Archivi categoria: Recensioni

Andrea Leone

Andrea Leone, L’ORDINE – La vita felice, Niebo 2006

«Ci sono soltanto due trascendenze verbali: i teoremi matematici e la parola come arte» (Gottfried Benn, Futuro e presente). L’ordine di Andrea Leone muove da queste due trascendenze per costringerle ad una collisione violenta. Trascendenza del teorema che esibisce il tragico come insuperabile tratto destinale, trascendenza della prosa come arte che brucia il finito nell’astrazione più inflessibile. Sono queste forme di un giudizio inappellabile che investe l’esistenza, illuminandola di una luce livida e insieme aurorale. Giudizio di chi? Non di un io. Andrea Leone è un lirico, ma è forse necessario tentare di definire in che senso lo si afferma. In Andrea Leone il lirismo non è infatti assimilabile alla tradizione che ne ha definito il concetto. I versi de L’ordine non credono al soggetto, al singolo, alla storia. Continua a leggere

Nicola Ponzio, L’equilibrio nell’ombra, LietoColle, 2007

di Marina Pizzi

Poeta a grandezza naturale, come dire, senza alcuno sforzo Nicola Ponzio: un appunto di lavagna per i cómpiti di subito, la realtà, per sconfinare, però, ad orizzonte: da una lepre, da un’ombra, da un appunto, appunto: “Negli occhi meridiani/ della lepre/ sognare di parlare/ dell’amore/ con l’astore crudele e silenzioso.”

 

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Luca Ariano, Bitume d’intorno, Ed. del Bradipo

Cose che mi son piaciute molto. In primis il tono basso, asciutto, prosaico e quotidiano. Cose come:
Duroy questa mattina/ davanti alla sua macchina per scrivere/ batte moduli di vite, di vanità/ al nero profumo del caffè/… Questa sera posato il taccuino e la penna/ tra un pacchetto di Nazionali e una risata/… (da Bel-Ami):

o come:
… Brillano le gote d’un santo/ sul disco di Piero Ciampi:/ fischiettando “Livorno” quando i bar si gonfiano/ e scorrono i titoli di coda d’una commedia/ di Pietrangeli, foglie d’autunno/ tra bianchi camici./ (da Ted)
:

o da una delle mie preferite in assoluto:

Un’altra San Martino
la chiusa davvero grandiosa e spiazzante::

I bambini non sentono più il sapore del canto/
delle galline e il brusio d’un orto/
appena innaffiato;/ questo mese sono uscite tre antologie:/
“Ma noi ci siamo?”/

Ecco qual è il vero nostro (e incoffessabile) problema di poeti.
:

Come pure quest’altra chiusa:
… “Meno tasse per Totti”/ In quei calici di semafori fradici/ da sorseggiare in un mattino./
(Il gioco dell’oca).
:

E soprattutto mai, neanche lontanamente, l’ombra di qualsiasi nefasta enfasi del poetume che assilla le nostre patrie lettere.

Luca Salvatore, Fumisteria ermeneutica, Joker, 2006

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Davvero un bell’esordio, questo di Luca Salvatore che è nato a Potenza nel 1978.
Un libro di versi molto intenso e dove si respira l’aria frizzante di poeti come Tristàn Corbière e Jules Laforgue. C’è una ricchezza lessicale, una elegante capacità inventiva ben imbrigliata in una struttura formale che dà all’opera il rigore di un classico.

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Gabriela Fantato

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Gabriela Fantato, ENIGMA, ventidue invocazioni – DialogoLibri  2000

La storia di queste poesie è fatta di incontri: con l’artista Coca Frigerio, che aveva ridisegnato le carte dei XXII Arcani Maggiori a partire dalle enormi forme granitiche che abitano il Sacro Bosco di Bomarzo a Orvieto; con Carlo Galante che, leggendo i testi di Gabriela Fantato compone delle musiche; con altri artisti: attori, musicisti, cantanti, disegnatori, che allestiscono uno spettacolo andato in scena a Sondrio, Milano, Roma. Continua a leggere

Chiara DAINO / LA MERCA

LA MERCA di Chiara Daino, Fara, 2006

Se è vero che le parole continuano ad operare, anche nell’epoca del rumore mediatico e dell’esubero informativo-informatico, e se la letteratura ha ancora la capacità di modificare la visione del mondo che racconta, dopo aver letto La Merca, primo romanzo di Chiara Daino, bisognerebbe provare un sano senso di colpa. Perché La Merca non è soltanto un romanzo che racconta una storia coinvolgente con una lingua nuova, piena di ritmo, musicalità, e a tratti tendente alla prosa poetica, senza mai abbandonare la dimensione narrativa o cedere allo slang generazionale.

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Libri giuntimi (Rubrica 2)

Lucianna Argentino, Guido Monti, Alessandro Monticelli, Italo Testa, Alessandro Assiri, Paolo Battistella, Lucetta Frisa.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
Procedo, con tale spirito in ‘elevazione’, a segnalare-recensire i libri che state inviandomi (e vi ringrazio). Mio indirizzo per posta cartacea al fine che mi curi di voi: Gian Ruggero Manzoni Via Fiumazzo 232 – 48020 San Lorenzo di Lugo (RA).

