Archivi tag: Vasco Rossi

25. Vivere

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Leopoldo si sente perso. Giulio da Padova è sparito su un monte non meglio precisato (il Sinai, il Soratte, la Montagna incantata?), Joyce è stato inghiottito da uno zaino protonico insieme con le sue risposte, di Maria non c’è più traccia. Automaticamente, si dirige verso il pub. Non ha voglia di incontrare nessuno, ne ha abbastanza di apparizioni che lo hanno trascinato in un vortice di dubbi. Si siede al tavolo, aspetta la ragazza con lo straccio, s’impone di pensare ad altro. Invece, dalle volute di fumo della sala emerge un uomo giovane con una giacca di pelle e un paio di jeans. Il viso triangolare è solcato da sopracciglia folte mentre le labbra sembrano aprirsi in un sorriso da dio etrusco. Continua a leggere

Favole

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Ci fu un periodo, da ragazzo, in cui avevo deciso di imparare a cucinare: consultai un manuale, ne applicai alla lettera i consigli e sfornai un’amatriciana strepitosa. Da allora coltivai l’idea di poter riuscire in tutto con l’apporto di un prontuario indovinato. Le guide successive riguardarono la ginnastica coi pesi, gli scacchi, il calcio, le arti marziali e le tecniche psicologiche, come l’enneagramma. Oggi, conosco qualcosa che nessun manuale potrà mai insegnare: debellare l’egoismo, entrare in sintonia con il diverso. Da una parte mi dispiace, dall’altra mi attira l’idea che siano imprese uniche, destinate a passare per le forche caudine delle resistenze, i labirinti da cui solo in prima persona si può uscire. Mi è rimasta un’illusione: compilare un manuale di scrittura creativa, che nel mio caso sarebbe alla rovescia, alternativo ai tanti che ho sfogliato con tedio e insofferenza. La scrittura è tra le cose da prendere di petto, come gli orchi delle storie o i mostri che appaiono nei sogni. Prima o poi lo scriverò: spero sia all’altezza dell’amatriciana del ragazzo dei manuali, della sua fede recidiva nelle favole.

CI VUOLE QUELLO CHE IO NON HO

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Caro Vasco,

davvero ci vuole quello che io non ho, ci vuole pelo sullo stomaco [ho solo l’esofago a fiamma e più di un’ulcera e no!, lo so che non bastano]. Il problema è che non lo voglio. Non più. È sempre una questione di pelo. E nugoli di discussioni/dibattiti «De Videocracy» [hanno scoperto che tettEculi muovono marEmonti? Complimentoni! Non ce ne eravamo maimai accorti!] e cercare di muovere passi senza prostituire né corpo né credo – sapevo, l’ho sempre saputo, non sarebbe stata impresa facile… E sì che tu [me] lo canti da sempre: «le regole sono così / è la vita! ed è ora che CRESCI! / devi prenderla così… ». E sì che ti re-cito da sempre: «Sì, stupendo! Mi viene il vomito!». Continua a leggere

Lo sguardo dell’altro

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Trovare il confessore giusto non è facile. Ho provato prima con un sacerdote anziano che incontro la domenica, ma la pensiamo diversamente su tutto, poi con amici preti di vecchia data, ma mi sembrava di giocare. Alla fine ho scelto un monaco di un’abbazia non molto distante dalla nostra chiesa. Dico sempre ai penitenti di stare tranquilli, perché non si confidano solo con un uomo, ma con Dio stesso: non ha senso temere, vergognarsi. Eppure, quando tocca a me, capisco che è impossibile evitare il turbamento per lo scarto tra l’immagine e il volto interiore, che non corrispondono mai perfettamente. Continua a leggere

E tanto basta

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Ce li manderesti tutti, certe volte. E’ solo una questione di stanchezza. Fanno i furbi, ma chi è che non lo fa? Il nervosismo gioca brutti scherzi: ti sembra che tutti vadano in vacanza e tu solo resti a lavorare. Magari è vero, ma l’hai voluto tu, hai scelto tu di dare. Se il mondo è muto, io canterò. Se è sordo, ascolterò. Proprio dove manca, metterò l’amore. Quanto è difficile, però. Ce li manderesti volentieri. Li ameresti con le lacrime agli occhi senza mai asciugarle, perché devono vedere, devono capire. Non restano che quattro parole, quattro note. Una canzone di cui non ricordo più il motivo. So solo che è per te, e tanto basta.