Seconda risposta di Vito Mancuso

Devo una risposta ai tre bellissimi e profondi commenti al mio pezzo e voglio dire la mia sul pezzo di Francesca concernente l’eutanasia. Quanto all’eutanasia io forse me la cavo in modo troppo semplice, ma mi sembra elementare dover distinguere tra piano civile e sfera religiosa (perché poi nella mia mente si sono associate queste due figure geometriche, il piano e la sfera, rispettivamente alla dimensione politica e alla dimensione religiosa, spiega perché dopo il liceo ho scelto di studiare teologia).

Dal punto di vista politico, è evidente che c’è bisogno di una legge vista l’importanza del tema e la sua attualità, e come sarà questa legge sarà la dialettica dei numeri parlamentari a dirlo. Esattamente come per ogni altra legge. La legge è una forma che assume l’esercizio del potere, e ogni cosa a questo livello si decide in base alla forza. I parlamentari si dividono in base alle lobby che li hanno votati e messi in quella condizione di privilegio: alcuni obbediranno alla lobby clericale, altri a quella anticlericale, altri ancora (quelli la cui lobby non ha alcun interesse specifico in materia) potranno seguire la propria coscienza. Si alzeranno le mani, si conteranno, e in base a chi ne avrà alzate di più si farà la legge. Ma che la legge si debba fare non ho dubbi.

Quanto all’aspetto di merito, mi chiedo che cosa farei se io fossi uno dei parlamentari privilegiati che in questa materia specifica possono seguire la propria coscienza. Penso che mi orienterei perché la legge desse la possibilità a chi vuole di porre termine alla sua vita. Personalmente non sceglierò mai l’eutanasia, penso (lo penso ora che sto bene, ma che altro posso fare?) che vorrò vivere la vita in tutti i suoi aspetti, anche quelli che fanno soffrire, perché anche questo significa essere al mondo ed essere in comunione con il mondo. Ma non vedo perché dovrei impedire a chi non la pensa così, a chi non vuole essere prigioniero di un corpo che oramai rifiuta e vive come una prigione, di rimanere qui a soffrire. Se la sofferenza è accettata e rivestita di senso può avere un valore spirituale altissimo (che già Eschilo conosceva), ma se non è accettata ed è senza senso è solo tortura. E in nome di che cosa io dovrei impedire a qualcuno di mettere fine a ciò che per lui è solo tortura? Ripeto, io credo nel valore spirituale della sofferenza vissuta e offerta per la vita del mondo, penso che abbia un valore spirituale immenso, penso che un essere umano che giunge a queste vette sia una delle creazioni spirituali più alte – a patto ovviamente che non abbia minimamente cercato lui la sofferenza, a patto che non vi sia nessuna esaltazione della sofferenza in sé e per sé, a patto che continui ad avere amore per la vita e la sua bellezza, amare la vita nonostante tutto, la vita prima del senso della vita, la vita anche senza senso, come scrive da qualche parte Dostoevskij nei Karamazov.

Ai credenti, che possono trovare infondate queste mie affermazioni, io dico che si deve dare agli uomini la più alta libertà possibile, se si vuole seguire la logica divina nel suo rapportarsi al mondo, il quale è del tutto, a volte anche del tutto dolorosamente, libero.

Ed eccoci alle profonde obiezioni di Fabio Brotto, che sono lieto di ritrovare qui dopo che ci eravamo scritti ormai più di un anno fa ai nostri indirizzi di posta elettronica. Il problema è evidentemente quello, caro Fabio, è la relazione tra un Dio personale la cui essenza è amore e questo mondo la cui essenza è forza. Ma io chiedo: siamo sicuri che la forza è male? Simone Weil è abitata da una profonda contraddizione (il che depone solo a favore delle altezze toccate dal suo pensiero, e poi lei la sua contraddizione l’ha vista e vissuta ben prima che qualche critico arrivasse da fuori a notarla) perché a volte dice che la forza non è male, a volte dice che lo è. A volte dice hegelianamente che c’è identità tra il reale e il bene, a volte che c’è una netta opposizione. Io chiedo: la forza è male? Tu scrivi che la forza è violenza, li poni come sinonimi. Ma io, che prima pensavo così, ora mi sono convinto del contrario. Non ci sono dubbi che la violenza è forza, ma la forza non si risolve nella violenza. L’essere è energia, e l’energia si muove e si compone secondo le 4 forze fondamentali, gravità, elettromagnetismo, nucleare forte e nucleare debole. La forza è prima di tutto funzione dell’ordine. Senza la forza non ci sarebbe la vita, la storia, la civiltà.Questa casa dove abito con mia moglie e i miei figli voglio che sia forte, ed è forte. L’amore è forte, il bene è forte. Anzi sono molto più forti dell’odio e del male, molto più resistenti, perché il bene e il vero non crollano mai, mentre il male e la menzogna crollano molto presto. Lo si vede anche per gli uomini. E’ vero che l’odio ha una sua forza, ma ce l’ha in quanto parassita del bene, l’odio si nutre dell’energia dell’oggetto odiato, non sta in piedi da sé, a differenza del bene che è assoluto, che è diffusivum sui a prescindere da chi gli sta di fronte, che è gratuito. Tu mi obietterai con la tua intelligenza: ma che cosa ha a che fare tutto ciò con il Dio personale? E su questo apriremo un altro dibattito.

