In che consiste il fascino della carità? Nel modificare la natura, nel sorvegliare il proprio modo di agire, ogni sfumatura. La vita o è un’opera d’arte, oppure non è.
Più si desidera, più si può ricevere. È un esercizio quotidiano, contrapposto alle forze contrarie: la tristezza, la depressione, la rassegnazione. Scegliamo ogni momento l’una o l’altra via, l’una o l’altra vita.
Più che ai nostri doni, Gesù è interessato al modo in cui li offriamo: tutto dipende dal cuore, per Chi lo ha creato e lo conosce meglio di noi stessi.
Gesù ha messo il nostro corpo al servizio dello spirito, e chiede di porre al Suo servizio il nostro spirito: è il circolo virtuoso, che fa funzionare il Suo progetto.
Desiderare: è tutto qua. Cosa voglio davvero? Dove posso ritrovarmi, al di là delle emozioni passeggere, della pelle? Se desiderassimo le grazie come Gesù desidera donarcele, avremmo in mano il segreto, il privilegio che risuscita.
Gesù è il nostro prossimo più prossimo: è il primo che dobbiamo aiutare. Aiutare Dio? È il mistero dell’alleanza nuova, in cui ognuno dà il suo piccolo o grande contributo.
Gesù soffre con noi: in ogni esperienza impegnativa si consuma anche Lui, che vive per il tu, che trasforma ogni io in qualcosa di diverso e di più vero.
Capita spesso di distrarsi, durante le preghiere: ci si scopre a pensare a tutt’altro, con un poco d’imbarazzo. Basta niente per concentrarsi su qualsiasi altra cosa; di fronte, per esempio, alla bellezza della luna. Vabbè, ma chi l’ha fatta?
Dimentichiamo spesso un piccolo dettaglio: la vita interiore. Tutto dipende da questo, nasce da dentro; da lì riceviamo le energie, il nutrimento, l’anima segreta.
Bisogna compiere atti di virtù, per non cedere alle derive morali. L’esercizio fisico è solo una parte del lavoro necessario. Il resto è più importante.
Gesù ha scritto sulla sabbia, quel giorno, per salvare l’adultera. Chissà quante volte l’ha fatto, per soccorrere la nostra indegnità. Ma ora tocca a noi: siamo la mano, la penna, il cuore stesso di Dio.
È bello confessare a Gesù, nel segreto del cuore, le proprie debolezze: solo Lui può trasformarle in forza, col potere del Suo amore. Si rinasce ogni volta, come un sole che splende e che riscalda.
A volte le cose vanno male: una risposta cattiva, la fiducia tradita, un progetto irrealizzato. Gesù lascia fare, perché capiamo anche noi cosa sia l’amore disprezzato. Si riparte, così, col piede giusto.
Ci preoccupiamo dell’esteriorità, del vestito, dell’aspetto, ma su questo Gesù è stato chiaro: pulite l’interno del bicchiere e del piatto. La bontà è ciò che conta, guai a confondere e confondersi, su questo.
Cosa ci impedisce di donarci a Cristo? Ne abbiamo paura? È l’unico che ci ama totalmente. Temiamo di perdere qualcosa? Solo da Lui arriva quello che cerchiamo. Preferiamo altro? Siamo liberi di rovinarci la vita: ma chi ce lo fa fare?
Sperimentiamo momenti consolanti, che vengono dall’alto: l’importante è non farli ristagnare, ma permettergli di scorrere, di arrivare agli altri, passare all’altra riva.
Che cos’è l’uomo, perché te ne curi, il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero? Il salmo 8 ci ricorda chi siamo, quale e quanta fragilità dimori in noi. Eppure il cielo si posa su questa povertà, la magia del suo colore ci trasforma.
Gesù è presente in noi: questo è il senso del vivere. Finché non ne prendiamo coscienza, ci agitiamo sul palcoscenico del mondo accumulando delusioni, anche nei maggiori successi. Pensiamo di aver bisogno d’altro, ma prima o poi c’imbattiamo in Chi cerchiamo davvero.
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