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La Città del Sole di Sandro CORDESCHI – Seconda parte

Il percorso del sogno diviene più intricato ed oscuro, man mano che ci si addentra nelle vie, ancora inesistenti, di una città “da fare”. Se Aquila antica, con il suo nome e la sua forma evocativa, in fondo esiste ancora, almeno in immagini, in segni che tracciano un percorso, come costruire una realtà che non è neppure in embrione, all’interno della quale, comunque, si dovrà vivere? Chi sta qui a sognare ad occhi aperti non crede, come Bacon, in una Nuova Atlantide tecnologica, e il magma del cemento sparso a caso o sulla base di criminosi disegni gli fa orrore. Nella sua disperata ricerca di equilibrio, però, ha imparato con fatica ad accettare l’idea che la tecnologia possa essere strumento utile, in vista della realizzazione di un rapporto armonico tra eco-logia ed eco-nomia. In fondo, queste scienze imperfette tendono alla scoperta di una relazione giusta e conveniente tra l’uomo e l’ambiente naturale, sua prima dimora. Il concetto di “qualità della vita” nasce da qui, da questa relazione. Continua a leggere

Città del Sole (non delle sòle) di Sandro CORDESCHI – Prima parte

Poche righe per spiegare ciò che NON sono e perché mi permetto il lusso di rimetterci la faccia (o, almeno, quello che ne rimane). Non sono un politico, un architetto, un “urbanista”, un economista, un “esperto”, un ingegnere della protezione civile. Non sono neppure un giornalista, né uno storico, né un vigile del fuoco, né un “palazzinaro” di bassa o alta (ma ce ne sono?) lega. Non ho nulla da guadagnare, ma neppure, una volta tanto, da perdere. Non difendo alcun interesse, se non quello ad una vita che conservi i segni di qualche forma di bellezza, magari più per mio figlio che per me. Continua a leggere

RASOTERRA (4). “I libri che vivono” di Davide SAPIENZA

C’è una cosa che succede a chi pubblica libri. È una cosa strisciante che ha drammaticamente cambiato l’editoria. Questa cosa si chiama mancanza di coraggio. Spesso capita che arrivi un autore debuttante o uno più navigato, e che si senta dire, “bello questo lavoro, però…” Non è una protesta contro gli editor, quella che state per leggere, ma solo un modo per riaffermare come un’opera, se a un editore piace, a volte può subire interventi strutturali minimi, per poter esprimere al meglio se stessa ma non può essere la regola “aggiustare” libri che così perdono la propria originalità. Continua a leggere