Lucianna pone l’interrogativo della motivazione del bene, del perché fare il bene. Io penso che le affermazioni religiose che pongono il fondamento del bene nel comandamento divino siano uno stadio immaturo della vita spirituale. Il vertice è Kant, è il bene per il bene, è ciò che nel linguaggio della rappresentazione religiosa si chiama gloria di Dio. Quando uno agisce per la gloria di Dio agisce gratuitamente (scusate l’esempio un po’ prosaico, ma è come chi canta l’inno nazionale per puro amore di patria). E “gloria Dei, diceva Ireneo, est homo vivens”. Logico che quando si fa il bene si sta bene, perché noi siamo relazione e il bene è a sua volta relazione, relazione ordinata, e non trovo nulla di scandaloso nel fatto che uno voglia fare il bene per stare bene. Bisogna anche amare se stessi, oltre che gli altri, e la maturità consiste nello scoprire che quanto più amo gli altri tanto più faccio il bene a me, che quanto più pongo il mio centro fuori di me tanto più mi ritrovo. Il motivo penso che sia fisico, perché noi non siamo una sostanza immobile ma siamo come un pianeta che gira, che può girare solo perché è attratto dalla forza gravitazionale della sua stella, e che però non viene risucchiato dalla stella e distrutto perché a sua volta girando su se stesso sviluppa una forza centripeta (amore di sé). L’amore per essere maturo deve riprodurre la stessa dinamica dei corpi celesti.
Infine Francesca e il fatto che tu facendo il bene non ti senti figlia del Cielo. Ma tu, come ogni altro essere vivente, figlia del Cielo lo sei. E’ la scienza, la bioastronomia, a dirci che il carbonio che è alle base dei nostri atomi proviene dall’esplosione miliardi di anni fa della prima generazione di stelle. Esplodendo esse hanno disseminato nel cosmo gli elementi di cui siamo formati attraverso un processo continuo di accumulazione dell’ordine. Ci sono diversi libri al riguardo. Tu puoi anche rifiutare che questa grandiosa operazione cosmica che ti ha portato all’essere sia frutto di una Mente divina (come peraltro pensava Spinoza, e prima di lui Aristotele, e insomma tanti pensatori per nulla cristiani in compagnia dei quali magari non ti troveresti così male), ma che tu sia figlia del Cielo è un dato di fatto. Forse per questo, come diceva il grande Kant, la vista del cielo stellato ci riempie l’animo di meraviglia e di ammirazione. C’è una laminetta d’oro ritrovata in una necropoli orfica. Dice che quando l’anima si presenterà al cospetto di Ade per passare dovrà dire: Sono figlia della terra e del cielo stellato. Ma la mia vera origine (ghenos) è celeste.
Grazie di queste testimonianze della passione di essere uomini
Vito

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5 pensieri su “Seconda risposta di Vito Mancuso

  1. francescamatteoni

    “passione di essere uomini” (e donne…). Grazie a te!

    Ti dirò: molti dei pensatori(ici) che amo (due li ho citati) sono appunto cristiani o si sono confrontati con il cristianesimo in modo fortissimo. Con Aristotele, che mi trovo quotidianamente per le sue teorie sulla generazione che in piena era moderna imperversavano ancora (e sulla donna inferiore ovvio), non ho grande simpatia – COME DONNA! (eh, sì, sono femminista, lo sono per forza…).

    Sul cielo mi viene in mente un racconto di E.M. Forster in cui il protagonista, dopo aver vissuto per tutta la vita in un mondo claustrofobico del sottosuolo, riconosce se stesso come essere umano vedendo la costellazione di Orione. è un racconto che mi ha sempre commosso.

    La mia puntualizzazione riguardava più che altro l’idea del Cristo incarnato, del Cristo uomo. E’ la sua umanità che ci parla è nel sangue che ci viene resituito.

    Per quanto riguarda l’eutanasia, sai io stessa se penso a cosa vorrei per me, davvero non saprei cosa dire – ma la questione, come suggerisci tu, è che quello che è giusto per me non è detto lo sia per un altro. Il rispetto della vita, come la sua ricchezza nasce dalla sua grande diversità, dalla sua varietà.
    Ci sono tante margherite, si dice in un film che amo tantissimo, semplici, bianche, minuscole. Ma nessuna è uguale all’altra.

    Buonanotte!!!

