di Enrico De Lea
Stanotte ero davvero il santo
che un tempo mi prefiguravo
dall’alto della collina
che ieri affrontavo.
Dopo la salita furiosa, affranto
ne contemplavo i contorni
limati dai secoli e dai giorni –
là, con la neve del vulcano
e con il sole, ero lontano
eppure quanto avvinto
alle poche voci del paese.
Ascoltavo il silenzio
d’ogni insospettato avo –
preferivo la luce in ombra dei padri
al candore violento delle madri.
In un artificio, del tempo
statuivo la normativa bulla,
ma facendone sempre scempio
come stanotte nell’ora fasulla.
25 marzo 2007

Non ti conoscevo Enrico come poeta – e me ne scuso per l’ingnoranza – ma questa poesia mi ha colpito. In particolare la parte centrale:
“Dopo la salita furiosa, affranto
ne contemplavo i contorni
limati dai secoli e dai giorni –
là, con la neve del vulcano
e con il sole, ero lontano
eppure quanto avvinto
alle poche voci del paese.”
Noto una cura formale di rime e assonanze. Mi piacerebbe leggere tue altre poesie. Grazie!
Un caro saluto
“preferivo la luce in ombra dei padri
al candore violento delle madri.
In un artificio, del tempo
statuivo la normativa bulla,
ma facendone sempre scempio
come stanotte nell’ora fasulla.”
il fallimento immemore e immemorabile di ogni atto di sussulto amoroso. le madri, spesso, sono le mitologie dell’angolo, le tentazioni del toccasana presunto; i padri le parità ridicole del potere. “l’ora fasulla” potrei sottrartela… ma è solo un attimo di opinione.
@Luca
grazie davvero per l’interesse – questo testo nasce come componimento d’occasione, in cui si sbriglia un mio registro piano – altri testi esplicitano una sonorità ed una dimensione più oscura, sebbene sempre d’oscurità mediterranea trattasi…penso a una mediterraneità atipica, dal lato del muschio, il sole che acceca (puoi capire la mia passione per Cattafi) – puoi trovare miei testi online su questo sito (v. il 17 gennaio)e sul mio blog:scardanelli.splinder.com
@ Marina Pizzi
ti ringrazio di cuore per l’attenzione