Cosa sta accadendo se in tanti ci ritroviamo a cingere affettuosamente col pensiero, dopo settant’anni, quegli artefici (per lo più inconsapevoli?) di pace e di civiltà, pensando ai loro pugni chiusi o ai palmi e agli sguardi protesi al cielo e al futuro, al loro lavoro sporco, alle poche, salde parole che hanno animato milioni di braccia, negli anni, e un’attesa di giustizia che ancora oggi – pur confusi, stressati e impoveriti – ci pervade? Il mondo si è fatto liquido, e nel cambio incessante di scenario cerchiamo i pochi punti fermi che ci restano, guardando a ritroso.
In un tempo sovraccarico di eventi, vorticoso e in presa diretta, che trasforma le nostre esistenze, non il presente, questo presente, può darci la misura e il senso del nostro esserci. Continua a leggere

