Solito supermercato e solito saluto all’anziano marocchino che presidia la fila dei carrelli. Ma questa volta, nella litania di risposta in italiano e in arabo, di solito incomprensibile, risuona ripetuto, ed inequivocabile, il termine “sharmut”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 122
La signora davanti a me alla cassa del supermercato chiede di pagare col bancomat perché non ha contanti.
“Non è possibile”, risponde il cassiere,
“la linea è interrotta da stamattina.”
“Se ti fidi domani ti porto i soldi, altrimenti ti devo lasciare la spesa.”
“Non si può, signora, mi spiace.”
E quella se ne va abbandonando quattro articoli in croce.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 121
In uno dei soliti sogni mi trovo insieme a decine di altri, in un grande spazio chiuso, salone o ascensore che sia; stiamo tutti in piedi, quasi pigiati l’uno contro l’altro. Per colmo di sventura, proprio a me è toccato avere di fronte un tizio poco raccomandabile: testa piccola e rasata sul corpo muscoloso, tatuaggi e piercing, aria da duro. Cerco come posso di mettere qualche distanza tra me e costui, ma questi si fa sotto, preme la sua fronte contro la mia e comincia a parlare,
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 120
Giochi d’infanzia, scuola, lavoro, amicizie ed amori: tutto un sogno, in realtà da quando son nato non faccio che salire, con sempre minore baldanza e maggiore fatica, lungo queste scale che s’avvolgono intorno a una tromba in cui non ho mai gettato uno sguardo.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 119
Da qualche tempo il mio Omega, già appartenuto a mio padre, sta facendo i capricci. Si ferma (sempre alla stessa ora, alle setta e mezza del mattino) e a volte riparte da solo, a volte grazie al blando intervento del mio vecchio orologiaio; il quale, nel leggermi l’inquietudine in viso, si fa delle belle risate. “Questi gioiellini hanno un’anima delicata, certo, ma non nel senso che magari intende lei;” mi assicura “sono cose che succedono, è così e basta”.
Ma questa volta mi sono impuntato: revisione completa.
“Non si verrà a capo di nulla, comunque: contento lei… Fra otto giorni ci vediamo.”
Gli otto giorni sono passati, ritorno alla bottega.
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CAVALLERIA SPIRITUALE
«Ci è stato detto che la condizione degli umani, lungo la loro esistenza in questo mondo terreno, è quella del sonno. Nel corso di tale sonno potranno essi percepire il senso, comprendere le parabole di cui i versetti coranici ci dicono che solo i Saggi comprendono? Ma chi sono dunque i Saggi? I Saggi sono coloro che in tre meravigliosi capitoli Ibn ‘Arab? ci descrive come i “cavalieri” o i “cavalieri dell’Invisibile”; è grazie a essi che in questo mondo terreno può esistere una “scienza delle corrispondenze”. […]
Ta‘b?r al-ru’ya è l’interpretazione delle visioni, dei sogni, ed è una delle applicazioni per eccellenza della “scienza della Bilancia”. Essa permette di compiere il passaggio dalle forme percepite nella visione al significato segreto della loro apparizione. Le nostre visioni in sogno nel mondo della Notte, come quelle che percepiamo in ciò che chiamiamo il mondo del Giorno, necessitano del medesimo passaggio, affinché noi possiamo percepirne il significato segreto. La ragione di questo è che sia le une che le altre sono motivate da un’intenzione segreta propria a un altro mondo e da esso proveniente. Ecco perché il mondo del nostro presente, della Notte come del Giorno, è un ponte che si tratta di oltrepassare. Un ponte è un luogo di transito; non ci si ferma, né si prende dimora su un ponte. Lo si varca, e occorre varcarlo per comprendere il significato segreto, la “corrispondenza” invisibile di quel che è trasceso e lasciato da questa parte. Tale è il compito degli interpreti, degli ermeneuti del senso esoterico, promossi al rango di “cavalieri dell’Invisibile”».
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 118
Intorno lusso e calma, soltanto espressioni di bellezza e pensiero.
Nessuno muore più, nessuno sta male.
Si moriva ancora una volta, qualcuno aveva fame, quando eravamo giovani; ma quanto tempo è passato?
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 117
Mi reco per l’ennesima volta nel solito ufficio a integrare e correggere la documentazione della mia domanda. Fortuna che almeno qui non c’è mai da aspettare, anche stavolta quasi non faccio in tempo a prendere il numeretto nell’atrio che la voce ormai nota mi chiama.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 116
Cammino fra la neve in una periferia deserta e a un tratto vedo poco più avanti un punto in cui la neve è sciolta e il suolo scoperto. Mi avvicino e mi rendo conto che lì l’asfalto è arroventato, rosso-giallo-quasi bianco come la punta di un tizzone; e dev’essere altrettanto fragile e sottile, se sotto di esso posso scorgere agitarsi delle figure.