    Francesca

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  2. Lucianna Argentino

    Giusto Vito! Il bene per il bene! E’ proprio quello che intendevo dire, che dico e che cerco pure di vivere quotidianamente, il punto è che se mi guardo intorno faccio fatica a riconoscerlo il bene per il bene. Certo quando lo facciamo, quando siamo noi stessi bene, ci sentiamo dentro un senso di pienezza, di gioia, di verità, sentiamo di essere in armonia con l’intero creato, sentiamo di aver dato la risposta giusta a ciò per cui siamo stati chiamati e a chi ci ha chiamati. Mi verrebbe da dire che il bene dovrebbe sgorgare da noi quasi inconsapevolmente, essere un gesto naturale… Io ho lavorato tanti anni alla cassa in un supermercato e ricordo ancora un’anziana signora che davvero stupita mi ringraziò per il sorriso che le avevo rivolto! La prima cosa che mi venne da pensare è che la signora di sorrisi ne doveva aver visti pochi, che spesso ce ne stiamo chiusi a soffocare nel nostro io, con le nostre fisionomie serie serie che sbarrano la strada agli altri. Capisco che un sorriso pur se tecnicamente facile, per essere un sorriso vivo deve sgorgare da una viva sorgente interiore… Comunque non volevo essere solamente critica nei confronti della persona che mi ha detto che fa del volontariato perchè la fa stare bene, è solo che quel “perchè” è stato spunto di riflessioni sulla natura del bene. Tuttavia fare del bene perchè, mi suona stonato. Tu stesso nel tuo bellissimo libro dici che la vera questione dei giorni nostri non è il male ma il bene perchè nessuno sa veramente definire il bene e mi sembra che ti chiedi anche, come me, se esiste il bene oggettivo, il bene assoluto, il sommo bene. Io non me lo chiedo per vezzo filosofico-religioso, ma perchè vorrei riuscire a viverlo, a rispondere alla chiamata alla santità che ci riguarda tutti, ognuno dal luogo in cui è geograficamente e spiritualmente… Grazie! Un fraterno abbraccio, Lucianna

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  3. elena f.

    perchè forte come la morte è l’amore-
    dal cantico dei cantici

    una contraddizione che evidenzia come non sia possibile affrontare le parole dimenticando che esse hanno un fondo oscuro che va scandagliato.

    elena f.

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  4. fabiobrotto

    Naturlamente,caro Vito, ogni parola che usiamo può e deve essere soppesata e valutata, quando in gioco sono le grandi questioni (qualche volta anche quando le questioni sono piccole). Prendiamo l’ordine, per esempio. L’ordine può essere concepito ottimisticamente- come una armonia metafisicamente fondata, in cui anche ciò che appare disordine agli occhi dell’uomo deve essere postulato come parte dell’ordine divino, ed è la soluzione che la filosofia da sempre ha proposto all’angoscia degli umani – oppure visto come risultante temporanea dell’urto di forze, come, anche, una sequenza di catastrofi e successivi stati di quiete. Ma se è vero che la forza stessa può essere vista come positiva capacità di stare in piedi nel mondo, di resistere come la tua casa (virtù della fortitudo, ecc.), essa si dimostra come qualcosa di neutro e di antecedente la morale. Forte è il corpo dell’assassino che rincorre un bambino per ucciderlo, e non muore d’infarto nella corsa (che sarebbe un male per lui e un bene per il bambino). Se è poi vero che tutti abbiamo una percezione immediata e generale del bene (esempio dell’acqua che è bene per la pianta a cui la diamo), è vero anche che i beni confliggono. Il mondo degli animali è fondato sulla predazione (gli erbivori uccidono le erbe, i carnivori uccidono gli erbivori). Tra una gazzella che fugge e un ghepardo che l’insegue dove si pone il bene? I due animali in corsa sprizzano energia. Tutto è necessario, dice il filosofo, ma questa è la necesità anche del conflitto e della sofferenza. Posso amare lo squalo che mi assalta mentre nuoto? Dovrei rendere lode al Creatore mentre un coccodrillo sta trascinando mio figlio verso l’acqua? E anche le cellule cancerose sono piene di energia.

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  5. elena f.

    @ fabiobrotto

    l’ultima definizione forse ci dà l’aggancio per una riflessione: anche le cellule cancerose sono piene di energia.

    il fatto è che solo l’uomo può parlare di bene e male, la natura è necesseria perchè necessitata: è così e basta.

    il bene e il male si rivelano solo in relazione alle scelte che producono e li realizzano per questo non è mai facile il discernimento e la scelta che da esso deriva

    l’esempio della cellula cancerosa mi piace perchè dà la misura del nostro cancro quotidiano. per quello che ne so una cellula cancerosa si riproduce in modo anomalo invadendo il corpo stesso che la nutre fino a condurlo alla morte. ora, il bene è l’esatto contrario del cancro:è una forza che sa morire per l’altro, non si impone, non è mai prendere ma dare. anche nel mondo degli umani il male nasce sempre da una forza che opprime l’altro per il proprio tornaconto.

    sul rendere lode al creatore mentre mio figlio viene trascinato in acqua da un coccodrillo, io imputerei il fatto all’imprudenza di chi si espone ad un tale pericolo, visto che il coccodrillo o lo squalo fanno solo il loro mestiere di coccodrillo e squalo.

    elena f.

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