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Marino Magliani – Quattro giorni per non morire

magliani libro

Siete poeti? Gente che ama il lampo nella notte e il cerchio nell’acqua, adepti di una metafisica volatile e sprezzatori di lenta tessitura narrativa, troppo vicina – dite voi – alla prosa del quotidiano? O raffinati cultori d’aforismi e scritture liminali, dove l’ordine del discorso è sfidato a duello da ingegni inquieti e renitenti alla leva del potere (ma quanta boria, a volte, e giacobinismo d’accatto, negli epigoni di Montaigne)?
Nei vostri archivi fiction e letteratura stanno ben distanti (almeno tre scaffali più in là) e il romanzo è il parente povero della calligrafica profezia che vi sta a cuore?
Vi do occasione di emendarvi, segnalandovi un libro piccolo e prezioso, che vi riconcilierà con la blasfema compiutezza del romanzo senza tradire la liturgia del Verbo.
E’ di Marino Magliani, un ligure dal passo di montagna, lento e mai faticoso.
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Corrado Bagnoli

Corrado Bagnoli FUORI I SECONDI – La Vita Felice, 2005 – versione dialettale a fronte di Piero Marelli – Introduzione di Gabriela Fantato

Ho letto questo libro nello stato  ingenuo in cui ci si accosta a una lingua per la prima volta, semplicemente abbracciando la prima cosa che del testo ci appare, e cioè la sua forma visiva, la sua dislocazione sulla pagina bianca.

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Erri De Luca, “L’ultimo viaggio di Sindbad”

Parla scarno, Sindbad. Traghetta clandestini stipati sotto coperta. Le donne a bordo lo infastidiscono, e i morti li butta a mare. Viaggia ai giorni nostri, sotto satelliti che sono stelle cattive la cui luce è da evitare. Ma porta il nome del marinaio fantastico de Le mille e una notte. Non ha l’aria romantica di un capitano decaduto, che so uno che magari guidava navi di lusso e che per qualche mala ventura s’è trovato a trasportare disperati suo malgrado. Continua a leggere

Libri giuntimi degni di menzione (Rubrica 1)

Volumi di Marco Merlin, Francesco Marotta, Matteo Fantuzzi, Sabrina Foschini.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, così come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).

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Rita BONOMO

diri diri danna

Nell’aborigeno mio cielo
il mio cielo è tronco d’ali e reti
eppure impigliata –resta- questa genia…

Spesso e non a caso sono gli autori e le opere diversi da noi e dalla nostra scrittura ad attrarci maggiormente. E accade che entrando rabdomanticamente nel mistero della loro opera, avendone intuito il valore, ne usciamo sempre arricchiti di qualcosa che non era dato prevedere.

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Il lampo della bocca

di Sebastiano Aglieco

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Devo l’intuizione del mio blog RADICI DELLE ISOLE, a un’antologia di poesia del novecento del tutto particolare, il cui metodo di indagine propongo qui come esempio di esplorazione delle consonanze, nel tempo e nello spazio. E’ difficile riscontrare dei giudizi in questo libro, quanto piuttosto sguardi che s’incrociano. Prova abbastanza rara nel panorama odierno, che meriterebbe un dibattito più appropriato.
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Piccole apocalissi quotidiane. Sulla poesia di Luigi Socci

Il mondo visto dallo spioncino. E’ un gioco di specchi convessi, di lenti deformanti. Un universo livido e grottesco. Ridicolo e inquietante. Un mondo guardato da un oblò senza oceano né mare, ma affacciato sulla tromba delle scale di un condominio qualsiasi, in una città qualsiasi. Un’umanità che vista da questa “lente rimpicciolente”  – un po’ come le maschere che James Ensor dipingeva tra i passanti per le strade di Bruxelles – appare caricaturale, storpia, istintivamente infida. Appare, quindi è. Continua a leggere

Dolore della casa

Sebastiano Aglieco – Dolore della casa – Il Ponte del Sale Rovigo 2006

di Marco Molinari

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La morte di una persona cara è sempre stato un impulso potente per la scrittura poetica. Gli esempi sono numerosissimi e pertanto mi sento esonerato dal farne. In quei momenti il dolore tocca il punto del non ritorno, l’estremo limite della forza. Tutto il corpo ne è scosso, l’anima e lo spirito risalgono in superficie come pesci a cui manca l’ossigeno nell’acqua. Morte, anima del morente, anima dolorante si pongono sul palcoscenico della vita come “dramatis personae”. Anche Sebastiano Aglieco, poeta dei delicati chiaroscuri, come non potrebbe non essere per un siciliano innestato nelle brume della Brianza, anche per questo poeta è giunta purtroppo questa chiamata. La sua risposta è un libro di liriche dense e asciutte, dal titolo Dolore della casa edito da Il Ponte del Sale di Rovigo.

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Filologia di una morte. Su “Philologia Pauli” di Massimo Sannelli

La morte di Pasolini è un lascito fragoroso, ancora a distanza di decenni, un’eredità pesante e gravida, un avvenimento che tuttora scuote intellettuali, storici, giornalisti, e divide quell’informe invenzione mediatica che s’usa definire opinione pubblica. Un Pasticciaccio brutto, un crimine maturato nei bassi fondi di borgata e nella depravazione – secondo la versione ufficiale tramandataci dai tg in bianco e nero e dalle colonne ormai ingiallite dei giornali dell’epoca.

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Michel Houellebecq, “Il senso della lotta”

Ogni giorno il giorno si alza per ripiombare sulla città. E su chi è sopravvissuto alla litania di morte della notte, ai suoi tarli.
Ancora una volta, “oggi avrà luogo”, come una maledizione, come una condanna. Così i versi di Houellebecq ci accolgono, alla prima pagina. E quelle che seguono non fanno che ripiegarsi su questa inalienabile (alienante) certezza. All’infinito, verrebbe da dire, ma spiacente qui tutto è finito. Continua a leggere