di Adelmina Albini
Rose Ausländer
Il lillà mi tenta
al giuramento
sono un respiro
di maggio
Fiumi azzurri le vene
chi scorge la sua foce
Che parte
hanno le stelle
nel mio sogno
Nel prato di mughetti
consacrato
al riottoso toro
Come un amo nel sangue
mi è conficcata
la contraddizione
Geburtstag im Mai
Flieder verführt mich
zum Schwur
ich bin ein Atem
im Mai
Die blauen Adernflüsse
wer nimmt ihre Mündung wahr
Welchen Anteil
haben die Sterne
an meinem Traum
Im Maiglöckchenraum
dem störrischen Stier
geweiht
Der Widerspruch
steckt mir als Angel
im Blut
(da: Einverständnis/ Consenso)
La Bucovina della nascita, l’America dell’emigrazione, la Romania del ritorno, la Germania dell’ epilogo: in nessuna di queste terre Rose Ausländer (Rosalie Ruth Scherzer, Czernowitz 11. 5.1901 – Düsseldorf 1988)
riconosce la sua “Vaterland”.
Terra madre: La mia patria è morta/l’hanno seppellita/nel fuoco//
Io vivo nella mia terra madre la parola. (1)
E’ la lingua tedesca, quella che non ha mai abbandonato – anche se nel periodo vissuto a New York scrive in inglese – la sua vera casa, dove si sente a suo agio, nonostante la miseria, nonostante la persecuzione (è di famiglia ebrea), nonostante la malattia fisica e psichica che la colpisce presto e che negli ultimi anni della sua vita la costringe a letto. E in un isolamento volontario alterna periodi di febbrile produzione poetica a lunghe pause improduttive, sino alla morte. Nella scrittura il suo senso, la sua sopravvivenza, la sua salvezza. Agli episodi di una vita tragicamente segnata, sia dal destino individuale sia dalla storia, Rose Ausländer contrappone nella sua produzione poetica il mondo della speranza, della sicurezza, della consolazione, dell’amore.
Ma anche la filosofia ha una grande parte nella sua ispirazione. A Spinoza, maestro che la accompagna per tutta la vita, dedica tra gli altri:
Il mio santo si chiama Benedikt//Ha levigato l’universo//Infinito cristallo/dal suo cuore/penetra luce.(2)
I versi, anche quelli più dolenti e spigolosi, sono intessuti di limpidezza, musicalità e moderata malinconia; la scelta cade sia su parole semplici e quotidiane, sia su parole semplici solo all’apparenza, ma che lasciano intuire quel sensibilissimo lavoro di affinamento necessario per arrivare ad una autentica essenzialità. E di nuovo al centro del suo mondo la parola:
Parole di pioggia/mi inondano//intrisa di gocce/confusa sulle nuvole/piovo/nella bocca scarlatta/spalancata/del papavero.(3)
1. Mutterland: Mein Vaterland ist tot/sie haben es begraben/im Feuer//
Ich lebe/in meinem Mutterland/Wort.
2. Mein Heiliger/hei?t Benedikt//Er hat/das Weltall/klargeschliffen//Unendlicher Kristall/aus dessen Herz/das Licht dringt
3.Regenwörter/überfluten mich //Von Tropfen aufgesogen/in die Wolken geschwemmt/ich regne/in den offenen/Scharlachmund/des Mohns

Grazie Stefanie per questo post!Poetessa che non conoscevo. Esiste una bibliografia? Nel senso: dove posso trovare altre poesie? Complimenti!
Un caro saluto
così frammentata
par proprio un sussurro…
Anch’io non la conoscevo. Grazie Stefanie.
Singolare e significativo il suo nome d’arte: Auslaender, che significa “straniera”.
a Lucaariano
Mi risulta che siano state pubblicate in Italia le seguenti raccolte:
Rose Auslaender – Poesie scelte, a cura di Maria Enrica D’Agostini e Beatrice Sellinger, Parma 2004, MUP editore e
R.A. – Arcobaleno – Motivi dal Ghetto e altre poesie, trad.e intr. di M. E. D’Agostini, ed. S. Marco dei Giustiniani, Genova 2002
Bella, Stefanie. Come in occasione delle altre tue proposte, anche adesso il desiderio è di leggerne ancora.
