi e discoteche li trovano sempre…
Ma dai! Che si possa detestare a tal punto Berlusconi e il Berlusconismo (Maiuscolo) da giungere al punto di affermare che i libri di testo in Italia sono ben fatti e che sarebbero il baluardo del senso critico e della formazione mi pare davvero troppo.
Ma che cosa è l’antiberlusconismo? Io non lo capisco proprio piú. Insomma ho insegnato 12 anni in Italia nelle scuole superiori e davvero libri di testo decenti ne ho visti pochini. Ho visto si una serie di piccoli affari da “Lumpen” tra quei poveri disgraziati di rappresentanti e quelle altre derelitte delle docenti. Ho visto libri cambiare ogni anno il colore della copertina e incrementare il prezzo del 25% per tale colossale cambio e miglioria. Ho visto che i libri di testo arrivavano nelle librerie a Novembre. Ho visto che costavano davvero molto per una professionale di un quartiere perifierico e che quindi l’80% dei miei alunni finiva per non comprarli mai. Ho visto che in unan scuola professionale per via degli indirizzi di libri di testo ce ne erano almeno quattro per classe e non se ne poteva impiegare nemmeno uno. Ho visto che sono stato denunciato da due distributori perché ho detto ai miei alunni che non gli avrei usati e che mi sarei arrangiato a fornirgli io materiale linguistico autentico. Ho visto che fare una fotocopia in una scuola italiana era come conquistare un nido di mitragliatrici nella battaglia di Iwo Jima. Insomma, le case editrici scolastiche rischiano di chiudere? Mi si riempioni gli occhi di lacrime. Come per il Manifesto e LIberazione.
Accidenti. Probabilmente il berlusconiso (minuscolo) finirá per destrutturare davvero quel poco che resta della scuola in Italia. Probabilmente è una invasione di Eruli e Brunetta un Odoacre. Ma davvero c’era qualche cosa da difendere? Dopo che si è distrutto toccherá ricostruire. Ma la scuola in Italia era una struttura putrida, minacciava di crollare. Il demolotore non è l’architetto. Ma ben venga il demolitore. Vivaddio! E poi complimenti per la logica: Berlusconi minaccia di cancellare l’editoria scolastica dalla facci del pianeta e lo farebbe perché come editore scolastico ci avrebbe la sua convenienza (come dicono a Genova). E perché mai quello che sarebbe male per tutti gli editori di libri di testo sarebbe bene per il solo editore di libri di testo berlusconi? Suvvia. Andiamo.
Ma che cosa è l’antiberlusconismo? IO pensavo che fosse una forma un tantinello ossessiva di detestare un personaggio che in effetti detestabile lo è e non poco. Adesso peró mi pare davvero il paravento dietro il quale si nascondono tutte le forme di pigrizia mentale, di parassitismo, di conservatorismo, di corporativismo, di privilegismo. La scuola prima di Berlusconi era un disastro! CHe cavolo c’è da difendere? Semmai ci sarebbero da proporre altri modelli. I libri di testo sono indifendibili. Semmai ci sarebbero da proporre modifiche alla legislazione sul Copyright, estensione della “cultura wiki” potenziamento delle biblioteche di istituto o di quartiere o tante altre simpatiche novitá. Ma difendere i libri di testo!?! ossignur!
genseki
Comunico un’informazione appena ricevuta, il parere sui decreti del governo del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione:
IMPORTANTISSIMO – il CNPI esprime parere contrario ai provvedmenti del Governo – il testo originale su http://www.pavonerisorse.it parere contrario CNPI
MIURAOODGOS prot. n. 11935
Roma, 17/11/2008
All’On.le Ministro – S E D E
Oggetto: O.d.G. su “Situazione attuale della scuola”
Adunanza del 17 novembre 2008
IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Visto il D.L.vo 16 aprile 1994, n.297 e successive modifiche ed integrazioni;
Visto l’art. 30 – Capo X – del proprio Regolamento interno;
Il CNPI esprime fermo dissenso e viva preoccupazione sulle scelte operate sul sistema di istruzione che, se confermate, comportano per entità e modalità degli interventi finanziari e di natura normativa, una destrutturazione del sistema scolastico pubblico ed una netta riduzione quantitativa e qualitativa dell’offerta formativa.
Il CNPI, richiamando gli orientamenti espressi dallo stesso Ministro presidente nella seduta del 9 luglio scorso, considera necessario per l’interesse generale della scuola che si apra un vero confronto nel paese a partire dal coinvolgimento di quanti, insegnanti, dirigenti e altri operatori della scuola, hanno attraversato stagioni riformatrici diverse garantendo l’unica vera continuità dell’azione formativa, impegno nell’innovazione della didattica e dell’organizzazione scolastica e, nonostante le crescenti difficoltà, una buona qualità complessiva della scuola italiana.
In questo quadro il CNPI considera quindi necessaria una profonda revisione dei provvedimenti adottati, a partire da quanto previsto per la scuola primaria con l’introduzione dell’insegnante unico e l’orario di 24 ore settimanali.
E’ altresì indispensabile un approfondito confronto sul piano programmatico e sui vari regolamenti relativi ai diversi settori scolastici, con l’obiettivo prioritario di migliorare concretamente la qualità dell’offerta formativa.
A questo proposito il CNPI, sulla base delle specifiche competenze istituzionali di organo collegiale nazionale, ribadisce il diritto-dovere di un pieno coinvolgimento nei processi decisionali e, in tal senso, conferma il proprio impegno per un puntuale esame di tutti i provvedimenti in atto.
«Quattro: per distruggere un secolare modello di formazione, affidato al libro e alla cultura critica, e sostituirlo con una girandola di Internet, Tv e becchime di altro genere; così da creare meglio il gorilla ammaestrato che produce e consuma e non sa e non pensa.»
Distinguiamo Internet dalla TV: la TV è male, mentre Internet è bene. Ok, sto generalizzando. Però non è assolutamente vero che Internet educa a non pensare, anzi.
Comunque bel post!