Quand’era giovane Erre si divertiva spesso a punzecchiare una collega, come si diceva allora “cristiana di base, impegnata a sinistra e attiva nel sociale”.
Quando le chiese che cosa pensasse della transustanziazione, la collega s’infuriò particolarmente, dandogli del provocatore e dichiarando trattarsi di uno dei tanti retaggi di epoche “arcaiche e stregonesche”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 104
Sto andando in ufficio, seduto sul tram sto leggendo uno dei soliti cataloghi antiquari dove ormai la maggior parte dei libri offerti non è più vecchia di me. Durante la lettura ogni tanto alzo gli occhi, seduti di fronte ho un ragazzo e una ragazza ispanici sui vent’anni, forse meno, che si dividono i due auricolari dello stesso apparecchio.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 103
Erre convive da sempre con l’ipocondria, e soltanto i periodici contatti col suo medico e con vari specialisti, insieme a periodiche parentesi di vita da malato ufficiale gli consentono, a lui che sebbene ufficioso è malato cronico e vero, di sopravvivere alla meno peggio. A un certo punto però è piovuto giù (o spuntato su) quel tale politico taumaturgo, che fa saltare e ballare anche gli amputati, sicché Erre è finito di colpo ed ope legis nel novero dei potenziali simulatori e truffatori. Continua a leggere
PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 102
Entro in biblioteca, ma l’interruttore non funziona e la stanza resta in penombra, con la sola luce che filtra dall’ingresso. Guardo verso la finestra, non c’è più. Nemmeno gli scaffali di libri ci son più, al loro posto ci sono appendiabiti su rotelle, strettamente affiancati, a riempire lo spazio; tutti stipati, lo vedo alla fiamma dell’accendino, di vecchi vestiti di ogni foggia e taglia. Al di sopra degli appendiabiti, lungo le pareti, scaffali con borse e valigie.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 101
Un padre passava le ore seduto accanto al letto della figlia all’ospedale. La figlia, lì da molti mesi, sembrava morta, e sarebbe morta del tutto se la scienza moderna non l’avesse trattenuta in un qualche limbo di vita.
L’uomo passava le ore spiando la figlia e lasciando vagare la mente. A volte cercava di leggere qualche rivista o qualche libro che gli portavano amici e parenti in visita. Un giorno si ritrovò fra le mani un Vangelo, lettura da lui non molto praticata in precedenza, e sfogliandolo s’imbatté in alcuni versetti verso la fine del capitolo 5 di Marco, sui quali si fermò di botto.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 100
Il conte rincasa a fatica, trascinando la gamba, che gli fa sempre più male.
Questa notte è andata a meraviglia, quattro naufraghi impallinati proprio quando ormai si credevano in salvo, ma quella maledetta gamba gli impedisce di goderne.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 99
Per anni aveva fantasticato sul Dio di Sergio Quinzio, dotato contro il male di un’unica arma, tanto potente e terribile da procrastinarne indefinitamente l’uso.
Poi, un giorno, ricordò quello che gli diceva suo nonno, veterano di due conflitti mondiali, a proposito di certi patrioti irriducibili che, a mano a mano che la guerra si mostrava con sempre maggiore chiarezza perduta, fantasticavano di un’arma segreta che ne avrebbe rovesciato le sorti in un sol colpo.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 98
Chiesi a un amico, un professore cieco di mezza età, se sognasse, e come e che cosa.
“Certo che sogno, come sognano tutti” rispose.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 97
Sono invitato per la prima volta nella dimora di campagna di Elle e di Erre. Quando arrivo i miei due amici sono già ad aspettarmi sul cancello.
“Benvenuto! Prima di entrare non vuoi vedere gli animali?”
“Con piacere, ma non siete vegetariani?”
“E che c’entra? Si tratta di amici che ci onorano della loro compagnia.”
“Ah be’ in questo caso…” e li seguo in un’area parte coperta e parte scoperta dove mucche e galline, molte fra le quali con gli occhiali, passeggiano libere, a piccoli gruppi, con l’aria di conversare fra di loro.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 96
Amo le bimbe gravi, le vecchine ridenti, le cagne a pelo e muso lungo e gli occhi languidi, le piche sornione che seguono il seminatore con il becco affondato nel solco.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 95
L’uomo giunse davanti alla nuova bancarella di frutta e si fermò. Una mela isolata e diversa da tutte le altre aveva attirato la sua attenzione.
“Per favore, mi dia quella mela.”
“Che occhio, signore! Si vede che lei se ne intende. Ecco a lei, sono dieci euro.”
“Dieci euro? Lei è una ladra, se la tenga pure.”
E l’uomo indignato passò oltre.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 94
Lo straniero ed io ci fronteggiavamo ostili. Come un serpente sul punto di attaccare sibilò: “Vous verrez de quel bois je me chauffe!”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 93
“Che cosa ti ha portato qui?” mi chiese il primo che incontrai nella mia nuova vita. Domanda di rito, alla quale con pazienza diedi la risposta di rito. Risposta che poi con pazienza ho dato e ridato chissà quante volte, anche perché qui non c’è molto altro da fare.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 92
Nella vetrine si vede il libro del noto scrittore sulla vita bassa, e di “vitabassa” parla il noto poeta alla radio. Erre guarda e ascolta con leggera costernazione, mentre senza quasi rendersene conto si stringe sempre di più la cinta, e si tira i calzoni sempre più su.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 91
Avevo la mia tenda nel suo sguardo, nel suo sorriso, nel canto della sua voce.
Poi la scacciai, o fu lei a fuggire, oppure se ne andò per un accordo, a compiere una missione. Non lo so più, non l’ho mai saputo.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 90
Egregio Direttore,
è la prima volta che scrivo a un giornale, e sarà anche l’ultima: sto morendo di AIDS, e con la testa piena di pidocchi.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 89
Raggiunto il suo culmine di colpo la tempesta cessò. Onde compiacenti sospinsero Erre su di un’isola dotata di tutte le comodità e fecero incagliare la sua piccola imbarcazione da navigatore solitario, carica di ogni ben di Dio, a poche bracciate dalla spiaggia.
Erre pertanto non se la passava affatto male, peccato solo che l’urto avesse messo tutti gli apparati di comunicazione della sua barca fuori uso; di modo che ben presto l’isolamento incominciò a pesargli.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 88
“Erre fu molto odiato e perseguitato. Se ne dispiacque più che altro perché non riuscì a spendere la propria diversità in maniera efficace.
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PROVOCAZIONE IN FORMA DI APOLOGO 87
Due presenze speciali, nell’infanzia di Erre.
La prima, il fratello minore del nonno materno. La meningite che l’aveva colpito bambino l’aveva lasciato bambino per sempre. Ma quando andava a trovarlo al Cottolengo, Erre vedeva ben altri casi, spettacoli che in quell’Italia pretelevisiva solitamente si consideravano “vietati ai minori”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 86
È un giorno qualunque del terzo decennio del terzo millennio. Come ogni mattina Erre entra in ufficio e prima di tuffarsi nelle pratiche legge in web.6 le ultime notizie. E a un tratto la sorpresa: a lettere cubitali il titolo “CRONACA DI UN NOBEL ANNUNCIATO”, e sotto una sua vecchia foto.
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