Cresciuto in ambiente ateo e marxista, si convertì alla fede cristiana nella Chiesa ortodossa. Da allora è stato un vero protagonista del dialogo fra Oriente e Occidente. Originale la sua lettura della contestazione

DI Andrea Riccardi
O livier Clément si è spento la sera del 15 gennaio. Erano anni che non usciva più dalla sua casa in un vivace quartiere popolare di Parigi. La malattia l’aveva provato, ma aveva ancora un grande interesse per la vita, i fatti del mondo, le vicende della Chiesa.
Quando l’ho salutato, poco prima che si spegnesse, ho guardato la grande finestra della sua camera, da cui si vede la città fino alla Tour Eiffel, pensando ai suoi ultimi anni di ‘eremita’ alla finestra del mondo.
Il suo cenno di saluto esprimeva la simpatia e l’amicizia che hanno caratterizzato la sua vita. Qualche anno fa aveva scritto: «La vecchiaia favorisce un’altra conoscenza, quella che l’Oriente considera come l’unione dell’intelligenza e del cuore».
Scompare con Clément (nato nel 1921) una figura europea di spicco, unica e originale. Il suo pensiero è figlio di un innesto complesso e ben riuscito. Le sue radici sono in ambiente laico e non credente. Ha vissuto a Parigi, in una città al plurale, ricca ma con tanti aspetti di deserto umano. Ha sentito l’angoscia degli orizzonti stretti dell’uomo contemporaneo; si è incamminato nei sentieri della ricerca spirituale. Ha incontrato la fede cristiana nella Chiesa ortodossa. La sua ricerca inquieta si è sviluppata nel clima della seconda guerra mondiale. La guerra è, per tanti grandi spiriti, un tempo fecondo di intuizioni. La generazione della guerra conta tanti ‘maestri spirituali’ che hanno detto molto all’Europa, tentata dal ripiegamento. Continua a leggere
