Archivi categoria: Recensioni

Igor De Marchi, “Resoconto su reddito e salute”

Igor De Marchi è il poeta che cercavo.
Asciutto, concreto, cattivo. Anzi spietato.
A trentadue anni parla in poesia di cose che più impoetiche non si potrebbe: il mutuo da pagare, la polizza sulla vita, l’allacciamento del metano. Il climatizzatore. Nessuna improbabile metafora, nessun recondito grumo di senso. Sono solo le cose che popolano i nostri giorni, tutti. Compongono il sociale corredo d’ansia e frustrazione di ogni esistenza media. Continua a leggere

due libri

Recentemente mi sono trovata a leggere due piccoli libri preziosi, di poesia e vissuto umano, dove il tema è l’accettazione dell’esperienza anche nelle sue forme più dolorose e acute di perdita. Riflettevo su quante parole e sforzi si spendano nella lotta per i propri ideali, i propri sogni, la propria affermazione contro la crescente invisibilità. Più forte della lotta tuttavia è il riuscire ad accettare in toto la vita – non c’è resistenza né pacificazione se prima non si è riparo a noi stessi. Ci sono poi cose come la morte di una persona cara, la malattia, la violenza dell’esistere (e delle scelte) contro cui non si può combattere a lungo – bisogna in qualche modo infrangersi e poi aprirsi a loro, al dolore che ne viene, alla “gioia”, se gioia è capacità di portarsi con coraggio nel nostro limite.

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Giovanni Turra Zan, “Senza”

La poesia di Giovanni Turra Zan è incamminata.
Incamminata semplicemente perché protesa in una ricerca genuina che sta dando frutti via via più fecondi. E incamminata in sé e per sé, perché recupera senso nel suo stesso andare, nel procedere in direzione di un quotidiano che ad ogni verso si squarcia in fendenti d’evidenza, in grumi di significanti aperti come ferite da cui sgorga cognizione nuova, dolorosa ma appesa al tempo stesso a un sentimento quasi di estasi consapevole, illuminata.

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“Il Cantiere e altri luoghi” di Angelo Mundula – Recensione di Giovanni Nuscis

Copertina libro

Angelo MUNDULA
Il Cantiere e altri luoghi

Carlo Delfino Editore (Sassari, 2006) Collana – La Ginestra

Alla domanda frequentissima di quale sia la poesia destinata a rimanere, di solito consegue un’altrettanto ricorrente risposta: quella che ci richiama infinite volte a lei, per dilettarci e per apprendere, ancora, per misurarci e riverificare radici e appartenenze. La poesia che resta, per dirla in breve, è quella che ci nutre, per una qualche ragione. Una qualità, questa, che non sempre è dato cogliere nell’immediato. Molta buona poesia – che si fa subito apprezzare per una qualche dote e alla quale, magari, dedichiamo attenzione – spesse volte non la rileggiamo, addirittura, la dimentichiamo. Forse, perché non ci siamo presi il tempo necessario di lettura; non abbiamo atteso quel riscontro interiore di cui parlava Eliot;

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