Archivi categoria: Recensioni

UN LIBRO DA TRADURRE URGENTEMENTE

(A cura di) William A. Dembski
Uncommon Dissent. Intellectuals Who Find Darwinism Unconvincing – ISI Books

uncommon dissent

Vi propongo questa articolata recensione di Bruce Thornton, nella traduzione dell’amico Fabio Brotto che ringrazio per avermi permesso di riprodurla dal suo blog.

UNA SFIDA AL FONDAMENTALISMO DARWINIANO di Bruce Thornton

Se si dà retta a quello che si dice sui media dominanti, i critici della teoria darwiniana dell’evoluzione sono tutti creazionisti fanatici, i quali credono che il Genesi descriva letteralmente l’origine della vita, e così equivalgono, come scrive William Dembski nella sua Introduzione, a “negatori dell’Olocausto, sostenitori dell’idea che la Terra è piatta, o credenti negli oroscopi”.
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Giampiero Marano – Un inedito

Valsan: La dottrina degli stati molteplici dell’essere nel cristianesimo

Sul finire degli anni Cinquanta il dantista Philippe Guiberteau (1897-1972), che nel 1947 ha già dato alle stampe una traduzione del Paradiso, si appresta a curare per Gallimard l’edizione commentata del Convivio. Per l’occasione entra in contatto epistolare con lo shaykh Mustafa ‘Abd al-‘Aziz, il rumeno naturalizzato francese Michel Valsan (1907-74), che tra il ’58 e il ’59 gli indirizza tre lettere ora pubblicate in italiano con il titolo La dottrina degli stati molteplici dell’Essere nel Cristianesimo (ed. Orientamento/Al-Qibla, www.edizioniorientamento.it, Reggio Emilia 2007). Continua a leggere

Mario Pandiani e Babsi Jones

babsi-jones.jpgÈ di oggi la notizia che il negoziato sul Kosovo è fallito e io ho appena terminato la lettura di questo straordinario libro.
E’ una lettura amara, amara di un alcaloide che conosco, è quell’amaro in cui si aprono, come lampi, squarci di luce, luce col sapore di tregua, il più dolce e il più breve dei sapori.
È una lettura dolente, ho guadato alcuni capitoli con pena e peso e rabbia, capisco che la sua pubblicazione abbia portato molti, prima di tutto, a difendersene.

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Ts’ao Hsueh-Ch’in, Il sogno della camera rossa

di Giorgio Morale

“Brama, desio, spasimo, struggimento,
tutta illusione! A che serve il cimento?”

Il sogno della camera rossa è considerato il più grande romanzo cinese. 700 pagine fitte nella traduzione italiana, in cui si affollano 448 personaggi, dicono alcuni che li hanno contati (qualcun altro dice 700), tutti ben individualizzati e legati da relazioni ricostruite minuziosamente.

Lu Hsun ne parla come di “una gemma della letteratura cinese”. E dice che “La più grande virtù del suo autore è che egli osa descrivere realisticamente la vita, senza usar sotterfugi. Ogni persona del libro è reale ed il romanzo determina una svolta nell’arte della narrativa in Cina”. Continua a leggere

Lettera a due madri, di Jolanda Catalano.

Lettera a due madri, Città del sole edizioni , 2004.

Relazione di Benedetta Borrata

Perché a due madri? La risposta è data dalla stessa poetessa in una delle composizioni dedicata a Gilda Trisolini : due madri Gilda/ due nella mia vita,/ una di sangue che mi diede amore,/ l’altra di poesia e di parole. In questo corpus di poesie, di Jolanda Catalano, è centrale la figura della donna ( la donna che non piange mai ),in quanto detentrice di una forza naturale ed autentica che è l’amore materno; anche dopo la sua morte, la madre è sempre un saldo punto di salvezza, di protezione, energia vivificante, corrispondenza di segrete verità, è percorso iniziatico di elevazione, di rigenerazione spirituale per il superamento dei valori terreni e la conquista di valori metafisici.

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L’azzurro del mare

di Mauro Ferrari

È una poesia di leggerezza, quella di Roberto Morpurgo; giustamente, nella densa e centratissima nota di prefazione, Sandro Montalto rende l’andamento di queste poesie – al contempo rapsodico e coeso, frammentato e unificato – tramite l’immagine del caleidoscopio. Sono testi composti di versi brevi e liberi, separati da ampie faglie di silenzio, rese più percepibili dalla non esatta corrispondenza tra verso e sintassi; l’Io di Morpurgo procede per annotazioni che si concentrano sui dettagli minuti che danno però il respiro dell’infinitamente grande. Continua a leggere

Attenzione Uscita Operai

di Savio Loquace

Mai nome di collana fu più azzeccato di quello che da alcuni anni contraddistingue la principale peculiarità della casa editrice milanese NoReply. Parliamo della collana “Contagi”, nella quale musica e letteratura si sposano spesso alla perfezione, qualche volta in maniere più insolite, sempre all’insegna di un messaggio: il libro è morto, viva il libro.
Che gli amanti della carta stampata stiano però calmi: nessun funerale è stato ancora annunciato. Molti alberi continueranno a cadere, molte librerie continueranno a lavorare.
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Double face

