(Pubblicato nel numero 1 della rivista SATISFICTION, a cura di Gian Paolo Serino, gratuitamente nelle librerie dal 22 ottobre)

Come quel tale Epimenide di cui raccontano le antiche leggende greche, mi sono addormentato in un’epoca per risvegliarmi in un’altra: sono passati quarant’anni, e sembrano millenni. Mi sono addormentato ai tempi della seconda media, in cantina dove mi nascondevo a leggere romanzi invece di studiare, sull’ultima pagina de “L’ultimo dei mohicani” di James Fenimore Cooper, quando il valoroso capo indiano pronuncia il discorso solenne sulla tomba del figlio: “Egli era buono, era ligio al dovere; era valoroso. Chi può negarlo? Manitu aveva bisogno di un guerriero come lui, e lo ha chiamato. Quanto a me, sono un pino folgorato, in una radura dei visi pallidi”. Ero un ragazzo, e avevo cuore, mi sono addormentato con le lacrime agli occhi.
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