Gary Snyder tradotto da Massimo Orgiazzi

un-fuoco-dal-cielo.jpgGary Snyder
Turtle Island

Traduzione a cura di Massimo Orgiazzi

How Poetry Comes to Me

It comes blundering over the
Boulders at night, it stays
Frightened outside the
Range of my campfire
I go to meet it at the
Edge of the light

Come viene la poesia

Viene barcollando a
Notte fatta sopra i massi stando
Spaventata fuori al
Lume dove il mio fuoco brucia
Vado ad incontrarla al
Bordo della luce

For All

Ah to be alive
on a mid-September morn
fording a stream
barefoot, pants rolled up,
holding boots, pack on,
sunshine, ice in the shallows,
northern rockies.
Rustle and shimmer of icy creek waters
stones turn underfoot, small and hard as toes
cold nose dripping
singing inside
creek music, heart music,
smell of sun on gravel.
I pledge allegiance
I pledge allegiance to the soil
of Turtle Island,
and to the beings who thereon dwell
one ecosystem
in diversity
under the sun
With joyful interpenetration for all.

Tra di tutto

Esser vivi
in un mattino a metà settembre
per guadare scalzi
un rio, gli orli dei calzoni
fatti su, stivali in mano,
zaino su, sole, ghiaccio nelle lame,
le rocciose di su a nord.

Tremolar gelato e brillante dei torrenti
i sassi sotto i piedi si rivoltano, duri come denti
il naso freddo cola
suonando dentro
musiche di sabbie, musiche di cuore,
odor di sole sulle ghiaie.

Prometto fedeltà

Prometto fedeltà alla terra
di Turtle Island
e agli esseri che su di essa stanno
un ecosistema
in diversità
sotto il sole
in lieta unione tra di tutto.

Hay For The Horses

He had driven half the night
From far down San Joaquin
Through Mariposa, up the
Dangerous mountain roads,
And pulled in at eight a.m.
With his big truckload of hay
behind the barn.
With winch and ropes and hooks
We stacked the bales up clean
To splintery redwood rafters
High in the dark, flecks of alfalfa
Whirling through shingle-cracks of light,
Itch of haydust in the
sweaty shirt and shoes.
At lunchtime under Black oak
Out in the hot corral,
–The old mare nosing lunchpails,
Grasshoppers crackling in the weeds —
“I’m sixty-eight” he said,
“I first bucked hay when I was seventeen.
I thought, that day I started,
I sure would hate to do this all my life.
And dammit, that’s just what
I’ve gone and done.”

Fieno per i cavalli

Aveva guidato per mezza notte
Da San Joaquin
Giù per Mariposa, su
Per strade ripide scoscese,
E arrivò alle otto del mattino
Nel granaio
Con il suo gran carico di fieno.
Con argano, ganci e corde
Tirammo su le balle posandole
Su ruvide travi di sequoia
Nella penombra alta, fiocchi di alfalfa
Mulinavano tra le crepe al tetto luminose,
Prurito di pagliuzze fini
Nel sudore delle scarpe e delle maglie.
A pranzo sotto la Quercia Nera,
Fuori nel corral bollente,
– La giumenta vecchia annusava il baracchino,
il frinire delle cavallette tra le erbacce –
“Ne ho sessantotto” disse,
“Ho inforcato fieno la prima volta a diciassette.
Pensavo, cominciando,
Avrei di sicuro odiato farlo per la vita.
E cazzo, è quel che ho fatto
e son finito a fare.”

Axe Handles

One afternoon the last week in April
Showing Kai how to throw a hatchet
One-half turn and it sticks in a stump.
He recalls the hatchet-head
Without a handle, in the shop
And go gets it, and wants it for his own
A broken off axe handle behind the door
Is long enough for a hatchet,
We cut it to length and take it
With the hatchet head
And working hatchet, to the wood block.
There I begin to shape the old handle
With the hatchet, and the phrase
First learned from Ezra Pound
Rings in my ears!
“When making an axe handle
the pattern is not far off.”
And I say this to Kai
“Look: We’ll shape the handle
By checking the handle
Of the axe we cut with–”
And he sees. And I hear it again:
It’s in Lu Ji’s Wên Fu, fourth century
A.D. “Essay on Literature” — in the
Preface: “In making the handle
Of an axe
By cutting wood with an axe
The model is indeed near at hand.”
My teacher Shih-hsiang Chen
Translated that and taught it years ago
And I see Pound was an axe
Chen was an axe, I am an axe
And my son a handle, soon
To be shaping again, model
And tool, craft of culture,
How we go on.