La donna che parlava con i morti

Esoterismo, noir e letteratura nel nuovo romanzo di Remo Bassini
Di Guido Michelone

Anna la bella libraria inquieta; Fabrizio l’ispettore parimenti angosciato; Attilio l’anziano onesto carabiniere; e poi ancora Marta, Nunzia, Roberto, Mario, Viviana, Antonio e tanti altri. I primi tre cercano una verità, anche se l’azione del romanzo si concentra soprattutto attorno ai primi due, i quali vivono una love story particolarissima. Anna a giugno viene all’improvviso lasciata da Fabrizio, dopo appena un mese di fidanzamento non consumato. L’ispettore scompare per mesi senza lasciare tracce e la libraia, con l’aiuto del fido carabiniere, decide di improvvisarsi investigatrice e di scoprire dov’è l’amato e cosa si nasconde dietro. Scoprirà una torva vicenda di esoterismo (appunto la donna che parla con i morti) che, quando meno il lettore se l’aspetta, si consumerà tragicamente. Continua a leggere

L’arte è il desiderio di Dio. Alexej von Jawlensky a Lugano

jawlensky.jpgStelle ci vengono incontro, confuse,
e noi cadiamo finalmente come una pioggia
e fiorisce dove cadde questa pioggia.

Rainer Maria Rilke

Una bellissima mostra al museo cantonale di Lugano ( www.museo-cantonale-arte.ch) ripercorre le tappe della spietata e sofferta ricerca artistica del pittore Alexej von Jawlensky ( 1864-1941) che, a differenza di altri espressionisti, in Italia è pressoché sconosciuto. Continua a leggere

HITLER, ODIFREDDI E IL CAN CHE DORME di Valter Binaghi

Recensione a HITLER E I TEDESCHI, di Eric Voegelin (Edizioni Medusa 2005)

hitler e i tedeschi

Il dogma della cristianità si logora di fronte ai progressi della scienza … Tutto ciò che rimane è dimostrare che nella natura non esistono frontiere tra organico e inorganico. Quando la comprensione dell’universo si sarà diffusa, quando la maggior parte degli uomini saprà che le stelle non sono fonti di luce, ma mondi, forse mondi abitati come il nostro, allora la dottrina cristiana sarà relegata al rango di assurdità … L’uomo che vive in comunione con la natura si ritrova necessariamente in opposizione a tutte le Chiese, ed ecco perché queste sono votate al fallimento, perché la scienza è destinata a vincere.

Vi chiederete, cosa c’entra qui Odifreddi? Perchè è chiaro che questa citazione non può che appartenere a uno di quegli scienziati d’assalto o divulgatori di scienza, che armati dei loro concetti da laboratorio si adoperano per liberare le masse da ogni residuo di superstizione come l’ammirazione reverenziale al mistero della creazione o l’esitazione a mettere in agenda la palingenesi tecnologica dell’universo, tipi come Dawkins o Odifreddi insomma, con quei loro libri acuminati e ultimativi. Ma vi sbagliate.
Le perle di saggezza qui sopra appartengono all’imbianchino più celebre del XX secolo, vale a dire Adolf Hitler, però Odifreddi c’entra comunque, a suo modo, perchè l’uno e l’altro raggiungono un’autorevolezza nei confronti delle masse che presuppone il verificarsi dell’identica condizione, vale a dire l’avvento della stupidità al potere.
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M/Merisi: un’imperfezione sorprendente

Imperfetto.jpgSentire il freddo gelido di una frase insinuarsi sottopelle, penetrare nelle ossa. Guardarsi intorno e ritrovarsi nei boschi che punteggiano il passo della Cisa. Avvicinarsi alla finestra che si affaccia sul litorale di Sarzana, vedere il mare in lontananza e averne paura.
«[…] lo sguardo sul mare lucido e verdastro che nonostante la bella giornata sbava ancora, minaccioso, martoriando il litorale, un’onda dietro l’altra.
Merisi ha paura del mare, una sacra paura che va al di là del rispetto naturale che dice di avere. E ogni volta che si ferma a osservarlo, che sia calma piatta oppure tormenta, lo immagina che si ritira, che indietreggia su se stesso gonfiandosi nel cielo, che si arriccia in un’unica enorme verticale oscurando il sole, e l’onda gigantesca e inarrestabile che scende e travolge ogni cosa sulla terra ferma
».
Non si fatica a provare sul proprio corpo le sensazioni suscitate dalle descrizioni di un paesaggio che diventa sorprendentemente co-protagonista e familiare.
Di Merisi non si conosce il nome. È un uomo stanco, lacerato, diviso in due. Un uomo al limite, come la terra di confine che fa da sfondo alla sua storia: la Lunigiana. Un uomo che deve scegliere tra il nulla, la fine, il vuoto e un nuovo amore. Forse spera che la vita scelga per lui. O forse si lascia scegliere.
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La donna che parlava con i morti

Mi è difficile riuscire a credere. Mi è difficile riuscire a non credere.

