Nella cura di badanti ucraine il miele
di alveari nella fiumara chiusa –
la contrada seppe di copule, generazioni infami
di serpenti e di umani dal viso di cucùlo:
nel secco e nel rigagnolo geme
la fiera osservazione del ritorno.
L’asino austero riporta alla sorgente.

Davvero bella! la chiusa dice tutto.
condivido il finale…
perchè tra parentesi il titolo?
ciao
vi ringrazio per l’interesse – il titolo tra parentesi mi offre un senso di pudore, di suggerimento, di persuasione ad una possibile cifra del testo – il titolo tradizionale patisce un senso d’eccessiva esposizione/imposizione – o forse è solo un mio dato caratteriale…
“L’asino austero riporta alla sorgente”.
fa pensare. mi vengono in mente certi asini dell’Umbria, che mi guardavano come se volessero trasmettermi una saggezza ineffabile, in barba alla loro categoria. a volte un asino vede più lontano delle “generazioni infami”.
mi piace molto l’intenzione di questo testo, e il lessico pastoso, il desiderio di tangibilità della parola. forse è ancora lievemente troppo letterario, per esempio in “la contrada seppe” (il passato remoto qui “sfonda” la scenografia e il testo potrebbe essere risucchiato da questa profondità – per quanto meta-narrativa nell’intento), o in “generazioni infami” o ancora in qualche eco troppo smaccata da eliot, “umani dal viso di cucùlo” richiama insieme il cucùlo dei quattro quartetti e i “bats with baby faces” de la terra desolata (?).
ciao,
lorenzo
Non riesco a decifrare questo verso, che mi piace molto: “la fiera osservazione del ritorno”. Mi sfugge il valore sentimentale del “fiera”, e se la fierezza sia nell’osservante o nell’ossservato, o in entrambi i luoghi. So che chiedere chiarimenti al poeta qui non s’usa molto, e giustamente, ma qui “ragion mi fruga”. Se puoi, Enrico.
è una fierezza dell’osservante, come dell’osservato – una fierezza, un’asciuttezza della propria pena – c’è qualcosa di anacoretico nell’atteggiamento dell’osservante, c’è un’accoglienza anacoretica nei luoghi e nelle loro vicende – una lucida (una laica, cioè disperante)sofferenza nella perdita
(oltracciò di più giammai dirò)
@carlucci
ho letto molto poco Eliot – ma qualcosa in generale potrebbe esser filtrato
@fabrizio
ci prendi parecchio – io ho in mente l’asino di mio nonno contadino – uno dei pilastri di una civiltà
@ a tutti
ancora grazie per le osservazioni