Tra i più bei libri italiani di sempre, anche se scritti in latino, figurano gli Elogia veris clarorum virorum imaginibus apposita, quae in Musaeo Ioviano Comi spectantur (Venezia 1546), che uniti agli Elogia virorum bellica virtute illustrium (Firenze 1551) formano il volumone Elogi degli uomini illustri, uscito alla fine del 2006 a cura di Franco Minonzio per i «Millenni» di Einaudi. È la prima traduzione integrale dei celebri Elogia o Ritratti di Paolo Giovio.
Paolo Giovio (1483-1552) era un tipo piuttosto eccentrico: medico, filosofo, vescovo, finissimo letterato e umanista, ma soprattutto grande amante e praticante del pettegolezzo più sfrenato. Nel 1538 iniziò la costruzione di una magnifica villa sul lago di Como, che nelle sue intenzioni doveva diventare Museo, ovvero luogo dedicato alle muse, aperto alla visita di amici e conoscenti. La villa comprendeva una galleria in cui erano esposti circa duecentocinquanta ritratti di celebrità antiche e moderne collezionati da Giovio nell’arco di tutta la vita. Gli Elogia furono inizialmente concepiti come cartigli destinati a illustrare questi ritratti.
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Già altrove dissi che davanti alla scrittura di Massimo a me pare di trovarmi di fronte a un Libro d’Ore, da sfogliare in ascolto e in riverenza. La suggestione dell’immagine, che mi convince ancora, e di più ad ogni lettura, mi sorse dall’analogia per me naturalissima tra la sua poesia – e la poesia che nella sua prosa si trasfonde – e l’evoluzione storico-artistica degli antichi libri di preghiere medievali. 
