di Francesco Forlani
Durante la passeggiata Elisabeth ed io non abbiamo scambiato una parola. O almeno. Ci abbiamo solo provato perché come i miei amici sanno, parlo molto, parlo troppo. E scrivo poco. Il motivo dell’appuntamento era d’altra parte il seguente: come fare per rendere ai compagni di penna un’opera
autentica. Non una raccolta di novelle pubblicate qua e là in riviste improbabili, tra Francia e Italia. No, no, ma un vero romanzo di quattrocento pagine e passa con lo scrittore in persona che in più dichiara in un’intervista: “ho eliminato molti passaggi, in tutto qualche centinaio di pagine.” Un unico libro che fosse l’equivalente di quanto abbia mai potuto scrivere, e pubblicare, tesi universitaria e lettere d’amore o d’addio incluse. Certo non è la quantità che conta, dicono. Ma la qualità, penso. Ed è per questo che oggi ho passeggiato con Elisabeth. I lungo Senna per i parigini sono come le rive del Gange. Talvolta mi ci devo immergere per conquistare quell’universo misterioso e inafferrabile che è la lingua francese. La lingua, ma non solo quella, è un’intera cultura che si nasconde fra i chiaroscuri di una pellicola che si srotola alla stessa velocità dei bato’ musce. Continua a leggere

