Parlare all’orecchio di Gesù, perché il Padre senta: la confidenza con Dio è l’inizio del cammino. Contare sul Suo ascolto è la premessa di una vita riuscita.
Nella Bibbia, ascoltare è il verbo più importante. Il greco vede, l’ebreo guarda. Gesù, ebreo di Galilea, chiede d’essere ascoltato, anche quando non parla. In Lui, il verbo diventa Verbo, la parola, Parola per antonomasia.
Il tuo piccolo servo, la tua piccola serva, Ti ascolta. Una bella preghiera: c’è di meglio da fare? Ascoltare ciò che dice Gesù. Tutto il resto ha senso grazie a Lui.
Il segreto è sempre quello: ascoltare. Se trovassimo il coraggio, la forza, il desiderio di ascoltare, qualcosa cambierebbe. Il sole sorgerebbe veramente, e la notte porterebbe un riposo degno del suo nome.
Non ascolteremo mai abbastanza. È l’arte più difficile e più redditizia: nessun tesoro eguaglia l’accoglienza dell’altro, niente ci avvicina maggiormente al cielo. La carità è ascolto: Dio ascolta il grido del Suo popolo, e da lì nasce la Pasqua.
Gesù vuole che gli raccontiamo la nostra esperienza quotidiana. Nessuno ascolta come Lui. E nessuno, come Lui, può trasformare un semplice racconto in una storia straordinaria di salvezza.
Gesù è amabile: ascolta, ci lascia parlare. Sa che ci fa bene. Nel Vangelo va osservato non solo il Cristo predicante, ma anche il Maestro che porge l’orecchio al dolore e alla gioia dei Suoi discepoli.
La gente vuole essere ascoltata. È un’urgenza inalienabile, perché siamo fatti per la relazione. La bontà ha un ingrediente tanto importante quanto difficile da rintracciare: l’arte dell’ascolto, abilità dimenticata.
Ci accorgiamo della differenza tra le parole e la Parola? È un buon test per verificare lo stato spirituale in cui versiamo. L’anima aperta ha un’antenna infallibile, in grado di captare la Parola che è all’origine di tutto. Signore, dacci un lev shomea (1Re 3,9), un cuore che sappia ascoltare.
Dio ci parla, ma fatichiamo a sentire la Sua voce. È una questione di lunghezza d’onda, una nota che richiede attenzione, un esercizio di silenzio. Come Elia sull’Oreb, dobbiamo rinunciare al fuoco, al vento, al terremoto. Solo allora ci si mette in ascolto.
Gli altri hanno bisogno di parlare: è questa la prima carità. Diciamo sempre: Parola di Dio. Ma Lui, prima di parlare, ascolta.
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