Reflections (2) – Milano

“dove vai?” mi chiedeva mia madre
solcata dalle rughe della paura,
“ancora non so”, le rispondo ( dopo vent’anni )
da guitto di circonvallazione,
sempre un casino Piazzale Lodi
sino al prossimo semaforo
e gli attimi ti consumano le mani,
anche il volante si deteriora!

ci si vede ogni tanto…
forse più per ricordarci
che ci siamo.
il come poco importa,
giri lo sguardo,
caleidoscopio di maschere,
colori appiccicati – più o meno posticci –
in feste di labiali, talvolta la parola dice.
ci si vede ogni tanto…

quanti fili per la città
grovigli muti
boccheggianti dai finestrini
orecchie incollate a pacemakers
detriti di comunicazione
rovinosi affanni
appannati tra vitrei stagni
come oblò obliati…

passa il tram.
quelli di una volta.
Il pirellone (l’unico con i tacchi) rifatto.
come vernissage di baldracca.
lo sporco confina con transenne.
sigillano un domani pulito.
anche il vecchio regime restaurato.
non muore mai, quello.
sopravvive tra avanzi di idea.
così scorre la vita.
così passeggi per il centro.
hai fatto centro.
le freccette,un lontano ricordo dei navigli.
in qualche bar dove il calcetto accoglieva giovani ossa.

al semaforo le chiedo: “ma sei più ricca, qui?”
la disperazione scivola al mio fianco,
mi accompagna nell’open space, che fastidio!
tutte quelle voci all’unisono!
preferivo la povertà del suo silenzio

milano, quando ci sbarcai era bella,
nonostante la saudade mi innamorai
di quella nebbiolina che, allora,
s’incuneava tra le case di città studi.
sono passati più di quarant’anni, gli amori passano,
anche le città cambiano,
e quella nebbiolina ha scelto un altro amante…

quelli del quartiere.
ci ingrigiamo nello stesso modo.
trent’anni di saluti.
con un semplice cenno della mano.
tutti con i nostri vizietti.
la tabaccaia ladrona.
la puttana con quel suo fare da Esselunga.
il farmacista un po’ erborista
e l’erborista un po’ farmacista.
il fiorista pakistano (new entry)
con l’edicolante dal sorriso difficile.
il negozio del liutaio,
oramai una foresta di legni.
gli inquilini con le urla dei bambini
nel recinto adibito a campetto.
il verde che si attenua
e il nero accentua la sua presenza.
questo è il mio quartiere.
questa è la mia Milano.
oggi.

“Chi sei?”
“cosa fai?”
“cosa vuoi?”.
vocabolario da happy hour.
damine in tailleur.
pinguini in doppiopetto.
“un cinema?”.
si prosegue con il brunch domenicale al Diana.
la sfilata del nulla deturpa la maestà del liberty.
la business class cena alla Risacca con i pullover di Missoni.
corso Como.
campi di concentramento de luxe
accolgono quelli che si divertono.
cecchini riempiono le stie.
liberi e belli concludono la notte.

questa mattina osservavo
una signora della Milano bene
a braccetto con un’elegante donna con il Burka
attraversavano il semaforo e occhi sbigottiti
guardavano questa strana coppia
e riflettevo…
su come fosse ancora lontano l’altro lato della strada
al segnale del verde
motociclisti irrequieti
ripartivano con un sospiro di sollievo

la metropoli tace.
silenziosa riposa dai rumori
molesti dei suoi abitanti.
ora può godersi il passeggio
di quattro vecchi che di
panchina in panchina parlano
del proprio abbandono.
un cane ringhia e una
prostituta aspetta chi è rimasto.

non ve ne siete accorti?
la città è sempre illuminata.
troppa luce spaventa Morfeo
e dita agitate pestano keyboard
in percussioni scomposte tra le note
di un’alba già stanca all’inizio.
imbottiti di prozac manichini insonni
si tuffano nei rumori rii di umorali viscere
e la sera pervade la notte fonda
dei pensieri persi tra il vuoto delle dita.
Non ve ne eravate accorti?

9 pensieri su “Reflections (2) – Milano

  1. Giovanni Nuscis

    “si prosegue con il brunch domenicale al Diana.
    la sfilata del nulla deturpa la maestà del liberty.
    la business class cena alla Risacca con i pullover di Missoni.
    corso Como.
    campi di concentramento de luxe
    accolgono quelli che si divertono.
    cecchini riempiono le stie.
    liberi e belli concludono la notte.”

    Mi è piaciuta e sento molto vicina questa tua poesia in cui s’intrecciano sguardo acuto e policromo su una realtà urbana importante come Milano, e ricordo, sentimento filiale ma, non di meno, dichiarazione d’identità, di posizione nel volatile tempo della fretta e della vacuità.
    Grazie, e un caro saluto
    Giovanni

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  2. mario

    che bella. Mi ci sono immerso. Cinematografica (ammesso che la parola renda l’idea), una macrosequenza ruvida che finisce in una sorprendente ripresa dall’alto. Mi sono accorto che trattenevo il respiro. Ogni volta che leggo post tanto belli mi prende la sindrome del Caulfield e vorrei fare quattro chiacchere con chi li scrive. Meno male che passa. Meno male per lei.

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  3. Marco Saya

    Ciao Giovanni,le abitudini dell’apparire( o del nascondersi= anonimato) tra quelli “che contano” e il vecchio e “saggio” liberty milanese che osserva il popolo della (new=new?) economy.

    Grazie Mario, osservare attentamente la città da qualsivoglia angolazione ti porta a “girare” una serie di istantanee che, alla fine, caratterizzano e identificano il presente-vissuto della medesima. Ad esempio, la scenetta della signora a braccetto con l’islamica e l'”imbarazzo” di chi assisteva a questa complicità tra le due donne è un episodio che ho realmente fotografato e poi descritto.

    A presto
    Marco

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  4. Giorgio

    Grazie, Marco. Anch’io riconosco me e Milano in queste ballate di vita quotidiana dal ritmo libero e vario, e aspetto le prossime.

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  5. Marco Saya

    Grazie Giorgio e Franz. Sto preparando le prossime “esternazioni” di questa Milano dall’acqua non più potabile…

    Un caro saluto
    Marco

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  6. cara polvere

    al semaforo le chiedo: “ma sei più ricca, qui?”
    la disperazione scivola al mio fianco,
    mi accompagna nell’open space.

    bellissimi e non solo questi.

    un saluto
    paola

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