“Fiori rosa fiori di pesco” canticchiò per settimane la solitaria e affascinante giovane davanti alla vetrina in cui si trovavano due vasi cinesi dal fondo celeste come i suoi occhi e decorati a fiori di pesco rosa come le sue guance. Per settimane passò davanti alla vetrina ogni volta temendo che i vasi fossero stati venduti; ma no, erano sempre là, ad aspettarla; e come venne il giorno di paga lei corse, al diavolo il resto!, a comprarli; e se li portò nella sua casa, dove li mise al posto d’onore.
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Tieni a mente la legge dello scialo
Tieni a mente la legge dello scialo.
Il mondo ignora chi rimane indietro
ma ancor di più chi corre avanti troppo.
Basta farsi di lato al punto giusto
per essere o non essere scartati,
per diventare tessere perfette
del mosaico di cui non s’intravvede
e a stento che il rovescio.
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Provocazione in forma d’apologo 140
Le nostre esistenze si svolgono su mappe in scala 1:1. Su mappe siffatte i confini non si vedono; è principalmente per questo che alcuni di noi li superano.
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Provocazione in forma d’apologo 139
C’era un tale che aveva un sacco di cose da dire a Dio: dubbi, lodi, consigli, anche durissime critiche. Siccome non ne faceva mistero, è ovvio che molti lo commiserassero, e che altri se ne prendessero gioco. Ma quel tale, senza darsene per inteso, un bel giorno si mise in viaggio davvero, per trovare Dio e vuotargli davanti il suo sacco.
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Provocazione in forma d’apologo 138
“Sei per sei trentasei! Sei per sette quarantadue! Sei per otto quarantotto!” calcolano da un lato.
“Che io scemi! Che tu scemi! Che egli scemi!” coniugano dall’altro.
E fuori cozzi d’incidenti stradali, ululi di sirene, grida di dolore e di raccapriccio.
Nondimeno, nella stanza regna un silenzio perfetto.
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Provocazione in forma d’apologo 137
Provocazione in forma d’apologo 136
Sono vecchio e senza parenti prossimi ma grazie al Cielo non sfornito di mezzi. Perciò nella mia casetta con giardino ho fatto venire una famiglia che provvede alle mie esigenze personali e a quelle domestiche e soprattutto divide con me l’esistenza: Anna e Giovanni, e i loro figli Cecilia e Massimo, i quali ultimi svolgono benissimo il compito di movimentare una vita anche troppo ordinata e tranquilla.
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Provocazione in forma d’apologo 135
“Era un piccolo lago incantato: giaceva nel centro di un lieve avvallamento del terreno completamente circondato da una modesta altura le cui pendici, da un versante e dall’altro, erano verdi d’alberi; proprio come si fosse trovato dentro il cratere di un vulcano spento. Non era visibile, dunque, neppure da breve distanza, se non si sapeva che c’era, e non si scalava l’altura; e parimenti invisibili erano l’immissario e l’emissario, che dovevano scorrere nel sottosuolo: se le sue acque non fossero state sempre limpide e fresche lo si sarebbe detto uno stagno.” Così diceva l’antico libro famoso, che tante volte avevano letto e commentato insieme.
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Provocazione in forma d’apologo 134
Chissà mai perché quel prepotente forzuto importuna il signore dall’aria timida e gentile, con occhiali e pancetta. Forse per nessun’altra ragione al mondo che appunto è un prepotente forzuto, e l’altro gli appare inoffensivo, bersaglio ideale per quelli come lui.
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Provocazione in forma d’apologo 133
Il 17-9-2008 Erre è entrato nell’età che aveva al momento della morte il suo zio più caro, nel quale si riconosceva più che in suo padre stesso.
Il giorno medesimo, rincasando, ha trovato la porta sbarrata e polizia, ambulanze, pompieri: il condominio in cui abita aveva appena rischiato di saltare in aria, pericolo che nei mesi è andato scemando ma ha costretto a una vita di continue precauzioni ed allarmi.
Pochi giorni dopo, la morte della madre di uno dei suoi amici più intimi.