Manici d’accetta

Un pomeriggio, l’ultima di aprile
Mostrando a Kai come tirar d’accetta
Con un mezzo giro quella si pianta dentro un ceppo.
Lui ricorda la testa dell’accetta
Senza il manico, nel negozio
E va, la prende, se la vuol tenere
Il manico di un’ascia rotto sulla porta
E’ lungo esatto per un’accetta,
Lo tagliamo su misura e lo mettiamo
Con la testa sua
E l’accetta buona a farsi su quel ciocco.
Così mi metto a intagliarne il manico
Con l’accetta e quella frase
Imparata da Ezra Pound
Mi suona nelle orecchie:
“Facendo il manico di un’ascia
La forma non è così lontana.”
E dico questo a Kai
“Guarda: facciamo il manico
Secondo il manico dell’ascia
Con cui tagliamo – ”
E lui capisce. E io la sento ancora:
E’ nel Wên Fu di Lu Ji, quarto secolo
d.C. “L’arte dello scrivere” –
Nella prefazione: “Facendo il manico
Di un’ascia
Tagliando il legno con un’ascia
Il modello è davvero alla portata.”
Il mio maestro Shih-hsiang Chen
Tradusse questo e lo trasmise anni fa
E so che Pound fu un’ascia,
Chen lo era e lo sono io,
E mio figlio un manico
Da formare presto e ancora in là,
Stampo e forma, cultura in opera
Così si va

Gary Snyder è nato l’8 Maggio 1930 a San Francisco, California, e non è solo noto per il legame con gli scrittori Beat, ma per il suo impegno ecologico e di vita comunitaria. Molta parte della sua scrittura rivela l’influenza della poesia americana, in modo particolare di Ezra Pound e di Walt Whitman, così come le suggestioni del misticismo secondo gli stilemi estremo orientali. La sua esperienza come taglialegna e ranger nel Nord Ovest degli USA è stata ispirazione per le sue due prime raccolte di poesie: Riprap(1959) and Myths and Texts (1960). Molti dei suoi successivi lavori si concentrano invece sulle alternativa alla vita metropolitana e mostrano il profondo rispetto per la natura, cifra dell’autore e l’interesse per le filosofie orientali. Quest’ultima è una caratteristica condivisa con diversi altri scrittori Beat. Snyder ha vinto il Pulitzer con la raccolta Turtle Island nel 1975. In aggiunta ai lavori menzionati, altre raccolte di Snyder sono The Black Country (1967), Regarding Wave (1969), Axe Handles (1983) The Old Waves (1977) e No Nature: New and selected poems (1992). Attualmente insegna all’Univesità della California, a Davis.

10 pensieri su “Gary Snyder tradotto da Massimo Orgiazzi

  1. Massimo73

    Grazie Francesco, non traduco molto, ma di questo periodo è l’unica cosa che faccio a livello letterario. Mi appassiona molto la poesia degli autori come Snyder: sto traducendo anche Whalen e Lew Welch. Ben contento, quindi, se la cosa è fatta in modo accettabile (tra le altre cose, accettabile, da tagliare con l’accetta :).

    Rispondi
  2. francescomarotta

    Anche la traduzione di Whalen, letta in rete, mi era piaciuta molto.

    E gli inediti che sai, non sarebbe il caso di fargli vedere la luce? Li ho riletti proprio in questi giorni.

    fm

    Rispondi
  3. Gaja

    I miei complimenti a Massimo, da traduttrice a traduttore. Un abbraccio, e grazie a Francesco che pubblica sempre food for thought!

    Rispondi
  4. Carla

    si sente forte il legame con la terra, in queste poesie,
    è come sentire una pienezza nel palmo…
    che non ti lascia.

    Rispondi
  5. Chiara

    Navigando, ho scoperto questo sito. Sono un’estimatrice da anni di Snyder, nonché la traduttrice e curatrice de L’isola della tartaruga/Turtle Island. Sono rimasta pertanto stupefatta dalla citazione su questa pagina online, che indica un traduttore diverso! Le poesie scelte, inoltre, non sono estratte da Turtle Island, ma da varie raccolte dell’autore, e in parte sono già edite in Italia.
    In attesa di spiegazioni, invito l’autore della pagina, a procedere alla correzione e alla rettifica delle numerose imprecisioni, rispettando ruoli e copyright.

    Chiara D’Ottavi

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *