Archivi tag: Cosa ho capito della vita

65. Il cielo di aprile

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Una cosa l’hai capita: s’impara dal dolore. Fatichi a pensare, per esempio, che possa tradirti la persona di cui ti fidavi ciecamente. Pensi agli inganni, alle maschere che un essere umano può indossare, immaginando sempre di cavarsela. Continua a leggere→

64. Nel bozzolo

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C’è un’immagine che ti gira nella testa: un bruco che non esce più dal bozzolo; vuole starsene al riparo, perché le ferite fanno male e quando provi e riprovi, rimanendo in attesa di un gesto, una parola, un segno d’amore che tarda ad arrivare, ti chiedi se valga la pena andare avanti, o non sia meglio rimanersene acquattati a godersi lo spettacolo da un posto più sicuro. Continua a leggere→

56. Abitare

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Il presente e il passato s’intrecciano nel tessuto logoro della memoria. Le immagini dell’università si confondono con quelle della naja: androni enormi e freddi, angoli invasi dalle ragnatele, un’aria da colonia penale accentuata dalla sagoma del capitano in canottiera che ti sgrana, mentre ancora sei mezzo addormentato, il rosario osceno delle sue avventure. Continua a leggere→

54. Romanzo

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Dovresti scendere nei particolari: ritrarre l’atmosfera surreale che regnava negli incontri coi collaboratori della cattedra, l’aleggiare di proposte sempre al di sopra delle possibilità: una storia della letteratura italiana in cui a ognuno sarebbe stato richiesto un certo numero di voci, convegni su autori sconosciuti di cui non avresti sospettato l’esistenza. Continua a leggere→

51. In quelle pagine

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Che poi, alla Sapienza, ciò che conta è il non detto: sia quando, da studente, cerchi di orientarti fra i centottantamila colleghi sconosciuti, sia quando, da collaboratore, sei costretto a esaminare le ragazze che ti guardano promettendoti qualcosa, chissà che, ma sempre spudoratamente, in contrasto con l’incertezza patologica di un Zeno Cosini o di un Filippo Rubè, di cui ti stanno esponendo le avventure. Continua a leggere→