Poi, a intervalli non regolari ma con concentrazioni maligne, malattie e altre morti:
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Provocazione in forma d’apologo 132
Di ritorno dal grande specialista l’uomo si lasciò cadere al tavolo affranto. Il luminare gli aveva confermato che i suoi polmoni erano in uno stato pressoché terminale, e che solo un trattamento ancora in sperimentazione lasciava almeno un barlume di speranza. Ma per essere inseriti in quel programma, non sostenuto dal servizio pubblico, occorreva accollarsi costi diretti e indiretti notevolissimi. Aveva lui la cifra necessaria al tentativo di salvarsi la vita? No, maledizione, non l’aveva né l’avrebbe avuta mai. L’uomo fissava con odio ahilui tardivo il pesante portacenere di cristallo che aveva davanti, ancora colmo di mozziconi; poi a un tratto, in un raptus incontenibile, lo afferrò e lo scagliò giù dalla finestra semiaperta.
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La Finestra e il dominio della luce
«Una finestra è una finestra in quanto attraverso essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è somigliante alla luce, non è collegata per un’associazione soggettiva a una nozione di luce soggettivamente escogitata, ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio. Ma in se stessa, fuor dal rapporto con la luce, fuor dalla sua funzione, la finestra è come inesistente, morta».
(Pavel Florenskji, Le porte regali, Milano 1977, p. 34)
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Provocazione in forma d’apologo 131
Quando lessi “Ama il prossimo tuo” di Remarque avevo undici anni.
Giungendo al punto in cui uno dei personaggi, ubriaco, va con una donna di strada e la chiama con il nome dell’amata lontana (lasciata nel tentativo di salvarsi e salvarla dai nazisti che danno loro la caccia), avvertii stordimento e nausea, e quel che restava della fanciullezza mi abbandonò d’un tratto.
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Provocazione in forma d’apologo 130
Da qualche tempo Erre si sveglia con in testa i versi di una canzone di oltre quarant’anni fa, che poi canticchia fra sé tutto il giorno:
“I miei giorni feliiici
li ho vissuti con teee.
I miei giorni felici…”.
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Provocazione in forma d’apologo 129
Molti anni fa conobbi un emigrante rientrato al paese dopo vent’anni per un affare imprevisto ed urgente, tanto imprevisto ed urgente che aveva appena avuto il tempo di informarne i familiari più stretti prima di mettersi in viaggio. Ma costoro per la data e l’ora indicata avevano altro (di meglio) da fare, e la visita dell’uomo doveva concludersi in meno di mezza giornata; così che costui non poté incontrare nessuno dei suoi.
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Provocazione in forma d’apologo 128
Ho smesso presto di chiamarti mamma. Hai continuato tu a chiamare te stessa in questo modo, usando per te la terza persona, quando mi parlavi, come si fa coi bambini. E dire che io ho dovuto crescere in fretta, incalzato, di tradimento in tradimento.
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Provocazione in forma d’apologo 127
Entro come sempre trafelato nell’androne dove per fortuna l’ascensore sta già arrivando.
La porta si apre e ne scende lei, con un abito Impero grigio chiaro ed un bouquet in mano.
“Che fai?” le chiedo.
“Non vedi?” risponde “Vado a sposarmi.”
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Provocazione in forma d’apologo 126
Anni fa scovai in rete il sito di un sensitivo che attirò la mia attenzione.
“Clicca qui e avrai indicazioni importanti per la tua vita.”
Cliccai e ritrovai la mia vita radiografata in quattro righe, con messa in bella evidenza tutta la vanità dei miei sogni e degli sforzi che facevo per realizzarli.
“Guarda un po’ che caso!” mi dissi, e passai oltre.
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Provocazione in forma d’apologo 125
Al figlio di mio fratello, sette anni, piace molto accompagnarmi in un nuovo supermercato dove i prezzi degli articoli si leggono su un display passando una specie di pistola sul codice a barre. “È il far west del terzo millennio” mi dico, e lascio che il marmocchio si diverta con quel marchingegno.
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Provocazione in forma d’apologo 124
Da anni, sui gradini della chiesa principale del quartiere “bene” per eccellenza della mia città, nei pressi della quale passo nei miei tragitti casa-ufficio e viceversa, vedo un barbone con la sua cagnetta, in mezzo, come accade in questi casi, ai loro pittoreschi “bagagli”; e spesso mi avvicino, come tanti altri, per una moneta e un saluto.
Pochi giorni prima di Ferragosto leggendo il giornale ho fatto due scoperte: che tra i nostri Vigili Urbani sono state create delle “Pattuglie Decoro”; e che una di queste è stata mandata a sgomberare la poco decorosa installazione; forse, ed è il forse del vostro solito malpensante che troppo sovente ci azzecca, con il recondito intento di far sloggiare anche i due.
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