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Raffaele Santoro (+23 agosto 2025)

Ballata

se adesso che sono morto
vedrete nella strada
una ragazza vestita di rosa
come certi bambini.

se distogliendo gli occhi
lei vi chiede di me
chiamatela confidenzialmente Linetta
ditele “purtroppo
quel tuo ragazzo bruno
già da due giorni è trapassato”.

poi prima di contare dieci
delle sue lacrime
mostratele
la mia vecchia strada
la casa della chiromante
il palazzetto giallo del marchese
che ha due quadri di Filippo Lippi
e un Cosmè Tura
ditele della storia
che ci vennero i Turchi.

invitatela a un ballo di commiato
e qualcuno senza parere
le dica che i suoi occhi sono verdi
e dolci.

così non avrò altro peso sul cuore
che la pietra e le date.

Mar ’56

Raffaele Santoro, Poesie giovanili.


di Fabrizio Centofanti

Grazie per questa bellissima sorpresa, Raffaele, per questi versi sospesi tra preghiera e abbraccio, che poi, alla fine, è qualcosa di assai simile. La preghiera e l’abbraccio, infatti, tendono entrambi a vincere la solitudine, che rischia di pietrificarci, come la Medusa. Ho scritto l’introduzione a un libro di Lorca, ultimamente, e alcuni tuoi versi me l’hanno ricordato. Le cicale, la morte, l’anima, le chitarre dell’Andalusia, sono segnali messi lì a ricordare che la poesia nasce sempre da un’altra poesia, seppure inconsciamente. Lo sguardo del poeta è lo sguardo del bambino, di chi vede il mondo per la prima volta, anche a vent’anni. Il poeta è profeta: vede in anticipo i passi che farà, che faremo, non aspetta che il tempo scorra per dargli la forma che gli spetta. Così le dodici e otto diventano le quattro del pomeriggio del Vangelo, l’ora per cui vale la pena vivere e morire. Il tempo, la notte, sono elementi di una realtà vivente, niente a che vedere con le idee. Tutto è relazione, e quando questa si allenta, restano solo fantasmi e gelide paure. Il giovane Raffaele cerca un posto nel mondo, ma non per occuparlo, bensì per trovarvi la frequenza dell’umano, per riconoscervi la propria identità. L’idea ha senso se diventerà cantilena, musica, se trasforma e si trasforma in poesia.

*

Vorrei

Vorrei avere innumerevoli notti

per coprire la mia vita

come una coltre.

sono un minimo doloroso

sono una ferita

tenetemi caldo

avvolto

in un tempo lunghissimo.

Mag ’61

*

Raffaele Santoro, Poesie giovanili, prefazione di Paolo Borghi, postfazione di Carlo de Bac, Pazzini Editore 2022