La Finestra e il dominio della luce

«Una finestra è una finestra in quanto attraverso essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è somigliante alla luce, non è collegata per un’associazione soggettiva a una nozione di luce soggettivamente escogitata, ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio. Ma in se stessa, fuor dal rapporto con la luce, fuor dalla sua funzione, la finestra è come inesistente, morta».
(Pavel Florenskji, Le porte regali, Milano 1977, p. 34)

Il brano che precede è l’importante e impegnativo biglietto da visita con il quale La Finestra Editrice, attiva dal 1998, si presenta all’attenzione dei lettori.
In una quindicina di collane di letteratura, filosofia e arte (fra cui “Tridentum”, tenuta in collaborazione con la regione Trentino–Sud Tirolo, che si occupa della cultura legata all’arco alpino con particolare attenzione alla regione predetta) La Finestra Editrice, animata da una valorosa pattuglia di studiosi e intellettuali fra i quali spiccano Marco Albertazzi e Marzio Pieri, non svolge solamente opera di altissima cultura collaborando con istituzioni italiane e straniere nel campo della scoperta di testi inediti e nella ristampa di opere rare, sempre corredate da approfonditi studi critici, ma anche e soprattutto dà a tale prassi apertamente il senso di una “riverifica” delle prospettive e dei valori, innervandola di una sempre visibile volontà di ridistribuire le carte e di giocare una nuova partita.

Dal Marino ripresentato da Marzio Pieri al Cecco d’Ascoli e all’Arturo Onofri riscoperti (ed in parte addirittura scoperti) da Marco Albertazzi, l’operazione non è pertanto solo quella, che già sarebbe encomiabile, di offrire ineccepibili edizioni corredate da inedite letture di opere più che significative e magari introvabili, ma innanzitutto di farne le teste di ponte (e, contemporaneamente, di ariete) di un ripensamento profondo del passato quale “nuova” chiave di accesso a questo nostro presente, reso ambiguo e difficile anche dall’inquinamento delle sue genuine fonti: sistematicamente perpetrato per secoli e forse, si sarebbe quasi tentati di dire, “fin dalla fondazione del mondo”.

Un tale programma non può certo essere svolto senza riferimenti teorici forti, a volte reperibili nelle stesse opere di punta, altre in opere più defilate e peregrine; ed anche queste La Finestra Editrice intende riportare alla luce offrendole con amore e acribia al pubblico dei “conoscenti”. Un esempio per tutti: l’attenzione rivolta alle summe del sapere medievale, che non vanno considerate semplici cumuli di nozioni ma organismi simbolici, dotati di una “sapienzialità” ignota alle enciclopedie postilluministe. “Sapienzialità” costituita da un “volere” completamente svincolato dal “potere”, che solo in questo modo può generare “sapere” e autorità; ed ispirata al geberiano “principio di dispersione”, ovvero alla capacità di “disperdere”, all’interno del tessuto narrativo, arcani dottrinali che, una volta riconosciuti, riconducano il lettore ad una dimensione “altra” e più profonda della propria coscienza, quale che sia il suo livello e la sua indole, in attuazione dell’antico principio: «Separare ciò che è unito nell’unire ciò che è separato».

Ovvio che quanto detto finora, e molto altro, è espresso assai meglio sul catalogo (sia telematico che cartaceo) de La Finestra Editrice, al quale opportunamente si rimanda.
Ma il presente post, scritto per i lettori di LPELS, non potrebbe raggiungere pienamente il suo scopo, che è appunto quello di invitare il nostro pubblico a visitare le pagine del predetto catalogo, senza almeno qualche citazione ulteriore delle opere di poesia e sulla poesia che lo scrigno de La Finestra Editrice tiene in serbo per noi.
Ebbene, oltre al Marino e all’Onofri cui già si è accennato, si troveranno preziosi testi dei Documenti d’Amore di Francesco da Barberino, di Oreste Macrì, di Piero Bigongiari, di e su Guido Ceronetti; un’antologia–saggio degli e sugli “invisibili” della poesia italiana del 900, altrimenti detti, con indovinatissima formula, “gli ostaggi di Montale e Ungaretti”; e i numeri de “Le Acque di Ermes / The Waters of Hermes – A journal of poetry, imagination and traditional wisdom”, di cui basta scorrere i titoli dei singoli volumi (“The Myth / Il Mito”; “Hermes – Hermetic / Ermete – Ermetico”; “Shamanism / Sciamanesimo”; “Wisdom / Sapienza”) e l’indice dei contributori (da G. Conte a K. Raine) per avvertire quella che per molti di noi costituisce una non equivocabile aria di casa.
Occorre altro? “Multa paucis” spero; e, non a caso, anche questo è il titolo di una collana de La Finestra Editrice.

LA FINESTRA EDITRICE
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