Archivi tag: Caravaggio

Un Dio diverso

Una volta il primo maggio si andava in pineta: celebravo la messa e raggiungevo i ragazzi che giocavano a calcio fino a sfinirsi. Per un po’ l’ho fatto anch’io; poi, giravo tra i gruppetti che suonavano, mangiavano e si sfidavano a carte. Era un rito che celebravo con più fatica dell’eucaristia: avrei voluto fermarmi, ritrovarmi nel silenzio di una Roma deserta, ricuperare il lavoro arretrato e raccogliere le idee, sottraendole alla frenesia del quotidiano. Continua a leggere→

Symballo, diaballo

Chi non ricorda il primo bacio? Due mondi che diventano uno, l’estasi di una distanza annullata, una barriera vinta. Il bacio è un simbolo: del varcare la soglia, dello spingersi al di là, per ritrovarsi. Il bacio è vita, due poli si toccano per produrre una scintilla, un movimento. Il piacere legato alla fecondità, l’esorcismo di ogni divisione, di ogni morte, come tragica separazione da ogni altro. Continua a leggere→

Quella abbagliante

Il cavallo e il vecchio sembrano turbati. Anzi, lo sono certamente. Lo zoccolo alzato si ritrae, l’uomo aggrotta la fronte, non sa come reagire. E’ il mondo delle azioni ripetute, uguali a se stesse, solide, nella loro meccanica certezza. Il cavallo è fatto per viaggiare, il vecchio stalliere per servire. La paga e il fieno bastano e avanzano, come ricompensa. L’animale, a dire il vero,  non dovrebbe esserci, nei resoconti non se ne fa menzione. Allora non sarebbe un’ovvietà, ma uno scarto dalla norma. Il cavallo è la ricchezza, i beni del mondo, l’autosufficienza. Continua a leggere→

Sembra facile

Sembra facile scrivere un vangelo. Prima di tutto, devi metterti comodo: va bene anche una sedia in legno lavorato, a braccioli e senza schienale. Un po’ di traverso, col quadernone sulla coscia sinistra, accavallata sulla destra. Una penna d’oca, anche se logora, è più che sufficiente. Ti concentri, aggrotti la fronte per lo sforzo, cominci a buttare giù come ti viene: Gesù Nazareno nacque a Bethlehem… No, così è contraddittorio. Riproviamo: Gesù, che sarebbe stato chiamato il Nazareno, nacque nella città di Bethlehem… Non si parte in maniera contorta, il lettore si scoraggia facilmente. Forse così: Gesù nacque a Bethlehem, ma la famiglia si recò presto a Nazaret, dopo la morte di Erode, che costrinse i genitori a fuggire in Egitto… Mi pare vada meglio, ma non convince ancora. Continua a leggere→

Come sempre

sacrificio di Isacco
Sullo sfondo ci sono abitazioni, un castello, alcune case: è la città, la nostra città. L’azione avviene tra noi, sta coinvolgendo noi. Perfino il capro ci riguarda, con quell’aria innocente di chi è sul punto di essere immolato. Anzi, sarei tentato di leggere il dramma non tanto dalla parte di Abramo e Isacco, che rischiano di perdere la fede per lo strano comando del Signore, e nemmeno dalla parte dell’angelo, che ferma la mano già pronta a colpire col grosso coltello da cucina – un’allusione al divieto di sacrificare i figli agli idoli; sarei tentato di leggere il dramma dalla parte del capro, l’unico a portare fino in fondo la logica del darsi, del non concedersi sconti, del rinunciare alla furbizia della percentuale; l’unico senza riserve, che lentamente si trasforma in un altro capro espiatorio, su un altro monte, issato sul patibolo infame ai margini di un’altra città, la nostra, di gente che pensa di riuscire a cavarsela anche questa volta, come sempre. Continua a leggere→

La mano

La mano, la mano, la ricordo come fosse ora la sua mano, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, una mano che indicava proprio me, al punto che sollevai la mia, quasi senz’accorgermene e l’appoggiai sul petto, in un gesto di domanda, dici a me, ma tu non sai chi sono, che ho fatto nella vita, cosa si nasconde dietro questa barba, sipario chiuso sul cuore incapace di donarsi, perfino il mio giubbetto nero è una barriera insormontabile, un rifiuto di lasciar penetrare chicchessia, forse chiami un altro, il giovane che conta il denaro, tutto preso dal suo gesto economico, innocente, nel suo ridurre il mondo alla circonferenza di un pugno di monete, o il vecchio che si china a fatica, in un ultimo sforzo, prima di arrendersi al tempo che corrompe, o forse il fanciullo, colpito in pieno volto dalla luce più chiara, lui, il puro, vicino a noi perduti pubblicani, sordi a ogni appello che non sia quello delle tenebre, o l’ultima possibilità, l’uomo proteso verso te in un gesto inconscio di stupore, quasi abbandonato a un sentimento incontrollabile, no, stai indicando me, chiami proprio me, con la mano, quella mano che ricordo come fosse ora, mezza in ombra e mezzo colpita dalla luce, proprio verso me che non so più chi sono. Continua a leggere→