restituzioni

Ammannendo i ricami
fatali, trappole per via
all’infera (immobile, ma desta).

Netta nell’iride
la scolpita
costanza, il teatro
forsennato suo d’amore, persona.

*

Il frutto lasso della dama,
dedalo del mugghiare,
raspa col corno
un talamo di pietra.
Torto alla traccia, all’arte
del solstizio, scopre
nel pugno
la chiave rugginosa.

*

Sfrigolio della passione ustoria,
si scherma dallo specchio, copre
ogni acqua – è serpe di Laconia,
magistero del taglio nell’icona.

*

Non sospettava
una ratio scenica alla merce
del banco donnesco,
prospero per
dominio d’oblio.
Per trascuranza
d’odio ne inumava
l’ostessa angelo magàra
rediviva – oh,
fioritura dei vasi levantini.

*

Con lo scatto caprino del nervo
esordisce, anima calcinata
ed osso, corpo
in memoria o in nuce,
serba la visione e luce
revoca, fornace dall’antro
collinare, da un vacuo
pensiero del calcare.
Sia, infine, materia la materia
amata.

*

Astuzia della pietra effimera,
l’amore mortale leviga, vellica, scarnifica.
Nega un saluto, tace ed acuisce
il passo, al tacco osceno.
Si narra del silenzio
estraneo e d’altra vita.

2 pensieri su “restituzioni

  1. franzk

    Ci trovo corrispondenze con il lavoro di Marina Pizzi, spero di non dire cretinate. Qui c’è una Sicilia che urla, specialmente da certi vocaboli. La Sicilia impastata di mille cose, regione-mondo di fascino immenso. Viva la Sicilia.

    Rispondi
  2. enrico

    grazie, Franz – in effetti hai ragione – mi affascina una certa percussività sensoriale della poesia (da Cattafi alla Insana, alla Pizzi, ma anche certa apollineità gnomica alla Sinisgalli)-

    poi, non so quanta “sicilitudine” ci sia in me (di fatto, però, la gran parte dei miei testi li scrivo “colà” o, peggio, li compongo avendo in mente certi luoghi dove ho vissuto) – in buona sostanza sono percussioni dell’esilio

    p.s. ciao, buone vacanze

    Rispondi

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