Archivi autore: robertorossitesta

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 105

Quand’era giovane Erre si divertiva spesso a punzecchiare una collega, come si diceva allora “cristiana di base, impegnata a sinistra e attiva nel sociale”.
Quando le chiese che cosa pensasse della transustanziazione, la collega s’infuriò particolarmente, dandogli del provocatore e dichiarando trattarsi di uno dei tanti retaggi di epoche “arcaiche e stregonesche”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 104

Sto andando in ufficio, seduto sul tram sto leggendo uno dei soliti cataloghi antiquari dove ormai la maggior parte dei libri offerti non è più vecchia di me. Durante la lettura ogni tanto alzo gli occhi, seduti di fronte ho un ragazzo e una ragazza ispanici sui vent’anni, forse meno, che si dividono i due auricolari dello stesso apparecchio.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 103

Erre convive da sempre con l’ipocondria, e soltanto i periodici contatti col suo medico e con vari specialisti, insieme a periodiche parentesi di vita da malato ufficiale gli consentono, a lui che sebbene ufficioso è malato cronico e vero, di sopravvivere alla meno peggio. A un certo punto però è piovuto giù (o spuntato su) quel tale politico taumaturgo, che fa saltare e ballare anche gli amputati, sicché Erre è finito di colpo ed ope legis nel novero dei potenziali simulatori e truffatori. Continua a leggere→

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 102

Entro in biblioteca, ma l’interruttore non funziona e la stanza resta in penombra, con la sola luce che filtra dall’ingresso. Guardo verso la finestra, non c’è più. Nemmeno gli scaffali di libri ci son più, al loro posto ci sono appendiabiti su rotelle, strettamente affiancati, a riempire lo spazio; tutti stipati, lo vedo alla fiamma dell’accendino, di vecchi vestiti di ogni foggia e taglia. Al di sopra degli appendiabiti, lungo le pareti, scaffali con borse e valigie.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 101

Un padre passava le ore seduto accanto al letto della figlia all’ospedale. La figlia, lì da molti mesi, sembrava morta, e sarebbe morta del tutto se la scienza moderna non l’avesse trattenuta in un qualche limbo di vita.
L’uomo passava le ore spiando la figlia e lasciando vagare la mente. A volte cercava di leggere qualche rivista o qualche libro che gli portavano amici e parenti in visita. Un giorno si ritrovò fra le mani un Vangelo, lettura da lui non molto praticata in precedenza, e sfogliandolo s’imbatté in alcuni versetti verso la fine del capitolo 5 di Marco, sui quali si fermò di botto.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 99

Per anni aveva fantasticato sul Dio di Sergio Quinzio, dotato contro il male di un’unica arma, tanto potente e terribile da procrastinarne indefinitamente l’uso.
Poi, un giorno, ricordò quello che gli diceva suo nonno, veterano di due conflitti mondiali, a proposito di certi patrioti irriducibili che, a mano a mano che la guerra si mostrava con sempre maggiore chiarezza perduta, fantasticavano di un’arma segreta che ne avrebbe rovesciato le sorti in un sol colpo.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 97

Sono invitato per la prima volta nella dimora di campagna di Elle e di Erre. Quando arrivo i miei due amici sono già ad aspettarmi sul cancello.
“Benvenuto! Prima di entrare non vuoi vedere gli animali?”
“Con piacere, ma non siete vegetariani?”
“E che c’entra? Si tratta di amici che ci onorano della loro compagnia.”
“Ah be’ in questo caso…” e li seguo in un’area parte coperta e parte scoperta dove mucche e galline, molte fra le quali con gli occhiali, passeggiano libere, a piccoli gruppi, con l’aria di conversare fra di loro.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 95

L’uomo giunse davanti alla nuova bancarella di frutta e si fermò. Una mela isolata e diversa da tutte le altre aveva attirato la sua attenzione.
“Per favore, mi dia quella mela.”
“Che occhio, signore! Si vede che lei se ne intende. Ecco a lei, sono dieci euro.”
“Dieci euro? Lei è una ladra, se la tenga pure.”
E l’uomo indignato passò oltre.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 89

Raggiunto il suo culmine di colpo la tempesta cessò. Onde compiacenti sospinsero Erre su di un’isola dotata di tutte le comodità e fecero incagliare la sua piccola imbarcazione da navigatore solitario, carica di ogni ben di Dio, a poche bracciate dalla spiaggia.
Erre pertanto non se la passava affatto male, peccato solo che l’urto avesse messo tutti gli apparati di comunicazione della sua barca fuori uso; di modo che ben presto l’isolamento incominciò a pesargli.
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PROVOCAZIONE IN FORMA DI APOLOGO 87

Due presenze speciali, nell’infanzia di Erre.
La prima, il fratello minore del nonno materno. La meningite che l’aveva colpito bambino l’aveva lasciato bambino per sempre. Ma quando andava a trovarlo al Cottolengo, Erre vedeva ben altri casi, spettacoli che in quell’Italia pretelevisiva solitamente si consideravano “vietati ai minori”.
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