a cura di Alberto Fraccacreta
Mara Venuto, Vora
Alla terra perpendicolare la caduta,
la vergogna dei cani deposti a marcire.
Vagare innocenti a due a due,
sui talloni il peso del domani e il suo travaglio,
la lucida sapienza delle viole.
In eredità lasciarsi calici dove nessuno beve
e restano come un danno nelle mani.
*
Forse il termine delle cose
è il piccolo osso sulla nuca,
la nocca di un indice
che dal buio chiede di aprire.
Bussare incastrati nel tempo
una pretesa carezza.

