Quando si riceve l’Ostia, la si riceve per sempre. I doni di Dio sono così: non marciscono, non scadono. Potessimo vivere fin d’ora di questa eternità.
Chiediamo tante cose a Gesù, legittime, sensate, ma non ci poniamo mai la domanda decisiva: perché non lasciare fare a Lui? Non ne sa più di noi? Non ha confezionato un abito su misura per ciascuno, da gran Sarto qual è?
Gesù desidera che lavoriamo per la Redenzione. Vivere è cambiare, abbandonare la superficialità del nostro tempo. Abbiamo un’anima: qualcuno dovrà pure gridarlo, in questo deserto senza sogni.
Dei due uno, per amore. È un segreto da custodire con cura. Quando tutto sembra perduto, la domanda che rimette in gioco è solo una: come posso farne un’occasione per amare? E tutto ricomincia.
Il segreto è pregare, qualunque cosa facciamo, ovunque siamo, dialogare con Dio, accorgersi della presenza. Tutto è diverso, in questo modo, tutto è vero.
Non c’è niente di più stucchevole dei “buongiorno” che girano in rete. L’unico buongiorno sensato è quello detto a Gesù, ogni mattina, come se ci svegliassimo già in Cielo.
Dove non arriviamo noi, arriva il Cristo. È come una finestra che si apre su un mondo, quello in cui siamo ciò che siamo davvero. C’è qualcosa di meglio? La verità ci attende come un paesaggio sognato dal primo respiro sulla terra.
Preghiamo Gesù, gli chiediamo di starci vicino, ma Lui è già dentro di noi. La vita è accorgersi, fare mente locale, lasciarsi trafiggere dalla realtà inconcepibile che è l’amore di Dio. Sorprendersi, e cominciare a essere.
I vizi producono tristezza, le virtù, al contrario, gioia. Finché non comprendiamo che crescere conviene, sbatteremo la testa contro il muro. Conversione significa chiarezza su cosa la vita è e cosa non è. Gesù ci ha regalato una mappa, il Suo Vangelo.
Gesù sarebbe sceso sulla terra – sarebbe morto -, anche solo per me. Questo pensiero sbaraglia ogni tristezza. Un Dio che mi ama così non può non essere riamato.
Sembra sempre che ci manchi qualcosa: nel bene e nel male siamo insufficienti. Gesù ci dice di attingere da Lui tutto quello che vogliamo. Ci fa paura? La vita comporta sempre questo rischio, che vale la candela.
Ci impegniamo, stringiamo i denti per essere all’altezza, per compiere ciò che ci spetta, e dimentichiamo l’essenziale: l’amore. La tristezza è un sintomo. Convertiamoci alla gioia.
Se la fede è relazione perché non parlare con Gesù? È quello che desidera, ma pensiamo sia troppo lontano, troppo in alto. L’alto è il profondo, in religione: finché manca questo cambio di passo, si resta ancora al palo.
I regali di Gesù sono i più belli. L’alba di stamattina mi ha ricordato il Progetto, l’opera d’arte scaturita dalle mani del Creatore: la sfida è vivere all’altezza di questo paradiso.
La vita non è fare, ma lasciare che Qualcun altro faccia, per abilitarci a vivere. Solo allora l’azione è sensata, piena dei segreti di Chi conosce e riconosce, di quel Tu che salva.
Gesù vuole dare, piuttosto che ricevere. È diverso da noi: vive per amare. Basta un passo, per toccare l’altra riva: credere che nulla possa riempirci se non la Sua chiave di lettura. È decisivo il versetto degli Atti degli Apostoli: come disse Gesù, c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Amen
Perché giudicare, se si può pregare? La scelta vincente non è mai ciò che condanna, ma ciò che salva. C’è tempo fino alla fine, quando renderemo conto della nostra libertà. Ma prima d’allora, la preghiera prevalga sul giudizio.
C’è qualcosa di più bello, più buono, più vero. È oltre, un po’ più in là, e si fa desiderare, inseguire, sospirare. Peccato che molti si accontentino di restare lì, fuori di casa.
Cerchiamo amore, e ne troviamo poco. Le nostre aspettative sono fatte apposta per essere deluse. Potremmo attraversare spazi e tempi, e resteremmo con un pugno di mosche nella mano. Poi ci viene in mente di chiedere l’amore a Gesù, che arde dal desiderio di donarlo.
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