Poco lontano si trova una stazione dei pompieri, i quali saprebbero come intervenire evitando l’effetto camino: per il quale, qui, anni fa, morirono in tanti in un solo terribile evento. Ma non c’è tempo per chiedere aiuto; devo scegliere, agire.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 115
Ho cinquantadue anni, l’aspetto decoroso e nel complesso abbastanza sano.
Eppure da qualche tempo sui mezzi pubblici uomini e donne di varia età e nazionalità, gli stessi che negano il posto a ottuagenari, storpi e incinte al nono mese, insistono per farmi sedere a ogni costo.
Dapprima non capivo, poi ho notato un particolare.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 114
Me ne andavo per un viottolo di campagna, costeggiando un basso muretto di pietre. Su di esso a un certo punto scorsi i resti di un frugale banchetto: due quarti di mela, uno sbocconcellato e l’altro sano, accanto alle relative bucce.
Parendomi allettante, presi il quarto sano e datogli un piccolo morso lo assaporai.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 113
Lo avevano sempre accusato di essere ambiguo e reticente, gabellando la sua sottigliezza discreta per vigliaccheria sofistica. Nessuna delle sue anfibologie, delle sue permutazioni di lettere, avrebbe resistito all’attenzione sincera di un secondo sguardo, appena appena più lungo. Ma era appunto quello che non intendevano concedergli.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 112
Dopo un lungo e difficile viaggio un uomo e una donna giunsero in una nuova terra solo per trovarvi la morte. Ma prima di morire la donna ebbe il tempo di dare alla luce un bambino.
Chissà perché, quel bambino (fra tanti!) commosse gli abitatori di quel luogo, alcuni dei quali decisero di riaccompagnarlo, in una carovana che teneva della processione e del corteo, là dove era stato concepito.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 111
Quella casa non è la sua casa, lo sa. Inseguito da male parole e da pianto di stizza si lascia alle spalle gli incolti, i campi, gli animali di cui sono piene le sue favole. Mentre il tergicristalli ritma un beffardo “sì-no” gli vengono incontro i lavori stradali mai finiti, gli autovelox, la città sempre sul punto d’addormentarsi o di svegliarsi.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 110
Meno male almeno che non aveva avuto figli, perché di punto in bianco divorziò. Lasciò il suo posto di funzionario e si mise a fare il guardiano notturno, svendette la sua biblioteca e andò ad abitare in un monolocale. Quando il pullman su cui viaggiavano tutti i suoi, reduci da una cerimonia familiare, precipitò da un viadotto sull’autostrada, cominciò a respirare davvero.
Gli mancava solo di realizzare l’ultimo sogno.
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Non ho avuto il tempo di finire

Selma Meerbaum-Eisinger
Poesie sopravvissute alla Shoah
A cura di Adelmina Albini e Stefanie Golisch
57 poesie sono il lascito della poetessa Selma Meerbaum-Eisinger, una
lontana cugina di Paul Celan. 57 poesie che parlano della sua voglia di
vivere e della paura di morire. Con passo accelerato la giovane Selma
attraversa le varie tappe della vita umana per testimoniare non solo la
sua esistenza individuale, ma quella di un mondo scomparso: la Bucovina,
quella zona agli estremi confini dell’ex- impero asburgico, luogo di nascita
di un impressionante numero di autori e poeti di lingua tedesca.
Sopravvissute alla guerra e giunte, prima in Israele, poi in Germania, le
poesie di Selma Meerbaum-Eisinger nel mondo di lingua tedesca sono
considerate una importante testimonianza della fertile convivenza di due culture, l’ebraica e la tedesca. Tradotte nelle maggiori lingue del mondo, ora appaiono per la prima volta in traduzione italiana.
MIMESIS EDIZIONI
Collana
IL QUADRIFOGLIO TEDESCO
Isbn 9788884838810 – 15,00 euro
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 1O9
La ricerca di Erre è giunta alla fine, finalmente ha quel nome e quell’indirizzo, insospettabili. Non riuscendo a trattenersi corre in quel quartiere periferico, che non conosceva; giunge alla casa, al pianerottolo, alla porta. Non c’è campanello; bussa e la porta, non chiusa, sotto la spinta lieve si apre.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO1O8
Più che essere un cattivo scacchista, semplicemente non era uno scacchista vero.
Invece di guardare la scacchiera, teneva lo sguardo ostinatamente puntato verso l’alto, a tentar di scrutare, ma la sua vista non era da tanto, partite che si svolgevano altrove, delle quali le presenti e terrene per lui non erano che le tardive e pallide repliche.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 107
Sta per partire un reality che rivoluzionerà la storia della televisione e stravolgerà la vita quotidiana. Tradotto in paleoitaliano, il titolo suona “La casa della scrittura”.
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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 106
La sua tela pristina era del tutto e irrimediabilmente strappata.
O rimanere senza o tesserne una nuova.
Non avendo più Penelopi cui fare ritorno era lusingato dal fatto che una maga, addirittura una dea, dispiegasse tutte quelle arti sottili al solo scopo di trattenerlo con sé.
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