Ci sono dei modi di pensare così diffusi da essere diventati automatici. Generalmente mi provocano un vago fastidio, come quei bocconi indigesti che si vanno a piazzare sulla bocca dello stomaco e non vogliono saperne di andare né su né giù. Uno di questi modi di pensare è il complottismo, e cioè l’insopprimibile voglia di vedere “grandi vecchi” dietro a tutto ciò che capita. La voce del complotto nasce dal desiderio di denigrare qualcuno, ma ciò che la alimenta è la vocazione dei gonzi ad atteggiarsi a furbi, a far vedere che loro sanno cosa c’è sotto. Per loro le cose non sono mai come sembrano, non sono il risultato degli sforzi di chi si è dato apertamente da fare per ottenerle. E d’altra parte niente succede mai per caso. Dunque, dietro ad ogni evento ci sono strumentalizzazioni ordite da poteri occulti che vogliono l’esatto contrario di ciò che sembra. Loro, i dietrologi, lo sanno. E te lo dimostrano.
Il brano che segue faceva parte di un romanzo che vado componendo con frequenti ripensamenti e seghe mentali. L’ho tagliato perché, a un certo punto, la storia ha preso una direzione che l’ha reso marginale (e, si sa, in un libro tutto ciò che è inutile è dannoso). Ma l’ho tagliato a malincuore, per due motivi: il primo è che il pezzo, in sè, non mi sembra malriuscito; il secondo è che una frecciatina ai complottisti l’avrei data volentieri.
Ecco qua: una sedicente professoressa, dall’improbabile nome di Armida Sésostris, sta tenendo una conferenza ai soci della Filarmonica di Costanza (ridente cittadina tedesca affacciata sul lago omonimo). Guardate un po’ che cosa è capace di dare a bere. Continua a leggere
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Credere in Dio? (Prima puntata – La prova)
Questo post e i seguenti partono dal presupposto che nessuno è tenuto ad avere l’hobby della filosofia, ma che almeno una volta nella vita tutti si trovano di fronte al problema dell’esistenza di Dio. Fra gli “intellettuali” italiani è diffusa l’idea che certi argomenti, come la storia o la filosofia, debbano essere riservati agli addetti ai lavori, e hanno sempre fatto il possibile per escludere le masse da certi discorsi. Però ultimamente sembra esserci un risveglio di interesse per Dio. Vito Mancuso con “L’anima e il suo destino” ha avuto un grande successo; Eugenio Scalfari, dopo aver girato a lungo intorno al tema, l’ha preso di petto nel suo ultimo libro; i pamphlets pro-ateismo di Piergiorgio Odifreddi sono diventati dei best seller; su un blog prestigioso come Nazione Indiana appaiono periodicamente post a favore dell’ateismo. Eccetera eccetera.
Stando così le cose, e a beneficio di chi gradirebbe un po’ di divulgazione sull’argomento, credo che valga la pena di ripercorrere le “prove” a favore e contro l’esistenza di Dio, e relative critiche. Certo, una serie di post divulgativi non può avere la pretesa di passare in rivista l’intera storia della filosofia e nemmeno di esplorare ogni argomento nei particolari, ma può fornire alcune informazioni basilari, e il viaggio non dovrebbe essere poi troppo lungo. Per poco che ci si appassioni alla materia, sarà come leggere un giallo di Raymond Chandler: nelle prime pagine sembrerà che il caso sia già bell’e risolto e invece, andando avanti, si scoprirà che non soltanto il colpevole non è l’indiziato, ma che addirittura il delitto non era quello che sembrava: era tutta un’altra faccenda. Continua a leggere