 

Non posso e non voglio scendere nei dettagli di una trama o nell’analisi critica di una scrittura. Sono operazioni che non mi competono. Ho intrapreso questo viaggio da lettrice, semplicemente, e quello che porto con me è un punto di vista necessariamente parziale, solo uno dei tanti libri possibili che quest’ultima fatica di Remo Bassini racchiude. Non necessariamente il giallo o la storia d’amore e di morte annunciati in quarta di copertina, anzi; sgombrato il campo da queste prime, possibili definizioni ciò che sembra [spesso] non è quel che è.

Come la leggenda contadina che apre la storia, che contiene la chiave del mistero e non possiamo immaginarlo. Come il piano troppo – e pericolosamente – inclinato delle relazioni tra i personaggi, tra il passato e il presente, tra un mondo di relazioni concrete e radicate ed un universo di virtualità e immaginazione. Come il mistero, difficile da credere ma anche da non credere, che muove i fili di storie solo in apparenza distanti tra loro. Come la maledizione di una felicità fuori della portata umana che pure ci ostiniamo a voler raccogliere, anche quando cresce sull’orlo di un abisso, illusoria e a due facce come una moneta.

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“I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano”: o della dolorosa finitezza delle parole

Tre giorni.jpgSe mi chiedessero di cosa parla questo libro, la mia prima risposta sarebbe: è un romanzo sul dolore. Tullio Avoledo definisce Binaghi «un rabdomante del Male». Sono d’accordo: ogni pagina dei Tre giorni è intrisa del Male cui ormai ci siamo assuefatti, di quello che ci spacciano come (nor)Male, somministrandocelo ogni giorno – un sonnifero, una panacea, un biscottino alla massa di cagnolini ammaestrati – dal tubo catodico. Eppure. Il dolore è l’altra faccia del Male, ne è la conseguenza logica, ed è inarginabile. Il dolore provocato, o il dolore provato.
Frate Remigio, il religioso che aiuta Enrico Bonetti nelle sue indagini, da bambino è stato vittima, insieme al fratello, di violenza sessuale. Con Remigio, però, la sorte è stata “benevola”: lui è riuscito a fuggire mentre suo fratello è rimasto ucciso. Ora, Frate Remigio ha il dono di percepire le voci strazianti degli innocenti violati.
«Questa cosa da giovane mi ha portato alla disperazione. Ho cercato ogni forma di ebbrezza e di stordimento, fino alla nausea, ma quelle voci ritornavano sempre, sono arrivato alle soglie del suicidio, finché Dio mi ha tratto in salvo dall’uragano e mi ha dato rifugio nell’Arca della Chiesa».
L’impossibilità del Male di essere nominato emerge dalla fede nelle scienze positiviste.
«Da ragazzino dovetti subire un autentico calvario, tra psichiatri ed esorcisti, prima che la dura verità venisse ufficialmente sancita anche da un neurologo positivista».
Ed è questo sfuggire alle definizioni razionali il vero potere del Male.
Come diceva Baudelaire, il capolavoro di Satana è convincerci che non esiste.
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La macchina responsabile di Maria Grazia Calandrone

botticelli.jpg

di Massimo Sannelli

1- Il mondo si è dato due metafore in cui riconoscersi: il TEATRO (il teatro del mondo, dove ogni vivente recita una parte, sotto l’occhio di un Re-Regista) e la MACCHINA, che corrisponde al corpo e a tutte le procedure regolari. La macchina «meravigliosa» del corpo, lo stupore – anche laico – di fronte all’organizzazione del corpo, ecc.; il giovane sposo che commenta il parto della moglie, e trema ricordando un urlo da bestia, che ha una funzione precisa. La vita non è improvvisata. Così non c’è macchina che non funzioni o che non sia stata fatta per funzionare: anche per gioco, come quelle di Tinguely. Infatti Tinguely
«matura verso l’infanzia», secondo l’aforisma di Bruno Schulz. Continua a leggere

Il lungo cammino dei ragazzi perduti

di Mauro Baldrati

valentino.jpgDi Dave Eggers ricordavo il celebrato Opera struggente di un formidabile genio, romanzo autobiografico sorprendente e raffinato. Ora, con Erano solo ragazzi in cammino, si è cimentato in un’impresa ambiziosa per ogni scrittore: dare voce a un’altra persona, diventare il narratore del narratore utilizzando il proprio talento letterario per rendere la storia appassionante, intrigante, creare una personalità, delle emozioni; insomma, fare di una autobiografia (altrui) un romanzo.
La persona che racconta la storia è Valentino Achak Deng, profugo sudanese fuggito dai massacri di una guerra civile devastante, non risolta a tutt’oggi (è recente la notizia di un nuovo massacro nel Darfur), riparato in America dopo un viaggio durato più di dieci anni. L’arte, la professionalità di Eggers, si rivela da alcuni artifici narrativi coi quali imposta il racconto: Valentino è già in America, parla al tempo presente, viene rapinato da una coppia di afroamericani che lo chiamano sprezzantemente “Africa”; viene malmenato, legato, imbavagliato, gli svuotano la casa e lasciano un ragazzino, forse il figlio, di guardia.
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