
Meglio non parlare del male, dice il Cristo alla Bossis, perché in ognuno c’è qualcosa di bene, anche se in germe. Dovremmo riservare agli altri la stessa cura che Lui ha per noi. Cosi i conti tornerebbero, per grazia.

Il male ha una faccia monocorde,
è il canto stonato che non cessa,
la nube velenosa
che impregna le sinapsi
e ti corrode il cuore.
Non hai più pedine da spostare:
avanza la Regina, con sortite
sempre troppo varie, improvvise, da agente
segreto del destino. Tu gridi, invochi,
finché non torna il Padre, o il Figlio,
l’affondo trinitario della Pace,
la mossa sconosciuta, che ti salva.