
di Giorgio Morale
Mi piacciono i primi caldi.
Per un attimo mi attirano i colori brillanti di un insetto. Il gesto spavaldo di una ragazza che, quando la moto parte, allarga le braccia come per un volo. Lo sguardo che chiede comprensione di una signora in auto che fa una manovra azzardata.
Un ticchettio per strada. Un operaio sospende il lavoro e costruisce un triangolo di sguardi tra lui, me e una ragazza.
“Noi uomini siamo così. Sentiamo un rumore di tacchi e ci voltiamo”.
Il tram è zeppo.
“Possiamo aprire il finestrino?” fa una donna anziana. “Sa, noi donne a una certa età abbiamo bisogno d’aria”.
Una bella signora la guarda e sorride.
“Non si preoccupi, ne abbiamo bisogno anche prima”.
Armeggia col vetro, poi desiste. Un signore l’aiuta.
“Mi alzo alle sei per essere al lavoro alle nove e ogni giorno arrivo in ritardo” dice un’altra.
“Ecco perché adesso il lavoro è flessibile, nessuno sa quando comincia”.
Una frenata. Un giovane finisce in braccio a una donna seduta.
“Stia attento, mi è venuto addosso”.
“Mi scusi” fa questo. “Stamattina pensavo di essere uscito solo con l’anima, invece ho portato anche il corpo”.
Mi piacciono i primi caldi e il corpo che si sveste. Mi dà un gran senso di libertà abbracciare il corpo nudo di Elle. Mi mette allegria circondare con un braccio il sedere tondo e gonfio come le gote di un angelo trombettiere.

Queste prose intime sono davvero belle, sembrano e vogliono essere cose appartate da tutto, non dalla stagione che verrà.
Anche me Giorgio piacciono i primi caldi,le sorprese intellettuali che ci portano.
ciao caro Giorgio….
leggendo l’incip, scusa se lo dico ma mi va di farlo, ho subito pensato ai primi piatti caldi, ho pensato alle lasagne che tanto mi piacciono!
Per il resto trovo il racconto ironico, leggero, piacevole nel finale!
è forte quel:
“Mi scusi” fa questo. “Stamattina pensavo di essere uscito solo con l’anima, invece ho portato anche il corpo”.
Marino, Carla, grazie della vostra lettura.
Marino, manco a farlo apposta, oggi a Milano c’è una temperatura quasi estiva, almeno 25° nelle ore centrali, io ho già messo via gli abiti pesanti. Forse è un po’ presto per Amsterdam.
Carla, non avevo ancora notato l’equivocità dei “primi”: quanti scherzi ci combina la lingua. Mi viene in mente quell’altro post di oggi, quello di Claudio Damiani su “Lingua e linguaggio”.
Per Amsterdam magari no, io sto proprio sulla costa e non sai come vestirti. Ciao Giorgio.
…qui da me la finestra sul balcone è spalancata…
la vite fuori ha gettato i suoi germogli…
il lago esala i suoi sapori e
calma…
Io talvolta porto solo il corpo, Giorgio, e dimentico l’anima. Sono ugualmente perdonato?
In vero è una prosa molto intensa e mi piace molto.
Tuttavia vorrei un po’ d’aria di neve più che caldo… 🙂
Luigi, anch’io spesso devo cercarla, l’anima.
Forse è un po’ strano per un siciliano – o forse no: fino ai 18 anni non l’avevo mai vista, perciò mi piace anche: la neve… Sarebbe meglio dire, con Gerald Manley Hopkins, che mi piacciono tutte
“… le cose variegate…
… Tutte le opposte cose, originali, esigue, strane;
tutto ciò che è mutevole, maculato (chissà come?)”
grazie della lettura e un caro saluto