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64. Il bambino uccello

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Lo avrete capito, c’è sempre chi non è d’accordo.
Fantasmi, ti sembrano fantasmi gli odii tra bianchi e neri, non ti pare possibile, eppure sono lì, come il fulmine che ti coglie impreparato, la ferita che ti infliggi radendoti la barba, il mal di testa che ti assedia e strappa via il sorriso dalle labbra.
Eppure sogno, sogno un mondo in cui i bambini siedano allo stesso tavolo, con le penne in mano, gli occhi che guardano l’altro stupiti e pieni di fiducia. Continua a leggere

Una buona volta

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Ho due parole d’ordine: sembra facileprocediamo impavidi. Una filosofia portatile, utile come sintesi estrema di un manuale ipotetico di sopravvivenza. Quando le chiamate drammatiche si moltiplicano – come succede oggi -, quando pare che tutti i malati e i moribondi si diano convegno nello stesso giorno e nelle stesse ore, pronunciare uno dei due motti è un metodo da tenere a mente. Ci sono altre risorse più concrete: mi è stato consigliato il Tachicaf per il mal di testa ininterrotto e sembra che, per ora, sia efficace. A pensarci bene, il motto può riassumere una vita; immagino che quello di Gesù fosse: sia fatta la tua volontà. Con la differenza che, per noi, è una litania con cui ci rassegniamo al peggio; per lui era una lama di luce nel buio fitto dei fraintendimenti. Fino a quando dovrò sopportarvi? si lasciò sfuggire una volta, al colmo dell’insoddisfazione. Fossi stato là, avrei pronunciato sottovoce una delle parole d’ordine con cui avanzo giorno dopo giorno, stringendo i denti, scrutando un orizzonte carico di nubi che il vento dovrà spazzare via, una buona volta.