Ci sono dei modi di pensare così diffusi da essere diventati automatici. Generalmente mi provocano un vago fastidio, come quei bocconi indigesti che si vanno a piazzare sulla bocca dello stomaco e non vogliono saperne di andare né su né giù. Uno di questi modi di pensare è il complottismo, e cioè l’insopprimibile voglia di vedere “grandi vecchi” dietro a tutto ciò che capita. La voce del complotto nasce dal desiderio di denigrare qualcuno, ma ciò che la alimenta è la vocazione dei gonzi ad atteggiarsi a furbi, a far vedere che loro sanno cosa c’è sotto. Per loro le cose non sono mai come sembrano, non sono il risultato degli sforzi di chi si è dato apertamente da fare per ottenerle. E d’altra parte niente succede mai per caso. Dunque, dietro ad ogni evento ci sono strumentalizzazioni ordite da poteri occulti che vogliono l’esatto contrario di ciò che sembra. Loro, i dietrologi, lo sanno. E te lo dimostrano.
Il brano che segue faceva parte di un romanzo che vado componendo con frequenti ripensamenti e seghe mentali. L’ho tagliato perché, a un certo punto, la storia ha preso una direzione che l’ha reso marginale (e, si sa, in un libro tutto ciò che è inutile è dannoso). Ma l’ho tagliato a malincuore, per due motivi: il primo è che il pezzo, in sè, non mi sembra malriuscito; il secondo è che una frecciatina ai complottisti l’avrei data volentieri.
Ecco qua: una sedicente professoressa, dall’improbabile nome di Armida Sésostris, sta tenendo una conferenza ai soci della Filarmonica di Costanza (ridente cittadina tedesca affacciata sul lago omonimo). Guardate un po’ che cosa è capace di dare a bere. Continua a leggere
I dietrologi
1 Replica