Mimma grazie davvero!Presto me le procurerò…
Un caro saluto
Ringrazio tutti per l’interessamento alle mie proposte di letteratura tedesca e straniera in generale.
Vorrei dire che questo “ progetto” non sarebbe possibile senza il sostegno e la collaborazione della mia amica Adelmina Albini. Io, di solito, traduco dall’Inglese e dall’Italiano in Tedesco – lei viceversa. Da un po’ di tempo traduciamo insieme nel senso che confrontiamo le nostre traduzioni con la competenza di entrambe le lingue madri. Tra altro, questa pratica del tradurre in coppia, pare si stia diffondendo. Si spera che così facendo – con una certa umiltà considerando gli inevitabili limiti linguistici di una persona di non madrelingua! – in futuro la qualità della traduzione in generale e quella della poesia in particolare possa migliorare!
Quanto a Rose Ausländer vorrei dire due cose a proposito della Bucovina – oggi Moldavia – , terra natale non solo di Ausländer, ma anche di Paul Celan e Josef Roth. Czernovitz, così come Brody e ?wow ( allora Lemberg), furono prima della seconda guerra mondiale città multiculturali nel vero e proprio senso della parola. Vi vivevano rumeni, russi, tedeschi e naturalmente ebrei. Tranquillamente si parlavano diverse lingue. Culture diverse vivevano accanto senza grandi tensioni. Esistevano scuole, quotidiani, teatri, case editrici ebraiche ( tutto al plurale!) Un ambito culturale estremamente stimolante che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Il vecchio mondo dell’est Europa è un mondo scomparso irrevocabilmente. Con lo sterminio degli ebrei, la Germania si è privata di una delle sue fonti artistiche più importanti. Non mi stancherò mai di fare presente con tutta chiarezza che lo sterminio degli ebrei non fu solo un assassinio , ma anche un suicidio. Alla letteratura del dopoguerra mancano queste voci, questa lingua particolare. Manca l’ambito culturale in cui una tale letteratura poteva svilupparsi. Chi , negli anni cinquanta, avrebbe ancora potuto parlare con la voce di un Josef Roth?
Celan, come si sa, scelse coscientemente il tedesco, la lingua dei boia. Avrebbe potuto scrivere in francese, anche in rumeno, ma non lo fece. Voleva restituire la bellezza alla lingua violentata. E riuscì. Ma poi provò disgusto o si spaventò davanti a questa bellezza. L’ultima sua parola fu la “morte libera” il “ Freitod” come si può dire in tedesco per suicidio. Rose Ausländer, dopo lunghi anni di esilio, morì a Düsseldorf. Roth e Celan a Parigi, dove sono sepolti nel cimitero di Thais, fuori Parigi.
A Czernovitz, pare che esiste ancora un letterato di lingua tedesca. Alle volte viene intervistato per qualche documentario dalla televisione tedesca.
… a proposito della lingua – ancora una poesia di Rose Ausländer:
Mutter Sprache
Ich habe mich
in mich verwandelt
von Augenblick zu Augenblick
in Stücke zersplittert
auf dem Wortweg
Mutter Sprache
setzt mich zusammen
Menschenmosaik
Madre Lingua
Mi sono trasformata
in me stessa
da un’istante all’altro
fracassata
sulla strada della parola
Madre lingua
mi compone
mosiaco umano
delicate vibrazioni mi regali Stefanie,
ora vado a riascoltarmi “La Moldava” di Bedrich Smetana…
Ti abbraccio
carla
Altro che “delicate”, questi sono scossoni – belli e buoni!
Grazie ankora, Stefanie!
a Stefanie
è sempre affascinante leggerti e ascoltarti!
grazie, un bacio