
di Giorgio Morale
Domenica. Luce di giugno e codazzi di passeri e rondini, a cui il silenzio è cassa di risonanza.
I pensieri zampillano uno alla volta, si disperdono, si rarefanno.
Un grappolo di scampanii. Una radio trasmette la messa ad alto volume.
Poi pentole e piatti. Odori sfarzosi costruiscono da una finestra all’altra una tavola imbandita. I fumi delle cotture s’alzano al cielo, il grasso delle carni attraversa le pareti.
Dopo, i notiziari sportivi.
C’è un momento in cui la giornata non sta nella pelle, freme d’aspettativa: prolungarsi, nella sera e oltre.
Un tempo pensavo che sarei riuscito a sfuggire al destino. Ero troppo leggero per scontrarmi con esso. Il cielo era molto più vasto, allora. Cominciava appena sopra la mia testa. Il destino sarebbe passato più in alto, pensavo, o di lato, fino a quando io sarei cresciuto abbastanza per affrontarlo.

il problema inizia quando non sei più un bambino e pensi ancora di poterlo evitare…
una silloge,
un filo s’inserisce nella trama, unendo al senso, vita.
-il frastuono del silenzio è magico!-
sento gli scampanellii…
Carla, Teresa, grazie del passaggio. Sì, in effetti solo un’esile trama di emozioni, forse un senso di aspettativa che c’è nell’aria… hanno fatto rinascere quel ricordo.
Un nano microscopico
mi tira gli occhi
verso il buio.
E’ l’eterno bisogno
di chiudermi a riccio
dentro il nero
colorato della mia infanzia.
“colà dove gioir s’insempra”
Quante associazioni, Emanuele. Anche quel brano del “Paradiso” ha il “mattinar”, il “tin tin sonando con sì dolce nota”, oltre al citato “colà dove gioir s’insempra”. Impressionante, il nano. Lui tira indietro… Questa giornata però “freme d’aspettativa”.
un Bloc notes pieno di suggestioni. non so bene perché, mi piacerebbe un volume che riunisse questi tuoi frammenti con gli Apologhi di Roberto e i Tic di Emanuele.
ciao, Giorgio.
fabrizio
bella idea, Fabrizio..
anche da realizzare, magari.
i testi collettivi hanno un loro fascino.
ciao
fabrizio
Grazie, Fabrizio, bella idea…