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da qui
La novità potente a cui mi riferisco è un desiderio intenso, irresistibile di appartenenza a Cristo, senza compromessi. E la consapevolezza di quanto sia preziosa la purezza che nasce da questo desiderio.
Una chiamata a una consacrazione? Don Mario, con pazienza, mi accompagnò nel corso del discernimento: con lui, capii fino a che punto le esigenze di una vita consacrata creavano in me la divisione interna cui accennavo. Non faceva al caso mio, avrei avuto bisogno di un tipo di vita alternativo.
Dopo la sua morte, continuai a cercare da sola la mia strada: le vie battute si rivelavano vicoli ciechi o labirinti, giravo a vuoto e a quel progetto, ormai, non credevo neanche più.
Mi ero appiattita su un modus vivendi equilibrato, ma privo dell’energia e della passione che avevano segnato l’esperienza precedente, quando ero immersa totalmente nello Spirito.
Nel tempo di Natale, tuttavia, avvertii nel cuore la richiesta: vuoi donare la tua vita per i sacerdoti?
Fui piena di una gioia profonda, un’emozione grande: quella di un amore ritrovato.
Mi piace pensare che il nuovo direttore spirituale, conosciuto in quel periodo, fosse stato un regalo di don Mario, poiché si rivelò per me un abito su misura, come diceva lui.
Mi guardai dentro col suo aiuto, e decisi di accettare.
Sappi che, se accogli la richiesta, la tua vita sarà un martirio quotidiano, mi disse la mia guida. Ma io, sull’onda dell’ amore che provavo, non diedi peso alle possibili riserve, e mi decisi per il sì.
Una sana incoscienza! Se avessi cominciato a fare calcoli, non avrei mai trovato il coraggio di lanciarmi. Comprendo bene, adesso, il grido che la Bibbia attribuisce a Geremia: Signore, tu mi hai sedotto, e io mi sono lasciato sedurre. E’ vero: solo l’amore permette di rischiare, di gettare il cuore oltre l’ostacolo.
