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Intervista a Manuel Lantignotti


di Luca Pizzolitto
1) Questa, Manuel, è la tua raccolta di esordio. Tu hai 28 anni. E nella vita, leggendo il tuo curriculum, ti dedichi anche ad altre forme di espressione artistica. Perché (e quando) hai sentito la necessità di investire sulla poesia e scegliere di pubblicare una raccolta?
Il mio approccio al teatro, alla musica, al cinema e alla poesia è sempre lo stesso. L’arte ha qualcosa che la vita non può dare, e cioè l’esperienza amplificata. Con questa espressione intendo indicare il potere che ha una storia, un componimento o l’interpretazione di un ruolo di proiettarti al di fuori della tua singola esistenza che, per quanto piena di esperienze, sarà sempre limitata. In questo modo tu puoi essere un ragazzo di periferia, il capotreno dell’Orient Express, un astronauta, credere in una religione che non ti appartiene, camminare tra gli edifici dell’Atene ellenistica e altre infinite possibilità. Con la poesia vi è uno step in più. Nello spazio di poche righe puoi proiettare il lettore direttamente nell’anima dell’esperienza universale che vuoi far rivivere. La poesia è l’unica forma d’arte che rappresenti nella sua essenza il ricordo, tema centrale di tutta la raccolta e l’unica che in poche righe riesce a intrappolare piccoli frammenti di senso, che una vita intera non riesce a cogliere. Ho sempre amato leggere e scrivere poesia, raggiunta una certa consapevolezza sia tematica che stilistica, ho deciso di mettermi all’opera e creare qualcosa che potesse avvicinarsi a quello che cerco dall’arte.

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