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La poesia di Rino Gaetano

Un ricordo a 40 anni dalla scomparsa

A cura di Guido Michelone

L’improvvisa scomparsa – a Roma, il 2 giugno 1981, per un incidente stradale – di Rino Gaetano, nato a Crotone il 29 ottobre 1950, priva il mondo della canzone italiana di un artista che, sul piano dell’attività creativa, avrebbe ancora avuto molto da dire: muore un personaggio nazional-popolare, estroso, simpatico, accattivante, sebbene alcuni detrattori sostengano che nei due ultimi anni di vita si trovasse in una fase calante dell’ispirazione poetico-musicale, destinato, a commercializzarsi o a vendersi al business in favore di una canzonetta sempre più orecchiabile, innocua, banalotta. Non lo si saprà mai, purtroppo.  Continua a leggere

Ma il cielo è sempre più blu

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da qui

Chi non ha mai sognato di entrare nei centri di potere e cambiarne le regole a proprio piacimento? Andare, per esempio, alla Camera o al Senato e far sentire la voce del cittadino insoddisfatto di perdite di tempo e privilegi; intimare a tutti di uscire e decidere per un giorno secondo il bene pubblico; penetrare in Vaticano e sostituire le guardie svizzere con disoccupati della provincia di Viterbo; prendere d’assalto le sedi prestigiose delle compagnie petrolifere, dove tutti parlano in inglese, e costringere a utilizzare il prodotto esclusivamente per le lampade nelle cene romantiche di mezza estate; infiltrarsi nelle redazioni dei telegiornali nazionali e ingiungere di comunicare solo notizie positive; intrufolarsi nelle riunioni delle cupole mafiose e obbligare i presenti a ripetere il nome di ogni morto ammazzato mille volte; forzare le porte delle commissioni dei concorsi e cancellare i nomi dei raccomandati. Chi non ha mai sognato di abolire Sanremo, di cambiare la pubblicità dell’amaro Montenegro, di condannare i sindaci a ripristinare i bagni pubblici in tutte le città, per non essere costretti a ordinare l’ennesimo caffè? Io mi limito a sognare che le feste religiose siano tutte di domenica, per evitare di moltiplicare le omelie. Domani vado dal papa e glielo chiedo, se le guardie svizzere sono state licenziate.