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UNA CORDATA PER MANITUANA – di Valter Binaghi

(Pubblicato nel numero 1 della rivista SATISFICTION, a cura di Gian Paolo Serino, gratuitamente nelle librerie dal 22 ottobre)

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Come quel tale Epimenide di cui raccontano le antiche leggende greche, mi sono addormentato in un’epoca per risvegliarmi in un’altra: sono passati quarant’anni, e sembrano millenni. Mi sono addormentato ai tempi della seconda media, in cantina dove mi nascondevo a leggere romanzi invece di studiare, sull’ultima pagina de “L’ultimo dei mohicani” di James Fenimore Cooper, quando il valoroso capo indiano pronuncia il discorso solenne sulla tomba del figlio: “Egli era buono, era ligio al dovere; era valoroso. Chi può negarlo? Manitu aveva bisogno di un guerriero come lui, e lo ha chiamato. Quanto a me, sono un pino folgorato, in una radura dei visi pallidi”. Ero un ragazzo, e avevo cuore, mi sono addormentato con le lacrime agli occhi.
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UN LIBRO BELLISSIMO

Livia Candiani BEVENDO IL TE CON I MORTI – viennepierre 2007

Libro sospeso tra leggerezza e pensiero, tra bianco allontanato e parola senza respiro. Non lingua sapiente dei morti ma lingua che vuole liberarsi del superfluo, del peso dell’acrimonia e della vanità.
  Così questi morti parlano un’altra lingua, quella dei sogni e delle metafore semplici, di un fare che è già lingua prima della lingua, prima della deriva del corpo.
  Ma vorrei scrivere di queste bianchissime pagine senza lasciare tracce di sporco. Vorrei parlare all’anima, seduta su una panchina distante, del vialetto nel quale scrivo. Sentire queste parole nel margine sospeso in cui le cose mostrano una loro nudità prima di scomparire per sempre. Continua a leggere

Mattino nella casa bruciata, di Margaret Atwood

657casabruciata.JPGCi sono scrittrici e scrittori che amo visceralmente. Il che significa che leggerli mi provoca geyser non solo mentali o spirituali, ma anche fisici. Il che significa che quando leggo i loro libri mi muovo, cambio spesso posizione (leggo di frequente a letto o seduta davanti al mio Mac), mi alzo, parlo con me stessa a voce alta davanti allo specchio, prendo appunti.
Una delle scrittrici alla quale il mio corpo e tutte le sue membra rispondono come un sol uomo è Margaret Atwood, canadese, classe 1939. Autrice di un romanzo che metterei ai primi posti della mia personale classifica della letteratura distopica, insieme a Mondo nuovo di Aldous Huxley e a I figli degli uomini di P.D. James, ossia: Il racconto dell’ancella.
Qualche tempo fa una rivista letteraria con cui collaboro, Leggendaria, aveva chiesto alle redattrici e ai lettori quale fosse (ammesso che esistesse) il libro che aveva cambiato la loro vita e perché. Io ho risposto, per l’appunto, Il racconto dell’ancella.
Perché quel racconto è la storia di un corpo moribondo che si aggrappa alla vita con tutte le sue forze. E la spunta, contro ogni probabilità, pur continuando a vivere nel dolore, pur rendendosi conto che quella è solo una pallida imitazione della vita.
Dal 1992, anno in cui mi sono imbattuta nell’atwoodiana Ancella, ho fagocitato quasi tutti i libri della Grande Canadese: La donna da mangiare, Occhio di gatto, L’altra Grace, La donna che rubava i mariti, L’assassino cieco, L’ultimo degli uomini.
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Vivere senza Tempo

François Jullien Il tempo – Elementi di una filosofia del vivere.

Tu ti puoi spingere
indietro per un ruscello di luce
al cielo.
E indietro nella storia sul corso
del tempo.
E questa rapidità ti fu data
non per affrettarti
né sopratutto per
andartene
dove vuoi.
Ma perché nella smania di spendersi
del tutto
a te spetti invece il potere di
fermarti
(Robert Frost) Continua a leggere

NICOLA PONZIO

Nicola Ponzio, L’EQUILIBRIO NELL’OMBRA – Lietocolle

Questa carne
vicino
è la luce che vigila.

