È una nascita modesta quella che avviene “il 2 luglio 1881 nella sala piccola del ristorante”. L’evento nel locale quel giorno fu il piatto della matelote de la Marna (zuppa di anguille e luccio in vino rosso), e il venire al mondo di Guglielmo Testa, protagonista del primo romanzo di Massimo Paperini, Le cene inutili, Neri Pozza, ricevette appena un frettoloso bacio del padre, chef del ristorante, e soltanto dopo la portata finale.
Bisogna subito dire che Le cene inutili non è un libro che segua la facile moda degli argomenti culinari, imbastiti magari con il filo di un’esile narrazione. No: è un libro capace di stimolare una meditazione sulla maledetta storia del Novecento, dal particolare punto di vista di un cuoco pieno di talento votato alla sua arte.
È una storia di sradicamenti, di speranze, di tenace resistenza alla sorte avversa, infine di rovina. Ma proprio nella sconfitta si misura quella indefinibile dote che è l’umanità, la capacità di stare al mondo. E la sconfitta di Guglielmo, comprendiamo, è il suicidio dell’Europa stessa. L’Europa, frutto di contrasti, terre fertili e lavoro sapiente, è presente nei prodotti che Guglielmo lavora in cucina. Con la varia provenienza geografica dei generi alimentari, Paperini ci dice che l’Europa è un panorama fragile di ambienti e popoli, che sarebbe stato meglio affidare a uomini umili e laboriosi, non a tronfi generali e cinici e criminali distruttori spacciati per uomini di stato.
Continua a leggere

