(in fila sul greto)

Nella cura di badanti ucraine il miele
di alveari nella fiumara chiusa –
la contrada seppe di copule, generazioni infami
di serpenti e di umani dal viso di cucùlo:
nel secco e nel rigagnolo geme
la fiera osservazione del ritorno.
L’asino austero riporta alla sorgente.

8 pensieri su “(in fila sul greto)

  1. enrico de lea

    vi ringrazio per l’interesse – il titolo tra parentesi mi offre un senso di pudore, di suggerimento, di persuasione ad una possibile cifra del testo – il titolo tradizionale patisce un senso d’eccessiva esposizione/imposizione – o forse è solo un mio dato caratteriale…

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  2. fabry2007

    “L’asino austero riporta alla sorgente”.

    fa pensare. mi vengono in mente certi asini dell’Umbria, che mi guardavano come se volessero trasmettermi una saggezza ineffabile, in barba alla loro categoria. a volte un asino vede più lontano delle “generazioni infami”.

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  3. lorenzo carlucci

    mi piace molto l’intenzione di questo testo, e il lessico pastoso, il desiderio di tangibilità della parola. forse è ancora lievemente troppo letterario, per esempio in “la contrada seppe” (il passato remoto qui “sfonda” la scenografia e il testo potrebbe essere risucchiato da questa profondità – per quanto meta-narrativa nell’intento), o in “generazioni infami” o ancora in qualche eco troppo smaccata da eliot, “umani dal viso di cucùlo” richiama insieme il cucùlo dei quattro quartetti e i “bats with baby faces” de la terra desolata (?).

    ciao,

    lorenzo

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  4. Fabio Brotto

    Non riesco a decifrare questo verso, che mi piace molto: “la fiera osservazione del ritorno”. Mi sfugge il valore sentimentale del “fiera”, e se la fierezza sia nell’osservante o nell’ossservato, o in entrambi i luoghi. So che chiedere chiarimenti al poeta qui non s’usa molto, e giustamente, ma qui “ragion mi fruga”. Se puoi, Enrico.

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  5. enrico

    è una fierezza dell’osservante, come dell’osservato – una fierezza, un’asciuttezza della propria pena – c’è qualcosa di anacoretico nell’atteggiamento dell’osservante, c’è un’accoglienza anacoretica nei luoghi e nelle loro vicende – una lucida (una laica, cioè disperante)sofferenza nella perdita

    (oltracciò di più giammai dirò)

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  6. enrico

    @carlucci

    ho letto molto poco Eliot – ma qualcosa in generale potrebbe esser filtrato

    @fabrizio

    ci prendi parecchio – io ho in mente l’asino di mio nonno contadino – uno dei pilastri di una civiltà

    @ a tutti

    ancora grazie per le osservazioni

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