Equilibrio
nell’ombra.
(p. 65)

C’è misura ma anche posizione in questo libro; pensiero e sentire. La misura viene dalla ricerca di un punto in cui le cose possono apparire riassunte, provvisoriamente statiche prima di ritornare al movimento: matrici. Quasi una costruzione architettonica, punto e linea, pensiero che si oggettiva nelle forme prima di tornare all’ombra. Pensiero assertivo – ”Nel corpo la parola/è la fornace/primigenia di una fredda decisione.”, (p. 64) – e quindi in movimento, non rinchiuso nella debole luce di un’ intuizione che va a capo, che ricomincia. Continua a leggere

Romolo Bugaro, Il labirinto delle passioni perdute

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di Elena F. Ricciardi

Per chi, e sono in molti, spendere 18 euro per permettersi una lettura, significa dover rinunciare a qualcos’altro, chessò io, una pizza al sabato sera con gli amici, un concerto all’auditorium , una visita al museo, o per chi, e sono forse i più, spendere quei soldi significa contrarre un po’ il contenuto del carrello, o meglio del cestino della spesa, la lettura de “Il Labirinto delle passioni perdute” è un vero e proprio pugno nello stomaco. Penso al lettore con portafogli eternamete esangue e in lotta con bollette e affitto, che sogna di entrare una volta in un negozio per spendere senza pensare al possibile rosso in banca. Continua a leggere

Marco Rossari, L’amore in bocca, Fernandel 2007

Nel sottotitolo, c’è la sintesi della raccolta: Canzoni sconce e malinconiche.

Nei versi di Rossari sono infatti onnipresenti dosi massicce di eros e di humour nero.

E’ una poesia che ha la leggerezza di Sandro Penna, la visceralità di Bukowski, il gusto per il calembour di Toti Scialoja. Da questa felice miscela vien fuori un libro godibile, onesto, malinconico. Uno dei pochi che si sottraggono a quella sessuofobia che caratterizza la quasi totalità della poesia contemporanea italiana. Da gustarsi, in particolare, la sezione finale, La stagione dei poeti, dove in una prosa esilarante, si racconta una grottesca gara tra poeti, in cui coesistono la vanità, l’amarezza, la megalomania e la dannazione di questa anacronistica vocazione. Segue qualche assaggio: Continua a leggere

OCCORREVA CHE NASCESSI

Gianfranco Lauretano OCCORREVA CHE NASCESSI – Marietti 2004

Il libro si apre con un vibrante poemetto dedicato alla nascita di una bambina e si chiude con la dichiarazione dell’appartenenza a un coro, a una comunità: “io sono cristiano, lavoro/e non so cos’è la solitudine/i suoi premi perituri/un coro canta sempre/e mi prepara un posto”, p. 121.Nel mezzo ci sono gli affetti, la propria terra, uno sguardo disilluso sul presente e la fiducia nel tempo della promessa.
  Queste poesie, dunque, si collocano nella vita, in attesa. Continua a leggere

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L’acrostico si riferisce al titolo di un libro che l’autrice, Babsi Jones, definisce a ragione un “quasiromanzo” e significa Sappiano le mie parole di sangue. L’editore è Rizzoli.
Il giorno ufficiale di uscita nelle librerie era il 12 settembre. Per non rischiare i soliti non è ancora arrivato, non so, non c’è nel computer e simili, ho aspettato una ventina di giorni, poi sono andato alla Feltrinelli di Piazza Piemonte. Ho trovato due copie sepolte in mezzo ai libri di catalogo, messi in ordine alfabetico. Continua a leggere

La Guerra Eterna

di Mauro Baldrati

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La Guerra dei Trent’anni, che infuriò in Europa dal 1618 al 1648, fu uno dei conflitti più devastanti della storia dell’umanità. Fatte le debite proporzioni, equivale a un moderno conflitto nucleare; i massacri che furono perpetrati, distruzioni di intere popolazioni, sono paragonabili all’Olocausto; come sempre accade, alle devastazioni, ai saccheggi, alle razzie degli eserciti in transito seguirono carestie e gravissime crisi sociali che favorirono il diffondersi di malattie ed epidemie.
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Jolanda Insana – Tutte le poesie (1977 – 2006)

Questo “elefante” garzantiano viene a colmare un vuoto editoriale particolarmente sentito fra i lettori dell’ultima ora di Jolanda Insana: ripropone infatti integralmente tutte le sue compagini pubblicate dal 1977 in poi (anno del suo esordio con “Sciarra Amara”, edito nei quaderni collettivi della Guanda) aggiungendo inediti accumulati alla fine degli anni ‘70 che hanno il compito di illustrare il suo iniziale progetto di ricerca linguistica e brani di una raccolta ancora in fase di elaborazione. Continua a leggere

La zattera dei morti, di Harald Mueller

 

Nota di lettura a cura di Federico Federici
Versione stampabile QUI

 

 

« Alzo gli occhi verso i monti; da dove mi verrà l´aiuto? »

Salmo 121

 

 

 

« Buio in platea e sulla scena. Si comincia a sentire il rombo ritmico e scandito del GRANDE TAMTAM. Ampio e vistoso cartello pubblicitario. Checkup è al centro della scena e ascolta. »[1] Continua a leggere

