
di Giorgio Morale
Freddo e sole. Sarà stato così anche l’anno scorso?
“Dici così ogni anno” mi dice Elle. “Fra poco non ricorderai che esistono le stagioni”.
Una passeggiata sul Naviglio. Cielo rosso fuoco e nuvole grigio cenere.
Fascino del ponte. Terra, acqua, cielo congiunti da un arco.
Cosa so? Che il fiato appanna gli occhiali.
Come cambia la luce nell’arco di dieci minuti.
Al ritorno la casa stenta a prendere l’aspetto di sempre.
“Hai meno controllo” mi dice Elle. “Il che non sempre è un male”.
“Si vede che dopo l’età della ragione riabbracciamo il sentimento” dico.
“E non è sicuro indice di parzialità” fa lei.
Ho cinquant’anni e da un paio d’anni il pensiero della morte mi visita ogni giorno. Io via da loro, loro via da me. La moglie, i figli. I libri, l’arte, la natura – quello che resta.
Alberi, erbe, qualche cosa.
La pronta comprensione, il tacito accordo.
Il corpo già noto, come un paese accogliente.
Ogni giorno aspetto una notizia, una perdita, un lutto. Il mio corpo soffre una diminuzione della forza, non ancora la debolezza.
Finora: arrivi e partenze – per tenere in sospensione il cuore. Qualche nascita, qualche morte – ma a distanza, perché non faccia male.
“Passo le giornate senza forza né volontà” dice mia madre al telefono. “Ho il sangue addormentato. Neppure il letto mi riposa”.
“Ti muovi poco” faccio io.
“Dove vuoi che vada?”.
“Da te c’è bel tempo. Esci, cammina”.
“Ormai uscirò per andare al cimitero. Ogni giorno per me è un guadagno”.

il diario, a volte, è il rovescio della letteratura: la verità. da qui fa tutto il giro, e torna ad essere letteratura: quando le fiamme riscaldano e non bruciano.
fabrizio
Grazie, Fabrizio, per le tue paole, che sento vere e che leggo come avvertenza e augurio.
Grande avvertenza, ma anche grande apertura allo spirito.