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Mistero

Dio è un mistero. Lo si comprende dal fatto che ci ama. Siamo così amabili? Eppure muore per noi: Lui, l’immortale. Non resta che godere di questo privilegio, condito col dolore. Perché senza sofferenza non c’è amore, sulla terra.

Il materiale

Gesù ci chiede un po’ di sofferenza, perché in Cielo non potremo più dargliene. A pensarci sul serio, è una gran cosa. Qualcosa che solo noi possiamo fare, perché il dolore è quanto di più personale c’è da offrirgli. Si potrebbe cominciare da oggi, da adesso: a qualcuno manca forse il materiale?

Qualcosa vorrà dire

Il dolore non ci piace, fuggiamo dalla sofferenza. Quando arriva, ci sembra che il castello che abbiamo costruito crolli e riveli il nostro fallimento. Eppure Cristo è il sofferente: il vincitore di ogni guerra, anche quella con la morte. È l’Uomo dei dolori. Qualcosa vorrà dire.

Attitudini

Offrire, parola difficile, quasi impossibile se abbinata al soffrire. È la prova del nove della capacità di andare oltre se stessi, o dell’arroccarsi in quella che si definisce la zona di comfort. Ci vorrebbe una scuola, un corso mirato per insegnare quest’arte sconosciuta, quest’attitudine divina. 

Un privilegio

La sofferenza cambia d’aspetto a seconda delle prospettive: può essere un fastidio, un intralcio nel cammino, un dannato impedimento che inibisce l’azione; o l’unità in un ideale che dà senso alla vita. Per qualcuno, farne l’esperienza è un privilegio.

La partita

Si può gioire nella sofferenza? A prima vista è impossibile. Siamo sempre propensi al benessere, è la natura che avanza i suoi diritti. Eppure c’è Qualcuno che ha gioito patendo, il Salvatore. Riusciremo a comprenderlo? È qui che si gioca la partita.

Il grido

La malattia, la sofferenza, sono momenti da condividere con il Cristo Servo sofferente eppure gioioso, che conosce il patire fino alla fine del mondo, quando ogni dolore sarà bandito dall’orizzonte di quelli che lo amano. Il Suo grido liberatorio, nella morte in croce, risuonerà una volta per tutte per chi lo ha custodito come annuncio di salvezza. Già da ora.

Un sospiro

Essere ostia, unirsi alla presenza incandescente di Gesù nel tabernacolo, per affrettare la venuta del Regno di Dio. Sospirare come i giusti dell’Antico Testamento, perché ogni sospiro sia come il sospiro di un bimbo per suo padre. Questo dice il Cristo alla Bossis. 

Cominciamo

A forza di portare la propria croce, è lei che ci porta. Sono parole del Cristo alla Bossis. La sofferenza non è la peste da evitare, come spesso insegnano. Il dolore accettato ha una forza che ignoriamo, se vissuto per amore. Per l’amore che è Cristo. Allora, finalmente, si apre una porta: usciamo, e cominciamo a vivere. 

Il caso

Niente avviene a caso. Quando la sofferenza si affaccia, nella vita, dobbiamo sapere, sentire, che Gesù l’ha voluta per noi: sì, proprio quella, perché fossimo più uniti a Lui, perché insieme con Lui portassimo la croce. Il cuore impara a distinguere il passo dell’amato: quanto è più dolce, meno freddo del caso! Il grande Amico dirige la tua vita, la mia vita. Stringiamo la croce con amore e l’amore crescerà. 

Sofferenze

Il Cristo ricorda alla Bossis l’importanza della sofferenza. Le dice che, presa in sé, la natura umana non può amarla, ma la soprannatura se ne impadronisce come uno strumento al servizio del progetto di Dio, e un modo per ottenere grazie che corrispondano alla Sua volontà. Aggiunge che occorre attingere al gran deposito delle Sue sofferenze, a seconda del momento che si vive: quelle dell’infanzia, dell’adolescenza, della vita pubblica. Non bisogna perderne nessuna, perché sono tutte preziose per la nostra vita.