Francesco Marotta, PER SOGLIE D’INCREATO – Edizioni Il crocicchio

Leggendo questo libro, ospite delle città tedesche distrutte nell’ultimo conflitto mondiale – Dresda, Norimberga, Monaco, Colonia, Francoforte – sono stato assalito dall’immagine dell’esule, dal dramma dell’Essere nel suo peregrinare di soglia in soglia fra le distruzioni della storia. Mi sono detto: queste poesie si potrebbero pronunciare in una terra discosta, a tutte le latitudini di questo mondo, e probabilmente di ogni pianeta abitato. Là dove qualcosa è andato bruciato. Non parlano di cose, luoghi e tempi riconoscibili nel nostro diario quotidiano, piuttosto di eventi universali: della nascita, del sostare in questa vita; della morte. Dell’evento, momento irripetibile per ciascuno di noi, cancellati i particolari del racconto, della biografia. Come dice Marco nel suo Vangelo: “ e così lo crocifissero”, presupponendo che, conosciuto il protocollo della crocifissione, non sia necessario attardarsi sui particolari. Si presuppone che ciascuno – ogni madre che mette al mondo un figlio, ogni sacerdote che lo riconsegna a Dio, possa rivolgersi a tutti i nati e a tutti i morti con la stessa chiarezza dello sguardo. Dicendo semplicemente: “questo è umano”. Continua a leggere

Lu Hsun: “Le strade si formano quando gli uomini percorrono insieme lo stesso cammino”

Lu Hsun

di Giorgio Morale

Parecchi romanzi pubblicati negli ultimi anni parlano del bisogno di scrittura. In alcuni appaiono personaggi, spesso alter ego degli autori, per i quali scrivere è una sorta di imperativo.

“… Scrivere solo quando se ne prova il bisogno; il lavoro è allora come la luce del sole, che s’irradia da una fonte di infinita chiarezza, e non come la scintilla che sprizza dal ferro e la pietra. Questo soltanto è vera arte, e solo chi scrive in questo modo è un vero artista…” dice Lu Hsun (Una famiglia felice). Continua a leggere

Alessandro Zaccuri, Il signor figlio.

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Recensione di Elena F. Ricciardi

Il Signor Figlio, romanzo denso, intriso di richiami che dicono la profonda cultura che ne ha consentito la genesi, che spazia dalla teologia cristiana all’alchimia passando per la mitologia greca, i misteri del sacro Egitto e la saggezza dello Zend Avesta. Libro denso quanto a struttura, tempi che s’intrecciano in un tappeto caleidoscopico in cui solo una lettura attenta è in grado di ricondurre ciascun filo al suo rocchetto originario; denso quanto a personaggi che vi appaiono e scompaiono in una continua osmosi tra il passato e un passato più lontano e che tuttavia restano come sospesi nel presente di chi legge chiamato a lasciarsi toccare nelle corde più segrete e archetipiche dell’anima dall’incontro col conte Jack Rossi, il redivivo conte Giacomo Leopardi, e con tutti i personaggi del suo oggi o del suo domani che gravitano in questa intricatissima storia.

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Mi piaci, ma ho paura.

pensavopeggio.jpgLei – non chiama, ma è normale. Io lo spavento.
L’amica – probabilmente ha capito che sei tosta, e questo gli fa paura.
Lei – è sempre passato da una donna all’altra senza farsi scrupoli, non credo sia preparato all’Amore.
L’amica – probabilmente gli mancano gli strumenti emotivi per rapportarsi a te, per capire quello che è successo tra voi, ed è bloccato.
Lei – già, paralizzato alla sola idea di poter essere felice.
L’amica – sì, di abituarsi a te e poi perderti…
Lei – ma non mi perderà mai…
L’amica – infatti, chiamalo e diglielo subito.
Lei – magari dopo le dieci, ora starà guardando la partita…
L’amica – vuoi che continui a usare il calcio come scusa per privarsi di te e di quello che rappresenti? Continua a leggere

Poesia!

di Pasquale Giannino

Stoisa – “Narciso”, catrame e pittura a olio su pavimento in legno, installazione del 1984 presso la Galleria Tucci Russo

La poesia è come l’amore. Questo pensavo mentre ero “in fila al supermercato col carrello gonfio”. Prima di me c’era una coppia dall’aria insofferente: lui, un tipo “alternativo”, l’evidente calvizie “impreziosita” da un grottesco interminabile codino, i jeans pieni di squarci griffati…

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Diverse re-interpretazioni

Mimmo Cuticchio
Mimmo Cuticchio è un puparo. Nel suo teatro in via Bara all’Olivella, a Palermo, mette in scena il repertorio tradizionale del teatro dei pupi: Orlando, Rinaldo, Gano di Magonza…
Ma quando è lui a salire sulla scena Mimmo è un Mangiafuoco buono: con la sua barbona grigia ammalia con la dolcezza ironica del dialetto palermitano cuntando e interagendo con i suoi pupi, fuoriusciti dall’anima delle storie, docili emanazioni della sua voce.
Ne “La riscoperta di Troia” Cuticchio torna su un tema che gli è caro, quello dei poemi omerici. Continua a leggere